
Allarme Fao alla Cop17: il degrado del suolo peggiora nel mondo a causa del ritardo nell’adottare soluzioni già disponibili

Il degrado del suolo continua ad aggravarsi in molte parti del mondo, mentre le pratiche collaudate per proteggere e ripristinare i suoli non vengono ancora adottate con la rapidità e su scala necessarie, secondo un’importante nuova valutazione globale pubblicata oggi dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao). Presentato alla Cop17 in corso a Ulaanbaatar, il nuovo rapporto “The Status of the World's Soil Resources 2026” evidenzia un quadro critico per la salute del pianeta, con l’erosione che si conferma la minaccia più grave e diffusa, mettendo a rischio la sicurezza alimentare e la stabilità ecologica: nelle sette regioni oggetto di valutazione, l’81% delle analisi giudica la gestione dell’erosione scarsa o molto scarsa, mentre il 65% segnala una tendenza al peggioramento dal 2015.
Gli esperti segnalano tra l’altro che nonostante la disponibilità di soluzioni pratiche ed efficaci, l’adozione delle tecniche di gestione sostenibile procede a un ritmo drammaticamente lento: oltre la metà delle valutazioni regionali segnala un livello di applicazione basso o pessimo, con il 58% delle aree monitorate che registra un peggioramento delle condizioni rispetto al 2015 e appena il 10% che mostra miglioramenti.
Spiega Beth Bechdol, vicedirettrice generale della Fao; «Oggi disponiamo di dati molto più precisi sulle pressioni a cui sono sottoposti i suoli di tutto il mondo — e sulle pratiche in grado di proteggerli e ripristinarli. Tuttavia, questo rapporto evidenzia chiaramente che le soluzioni comprovate non vengono ancora adottate con la rapidità e su scala necessarie. La priorità ora è fornire ai paesi, agli agricoltori e agli altri utilizzatori del territorio le conoscenze, le capacità e gli incentivi di cui hanno bisogno per mettere in pratica tali soluzioni».
Nel documento viene sottolineato che le pressioni antropiche e ambientali sono aumentate in modo esponenziale nell’ultimo decennio. Con l’incremento della popolazione mondiale di 800 milioni di persone e l’espansione dei terreni coltivati per 80 milioni di ettari, fattori come urbanizzazione, pratiche agricole intensive, inquinamento e conflitti hanno gravemente compromesso le funzioni naturali del suolo.
Gli esperti ribadiscono che esistono già pratiche sostenibili collaudate in grado di invertire questa rotta, tra cui la lavorazione ridotta del terreno, l’agroforestazione, la diversificazione delle colture e l’uso di colture di copertura, ma è ancora tutta da giocare la sfida che consiste nell’incentivare agricoltori e governi ad adottare tali metodologie su vasta scala.
Per rispondere all’emergenza, la Fao e la Unccd hanno delineato cinque priorità d’azione: rafforzare la governance e i quadri normativi sui suoli, promuovere la formazione, migliorare i sistemi di monitoraggio dei dati, creare incentivi economici per la gestione sostenibile e favorire processi decisionali inclusivi e multidisciplinari.
Le nuove linee guida presentate sempre oggi alla Cop17 invitano i decisori politici a considerare i terreni agricoli e i suoli sani come beni strategici nazionali. L’obiettivo è integrare la tutela del suolo nelle strategie per il clima, la biodiversità e la trasformazione dei sistemi agroalimentari, passando da interventi isolati a una gestione integrata dei paesaggi produttivi.





