
Rinnovabili, la Sardegna vuole impugnare la legge sulle aree idonee. Legambiente: «I grandi impianti servono»

L’approvazione con voto di fiducia – prima al Senato, poi alla Camera – del ddl 1718 per la conversione in legge del decreto n. 175/2025 su Transizione 5.0 e Aree idonee agli impianti rinnovabili dovrà ora declinarsi sui vari territori regionali, e la prima realtà a mettersi di traverso è ancora la Sardegna.
Il consigliere regionale Roberto Li Gioi (M5S) ha infatti annunciato nei giorni scorsi che la Regione sta preparando il ricorso contro la legge nazionale «perché non vogliamo che la Sardegna diventi un colabrodo, specialmente nelle aree militari che occupano il 65% del totale nazionale». E questo dopo che con sentenza 184/2025 la Corte costituzionale ha smontato la legge sulle aree idonee agli impianti rinnovabili approvata dalla Regione Sardegna un anno fa, e poi impugnata dal Governo Meloni.
È stata la stessa sentenza della Consulta peraltro a ricordare che le aree idonee non sono quelle in cui è possibile fare installazioni, ma quelle dove si possono fare più velocemente; al contempo identificare un’area come non idonea non equivale a porre un divieto assoluto alla realizzazione di impianti, bensì mette in evidenza una valutazione di incompatibilità ex ante compiuta dalle amministrazioni del territorio.
Nel frattempo, in base al rapporto Terna dedicato al 2025, la Sardegna emerge come regione peggiore d’Italia nell’installazione dei nuovi impianti rinnovabili previsti già dal pur timido decreto Aree idonee del 21 giugno 2024, con un gap 376 MW.
«Se davvero l’obiettivo di questa Giunta è emancipare la Sardegna dal gas e dal carbone, allora servono anche i grandi impianti – commenta duramente nel merito Legambiente Sardegna – E se davvero la Giunta vuole consegnare ai nostri figli (non ai discendenti che abiteranno qui tra qualche secolo) una regione libera dalle fossili, allora serviva realizzarli ieri. Ancora oggi, invece, accanto alle apprezzabili buone intenzioni, siamo esortati a riconoscere come merito dell’Amministrazione in carica il fatto di non averne autorizzato neanche uno.
Un cerchiobottismo ingombrante, che sta tenendo in ostaggio il futuro della Sardegna mentre perdiamo la partita col clima. Perché - dati degli ultimi anni alla mano - sono le temperature elevate, l’assenza prolungata o la concentrazione eccessiva di pioggia e le mareggiate estreme ad aver imbrunito i boschi dell'Ogliastra, prosciugato il Flumendosa, provocato crolli nei siti identitari di Nora e Bithia.
L’elenco potrebbe essere più lungo, e in nessun caso c’entrano gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. La transizione energetica non è un processo semplice: richiede lungimiranza e il coraggio di governare una trasformazione ineludibile con scelte che orientino la partita a nostro favore. Ma il campo di gioco non può essere l'aula dei tribunali né la sentenza lo strumento attuativo. L’annunciata impugnazione della L.4/26 sulle Aree idonee non è dunque una mossa che ci avvicina al risultato, ma l’ennesimo rinvio del fischio d’inizio».
Al contrario, accellerare l'installazione di nuovi impianti rinnovabili porterebbe vantaggi non "solo" al clima ma in primis ai sardi: come documenta il recente studio elaborato da Politecnico di Milano, Università di Cagliari e Università di Padova, con una Sardegna 100% rinnovabile le bollette calano del 20%.





