Nel pieno della transizione energetica, biomasse e biometano rappresentano due leve fondamentali per decarbonizzare settori difficilmente elettrificabili e rafforzare l’autonomia energetica europea. La Direttiva RED III, entrata in vigore il 20 novembre 2023, ha rafforzato il quadro regolatorio, introducendo obiettivi vincolanti più ambiziosi, criteri ambientali più severi e nuove regole per la tracciabilità delle filiere.
Tra le principali novità:
- Target UE al 2030 aumentato dal 32% al 42,5% di fonti rinnovabili nel mix energetico;
- Obiettivi specifici per i biocarburanti avanzati e il biometano nel settore trasporti (1% al 2025, 5,5% al 2030);
- Rafforzamento dei criteri di sostenibilità per la biomassa e dei requisiti per gli impianti energetici;
- Incentivazione del passaggio verso soluzioni più sostenibili come biogas, idrogeno rinnovabile ed elettrificazione.
In particolare, l’Unione punta a produrre almeno 35 miliardi di metri cubi di biometano entro il 2030, da immettere nella rete gas in sostituzione del metano fossile. Il passaggio dalla RED II alla RED III rappresenta dunque un’evoluzione significativa per rendere l’uso delle biomasse più sostenibile, tracciabile ed efficiente. Tuttavia, in Italia la direttiva non è ancora stata recepita, e il ritardo – che ha già attivato una procedura di infrazione – sta generando incertezza tra gli operatori e rallentando la realizzazione di nuovi impianti.
Cosa si intende per biomassa sostenibile?
Una biomassa è considerata sostenibile quando il suo impiego rispetta criteri ambientali, sociali ed economici: riduzione delle emissioni di CO₂, tutela della biodiversità, uso efficiente delle risorse naturali. Secondo la RED II, solo le biomasse certificate possono accedere agli incentivi pubblici e contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici europei.
In Italia, dal 2025, tutti gli impianti alimentati da biomasse, biogas o biometano dovranno dimostrare la sostenibilità delle materie prime utilizzate, pena la perdita degli incentivi. I requisiti da rispettare sono i seguenti:

La procedura si basa sul sistema di equilibrio di massa, che garantisce che l’energia prodotta provenga effettivamente da fonti certificate. Tuttavia, il biometano è soggetto a regole più stringenti: non può beneficiare del periodo transitorio previsto per altre tipologie di biomassa e deve essere subito conforme ai criteri UE. Questo genera criticità per gli operatori, che rischiano:
- difficoltà nell’adeguarsi rapidamente ai nuovi sistemi di certificazione;
- esclusione dagli incentivi pubblici, come i bandi PNRR;
- disparità rispetto ad altri produttori di bioenergia, con un impatto sulla competitività del settore.
Le conseguenze del mancato recepimento della RED III e il biometano
Il ritardo nel recepimento della RED III in Italia ha conseguenze dirette per lo sviluppo delle filiere bioenergetiche. In particolare, il settore del biometano – già penalizzato dalla chiusura dei bandi PNRR – si trova privo di una strategia di supporto chiara e coerente. La nuova direttiva impone obiettivi più sfidanti e regole più complesse, ma senza un recepimento nazionale, le imprese non riescono a pianificare con certezza, né a sostenere i costi legati ai nuovi adempimenti.
A questo si aggiunge la concorrenza con altre rinnovabili, come fotovoltaico ed eolico, che godono di schemi di incentivo più stabili. Il rischio è che gli operatori si allontanino dal biometano, rallentando una filiera strategica per la decarbonizzazione dei trasporti e dell’agricoltura. È quindi urgente completare il recepimento della RED III, accompagnandolo con strumenti normativi e incentivi coerenti.
Negli ultimi anni, il biometano ha beneficiato del sostegno dei fondi PNRR, che hanno favorito l’avvio di numerosi impianti. Le prime procedure competitive del DM 15 settembre 2022 hanno però risentito dell’assenza di un meccanismo di indicizzazione delle tariffe all’inflazione, causando una partecipazione contenuta e numerose rinunce. A partire dalla terza gara, l’adeguamento tariffario ha migliorato l’attrattività del meccanismo, come dimostrato dall’assegnazione del 91% del contingente nell’ultima procedura. Tuttavia, i dati ufficiali non riflettono le rinunce dei vincitori delle prime gare, spesso ripresentatisi in quelle successive: il Laboratorio REF Ricerche ha stimato i contingenti effettivi proprio per tener conto di queste dinamiche. Resta da verificare quanti dei progetti assegnatari saranno effettivamente realizzati, viste le tempistiche di realizzazione molto ristrette.

Con la fine di questo ciclo di finanziamenti, serve garantire continuità. Alcune misure nazionali, come il DM FER 2, continuano a incentivare le biomasse solide, ma escludono esplicitamente il biometano, lasciando un vuoto regolatorio che rischia di compromettere il futuro di un comparto su cui l’Europa punta con decisione.
a cura di Roberto Bianchini, Francesca Riccardo, Andrea Tenconi