
In Italia le famiglie pagano l’elettricità a prezzi più alti del 100% rispetto alle industrie energivore
Il piano del governo per abbassare i costi dell’elettricità era stato annunciato ben prima dell’inverno, che è tradizionalmente la stagione in cui aumenta la domanda di energia. Ora che siamo alle porte della primavera, ora che le ore di luce aumentano, ora che la potenza degli impianti di riscaldamento si abbassa, Palazzo Chigi è pronto a varare il cosiddetto decreto bollette. Ma questo sarà solo un dettaglio, rispetto al problema del caro energia: se venissero confermate le bozze che stanno circolando in queste ore che precedono il Consiglio dei ministri che dovrebbe dare via libera al testo, il problema non sarà minimamente scalfito. Per due motivi almeno. Il primo: le famiglie italiane pagano l’elettricità a costi che sono il 100% più alti rispetto alle industrie energivore, e un bonus una tantum di un centinaio di euro non è certo la soluzione. Il secondo motivo per cui il piano del governo non tocca il vero nodo della questione: interventi spot possono magari dare un piccolo sollievo nel breve periodo, ma per far fronte al tema del caro energia servono politiche di più ampio respiro e interventi strutturali sulla rete e sulle fonti oggi più convenienti, quelle delle rinnovabili.
A sottolineare tutto ciò – dal fatto che le famiglie italiane pagano l’elettricità il doppio delle industrie ad alta intensità al fatto che bisogna accelerare sulle rinnovabili e che sono inefficaci interventi che si esauriscono nell’immediato – non sono (solo) forze politiche di opposizione o associazioni ambientaliste. È la Banca centrale europea a farlo. Nel report dedicato ai «fattori che determinano i prezzi dell’energia elettrica per le famiglie e per le industrie ad alta intensità energetica e loro importanza per gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Ue», la Bce mostra un tempismo, certo involontario, nell’evidenziare tutta la distanza tra quel che bisognerebbe fare e quel che invece finirà per fare (e non fare) il decreto energia del governo Meloni.
L’Eurotower sottolinea che energia e fornitura valgono circa il 50% dei costi della bolletta elettrica delle famiglie e il 63% di quella delle industrie energivore, mentre i costi di rete incidono per circa il 27% per le famiglie e meno della metà, ovvero solo il 12%, per le industrie energivore, «poiché i grandi consumatori industriali, spesso collegati direttamente a reti ad alta o altissima tensione, beneficiano di tariffe di rete ridotte». Quest’analisi vale sul piano europeo. Ma poi andando sul dettaglio nazionale, dal report della Bce emerge che le famiglie francesi, per esempio, pagano l’elettricità il 64% in più delle industrie energivore, quelle olandesi il 20%, mentre quelle italiane la pagano il 100% in più. E questo nonostante i prezzi dell’energia elettrica abbiano registrato un aumento più marcato per le industrie ad alta intensità energetica rispetto alle famiglie già prima della crisi energetica innescata nel 2022 con l’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina. Tra il 2019 e il 2024, si legge infatti nel report della Bce, i prezzi dell’energia elettrica sono aumentati di circa il 53% per le industrie ad alta intensità energetica e di circa il 33% per le famiglie. In entrambi i casi, tali aumenti sono stati determinati principalmente dai maggiori costi dei tipi di combustibile sottostanti. Scrivono inoltre gli esperti dell’Eurotower: «I paesi che dipendono dai combustibili fossili importati per la produzione di energia elettrica tendono ad avere prezzi dell’elettricità più elevati, poiché questi sono in genere più costosi rispetto al nucleare o alle energie rinnovabili. Inoltre, le differenze nelle imposte nazionali e nella regolamentazione dei costi di rete determinano anche notevoli variazioni tra i paesi nei prezzi finali dell’elettricità». E ancora: «Poiché l’elettricità può essere generata più facilmente da fonti rinnovabili rispetto ad altre forme di energia, aumentarne la quota nel consumo energetico finale è fondamentale per raggiungere gli obiettivi fissati nella direttiva dell’Ue sulle energie rinnovabili».
Il report della Bce insiste sul fatto che «le differenze nei prezzi dell’elettricità tra i paesi dell’area dell’euro derivano dalle differenze nei mix energetici, con i paesi che dipendono maggiormente dai combustibili fossili importati per la produzione di elettricità che tendono ad affrontare prezzi più elevati». Altri fattori che contribuiscono alle disparità tra i paesi, aggiungono da Francoforte, sono la limitata interconnettività tra i mercati ma anche «le imposte nazionali, le scelte politiche e la regolamentazione dei costi di rete». E poi la conclusione, tanto più significativa in una giornata come questa caratterizzata dal varo del decreto bollette: «Sebbene misure di sostegno a breve termine, quali i limiti massimi di prezzo e le riduzioni fiscali, possano alleviare le pressioni sui prezzi, esse non affrontano le cause alla base dei prezzi elevati dell’energia elettrica».





