Skip to main content

Audizioni in Parlamento, anche Coordinamento Free e Kyoto club bocciano il ritorno al nucleare

Prosegue il confronto nelle commissioni Affari e Attività produttive della Camera: le principali criticità segnalate dalle due organizzazioni riguardano costi e tempi di sviluppo di questa tecnologia, «mentre le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica e ai sistemi di accumulo, rappresentano oggi le soluzioni più rapide ed efficaci per accelerare la decarbonizzazione e rafforzare la sicurezza energetica del Paese»
 |  Nuove energie

Il progetto del governo per far tornare il nucleare in Italia raccoglie nuove bocciature. Dopo le criticità emerse la scorsa settimana dal punto di vista giuridico e di quello relativo alla produzione energetica, ribadito tra gli altri dal premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, di fronte ai parlamentari delle commissioni Ambiente e Attività produttive sono stati evidenziati ulteriori problemi che l’Italia dovrebbe affrontare se andasse avanti il piano previsto da Palazzo Chigi. Il Coordinamento Free, in audizione a Montecitorio sul cosiddetto «nucleare sostenibile», ha espresso forti perplessità sulla solidità delle basi economiche, tecnologiche e strategiche che sorreggono la scelta di avviare un nuovo programma nucleare nel nostro Paese.

In particolare, gli esperti del coordinamento che si occupa di rinnovabili ed efficienza energetica hanno evidenziato come il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) motivi l’opzione nucleare esclusivamente sulla base di una presunta maggiore economicità dello scenario con nucleare, stimata in circa 17 miliardi di euro rispetto a uno scenario 100% rinnovabile sull’orizzonte temporale fino al 2050. Tuttavia, allo stato attuale, questa maggiore convenienza economica non risulta supportata da dati oggettivi e verificabili. Il Pniec, infatti, fonda questa valutazione principalmente sullo sviluppo degli Small modular reactors (Smr), una tecnologia che ad oggi non esiste su scala industriale. Di conseguenza, i costi di investimento, esercizio, gestione del combustibile e smantellamento non sono valutabili con sufficiente attendibilità. A conferma di ciò, Free ha ricordato che neppure i sette gruppi di lavoro della “Piattaforma Nazionale per il Nucleare Sostenibile” sono stati in grado di produrre stime di costo tali da confermare le ipotesi economiche riportate nel Pniec.

Un ulteriore elemento critico riguarda la sicurezza energetica. Free ha richiamato un recente studio del Politecnico di Milano, secondo il quale l’industria italiana possiede le competenze per contribuire alla costruzione di una centrale nucleare, ma non dispone delle capacità industriali per produrre il combustibile nucleare necessario al suo funzionamento. Questo aspetto entra in evidente contrasto con uno degli obiettivi qualificanti della legge delega, ossia il rafforzamento della sicurezza energetica nazionale, poiché l’Italia rimarrebbe comunque strutturalmente dipendente dall’estero per l’approvvigionamento del combustibile.

Infine, Free ha sottolineato come il nucleare sia una tecnologia che può contribuire alla decarbonizzazione, ma con caratteristiche di generazione non modulanti. Si tratta infatti di una tecnologia di “baseload”, adatta cioè a contesti in cui è necessario sostituire grandi quote di produzione elettrica e costante, principalmente prodotte ancora con carbone, come avviene oggi in Paesi quali ad esempio Cina e India, che stanno giustamente puntando ad avere una quota di generazione da nucleare. Questa impostazione risulta invece poco coerente con il sistema elettrico italiano ed europeo, dove la produzione da fonti rinnovabili ha già raggiunto livelli elevati e tali da non aver più bisogno di una generazione di baseload. In questi contesti, non è più necessario aumentare la produzione di baseload, ma sviluppare sistemi flessibili e modulanti in grado di garantire il corretto bilanciamento delle reti elettriche. In tale prospettiva, risultano più coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica tecnologie come i cicli combinati a gas – progressivamente alimentabili con gas rinnovabili e idrogeno verde – insieme ai sistemi di accumulo e alla gestione intelligente delle reti.

Di fronte ai parlamentari delle due commissioni, il Coordinamento Free ha ribadito la necessità che le scelte strategiche in materia energetica siano fondate su dati solidi, analisi trasparenti e valutazioni industriali realistiche, evitando di basare decisioni di lungo periodo su ipotesi tecnologiche ed economiche non ancora dimostrabili e trascurando aspetti connessi alla sicurezza, sui quali non sembra ci sia stata fino ad ora una seria riflessione.

Anche Kyoto club, intervenuto in audizione a Montecitorio, ha dimostrato che il ritorno al nucleare non sarebbe una soluzione giusta per l’Irtalia. Nel corso dell’intervento, Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, ha evidenziato criticità, costi e tempi di sviluppo del nucleare, sottolineando come le fonti rinnovabili, insieme all’efficienza energetica e ai sistemi di accumulo, rappresentino oggi le soluzioni più rapide ed efficaci per accelerare la decarbonizzazione e rafforzare la sicurezza energetica del Paese.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.