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Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco l’Ue ha l’occasione di rivedere la propria dipendenza dal Gnl Usa

I leader europei incontreranno al vertice che si svolge nel fine settimana in Germania il segretario di Stato americano Rubio. Alla vigilia dell’appuntamento, studi e appelli chiedono di accelerare elettrificazione e rinnovabili e anche di porre fine all’acquisto massiccio dall’estero di combustibili fossili per proteggere la sovranità energetica dell’Ue
 |  Nuove energie

Questo fine settimana si svolge la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. È uno dei più importanti appuntamenti dedicati alle politiche di sicurezza internazionali e quest’anno (è la 62a edizione) si annuncia come un crocevia molto delicato. Per più motivi, in parte richiamati anche in un documento molto approfondito i cui punti cardine verranno discussi nel corso della tre giorni: questa conferenza arriva in una fase caratterizzata dal disimpegno Usa, dal perdurare della guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e, focalizzando lo sguardo sul Vecchio continente, dal tema di come uscire dalla dipendenza energetica ed evitare di passare dalla padella del gas di Putin alla brace del Gnl di Trump.

In Italia non c’è un gran dibattito di avvicinamento a questo evento, ma in altri paesi europei non è così. Alla vigilia dell’appuntamento, in Francia 13 grandi federazioni del settore energetico d’Oltralpe, sostenute da 100 leader d’impresa, hanno lanciato un appello che chiede di porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili per proteggere la sovranità nazionale.

Nel febbraio 2025, alla precedente Conferenza di Monaco, il vicepresidente Usa JD Vance, con un discorso che aveva spiazzato i leader europei, aveva segnato una svolta nelle relazioni tra Unione europea e Stati Uniti. Ciò nonostante, nell’ambito dell’intesa sui dazi siglata ad agosto, l’Ue si è impegnata a comprare dagli Stati Uniti 750 miliardi di prodotti energetici entro il 2028. In novembre la nuova National Security Strategy di Washington riaffermava la sua volontà di dominio energetico come strumento di proiezione geopolitica.

Con la partecipazione, in questa edizione della Conferenza, del segretario di Stato americano Marco Rubio e della maggior parte dei leader europei a Monaco, la sicurezza energetica sarà all’ordine del giorno in una serie di eventi e discussioni di alto livello. I vertici dell'Ue (ci saranno la presidente della Commissione Ursula von der Leyene e diversi commissari) e degli Stati membri sapranno a loro volta dare una svolta ai rapporti con gli Usa per quel che riguarda il settore energetico?

Una prima reazione alla crescente dipendenza dal Gnl americano, cresciuta del 61% in un anno, si è vista il 19 gennaio con la Dichiarazione di Amburgo, con la quale Regno Unito e un gruppo di Paesi dell’Ue si sono impegnati a realizzare un mega progetto eolico offshore da 100GW nel Mare del Nord, «come percorso verso sovranità energetica e abbondanza». Ma quali altre misure concrete, a livello europeo e nazionale, possono ridurre la dipendenza strutturale dai combustibili fossili importati?

Una nuova analisi pubblicata dal think tank Strategic Perspectives rileva che, accelerando l’elettrificazione e lo sviluppo delle energie rinnovabili, l’Ue potrebbe arrivare a dipendere entro il 2040 esclusivamente da partner affidabili come Regno Unito e Norvegia per le importazioni di gas naturale. Spiega Marin Gillot, analista energetico di Strategic Perspectives: «L’Europa non ha bisogno di una nuova strategia del gas, ma di una strategia di elettrificazione. L’Ue può allontanarsi da un sistema sempre più basato sul Gnl statunitense, ma solo se affronta il vero collo di bottiglia: la domanda. Con l’aumento delle pompe di calore, dei veicoli elettrici e dell’elettrificazione industriale, la dipendenza dal gas diminuisce».

Concetto ribadito da Jennifer Morgan, ex inviata speciale tedesca per il clima e ricercatrice senior presso il Center for international environment and resource policy and climate policy lab della Tufts University: «Decenni di dipendenza dai combustibili fossili hanno esposto i paesi alla volatilità, alla coercizione e ai conflitti. L’Europa ha imparato a proprie spese che la dipendenza energetica può essere utilizzata come arma, indipendentemente da chi sia il fornitore. È quindi giunto il momento che l’Ue rifletta attivamente sulla sicurezza energetica e climatica, riduca il rischio energetico dagli Stati Uniti e costruisca nuove partnership con altri paesi per promuovere l’economia pulita. Questo dovrebbe essere al centro dei dibattiti, anche alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco». Sottolinea anche Thijs Van de Graaf, professore associato di politica internazionale all’Università di Gand, energy fellow presso il Brussels institute for geopolitics: «Il dibattito sulla sicurezza energetica in Europa deve passare alla questione reale. Il problema non è da chi acquistiamo i combustibili fossili, ma come ridurne gradualmente l'uso. Ieri era Gazprom, oggi è Trump. Domani potrebbe essere una crisi nello Stretto di Hormuz, che interrompe il Gnl dal Qatar. Un’uscita controllata dai combustibili fossili è la strategia di sicurezza energetica più credibile per l’Europa».

Redazione Greenreport

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