Skip to main content

Ma il costo del gas continua a pesare su quello delle bollette

L’elettricità da rinnovabili supera il carbone, e quest’anno il fotovoltaico scavalcherà il nucleare

Iea: «La produzione di elettricità da fonti rinnovabili è destinata ad aumentare ogni anno di circa 1.050 TWh»
 |  Nuove energie

L’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ha pubblicato oggi l’edizione 2026 del suo rapporto Electricity, che traccia lo stato dell’arte del comparto elettrico a livello globale insieme alle prospettive di sviluppo da qui al 2030. Sono i primi vagiti per la preannunciata Era dell’elettricità, dove le protagoniste assolute saranno le energie rinnovabili.

La domanda di elettricità è infatti destinata a crescere 2,5 volte più velocemente rispetto alla domanda energetica complessiva, trainata dagli impieghi industriali quanto dalle auto elettriche, dai condizionatori all’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale. E non solo nei Paesi in via di sviluppo: dopo tre lustri di stagnazione, adesso anche le economie avanzate stanno contribuendo per un quinto all’incremento della domanda elettrica. «In un momento di significativa incertezza nei mercati energetici, una certezza è che la domanda globale di elettricità sta crescendo molto più rapidamente rispetto all'ultimo decennio», commenta Keisuke Sadamori, direttore dei Mercati energetici e della Sicurezza della Iea. Tant’è che l’aumento nei consumi elettrici atteso da qui al 2030 equivarrà ad aggiungere la domanda di oltre due Unioni europee. E come verrà soddisfatta?

Secondo la Iea «la produzione globale di energia elettrica da fonti rinnovabili, sostenuta dalla diffusione record del solare fotovoltaico, sta ora superando quella da carbone, dopo averla praticamente raggiunta nel 2025» (per i dati messi in fila da Ember il sorpasso è di fatto già avvenuto) ed è prevista ancora in rapida crescita: «La produzione di elettricità da fonti rinnovabili è destinata ad aumentare ogni anno di circa 1.050 TWh. Di questi, in media oltre 600 TWh annui fino al 2030 dovrebbero provenire dal solo solare fotovoltaico», la cui produzione a sua volta «dovrebbe superare quella dell’eolico e del nucleare entro il 2026 e quella dell’idroelettrico entro il 2029».

Alla fine del decennio il carbone resterà ancora, per il momento, la singola fonte più importante per la produzione di elettricità, ma perderà terreno con l'espansione delle energie rinnovabili, tornando ai livelli del 2021 entro la fine del decennio; di conseguenza, la Iea prevede che le emissioni globali di CO derivanti dalla produzione di energia elettrica rimarranno pressoché invariate da qui al 2030.

Più nel dettaglio, la Iea documenta che nel 2025 la crescita della produzione di elettricità da rinnovabili ha segnato +9%, leggermente meno del +9,6% registrato nel 2024 ma sempre abbondantemente oltre la media del 6,4% registrata nell’ultimo decennio, e il dato dovrebbe restare in media a +8,4% l’anno da qui al 2030. A trainare sarà soprattutto il fotovoltaico (+15%) ma anche l’eolico (+10%).

La generazione da carbone è rimasta invece pressoché stabile nel 2025, perché il calo in Cina e India è stato compensato dagli aumenti in Usa, Eurasia e altri mercati asiatici, ed è attesa in calo dello 0,9% annuo.

La produzione nucleare è prevista in crescita (+2,8% annuo) sebbene tre volte meno rapidamente delle rinnovabili, e quanto ai futuribili piccoli reattori modulari (Smr) su cui punta anche l’Italia, per la Iea – come già evidenziato in un precedente rapporto – il loro eventuale successo «dipende da una combinazione di impegno governativo e politiche di sostegno, revisioni regolatorie tempestive, continua innovazione da parte degli sviluppatori tecnologici e finanziamenti provenienti sia dal settore pubblico sia da quello privato». In ogni caso, la produzione nucleare di elettricità «dovrebbe rimanere relativamente stabile» sia negli Stati Uniti sia nell’Unione europea nel periodo considerato.

Anche la produzione da gas è destinata a crescere a un ritmo simile a quello del nucleare (+2,6%) nel periodo 2026-2030, sostenuta da una forte domanda negli Stati Uniti e in Medio Oriente. Ma è soprattutto in Europa che questo combustibile fossile continua a pesare sulle bollette.

«Nel 2025 – osserva la Iea – molti mercati hanno registrato un aumento dei prezzi all’ingrosso su base annua, a causa di prezzi del gas più elevati, dopo i cali del 2024 rispetto al 2023. Il prezzo medio all’ingrosso nell’Unione europea nel 2025 è aumentato di circa il 10% su base annua, attestandosi intorno a 95 Usd/MWh, in linea con l’incremento del 9% del prezzo del gas naturale al Title transfer facility (Ttf), il principale hub di scambio nei Paesi Bassi. A sostenere questo aumento hanno contribuito anche i prezzi più elevati del Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (Eu-Ets), cresciuti del 15% su base annua, con una media di circa 75 Eur/t di CO nel 2025». Con un’importante differenza: il mercato delle emissioni di CO2 cerca semplicemente di far rispettare il principio “chi inquina paga” internalizzando i costi delle emissioni in quelli dei combustibili fossili, e già oggi mette il relativo gettito a disposizione dei singoli Stati, che però – come nel caso dell’Italia – non stanno spendendo queste risorse come dovrebbero. Un errore che rischia di ripresentarsi con la prossima introduzione dell’Ets2.

Di fatto, nel 2025 il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità nell’Ue è rimasto il più alto tra i mercati analizzati nel 2025: circa il doppio rispetto a Stati Uniti e India, e nettamente superiore ai livelli di Australia (+65%) e Giappone (+25%).

In bolletta incidono comunque altre voci oltre alla materia prima: i costi di rete ad esempio sono cresciuti del 30% in Ue dal 2019 al 2024, ma nonostante questo l’incidenza dei costi di rete nel prezzo dell’elettricità pagato dalle famiglie è calato dal 28 al 27% nello stesso periodo; complessivamente, i costi per le famiglie sono cresciuti nell’Ue del 36%, ben più dell’inflazione (22%).

Liberarsi dal gas fossile resta comunque la misura strutturale più urgente per ridurre i costi in bolletta: secondo i dati Eurostat messi in fila da Bankitalia, nella media degli ultimi 3 anni il prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso – legato a quello del gas a causa del meccanismo del prezzo marginale – ha «contribuito al più al 75% del prezzo finale in bolletta pagato dalle famiglie (l’80% nel caso delle imprese). Nel caso delle famiglie, secondo i dati Arera, una quota che ha oscillato tra il 10 ed il 18% del prezzo finale, serve, tra le altre cose, per finanziare i sussidi alle fonti rinnovabili (ex componente A3, oggi Asos), mentre il resto sono componenti regolate e fiscali».

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.