Skip to main content

Il provvedimento si conferma inefficace in quanto rafforza la dipendenza dal gas fossile

A causa della guerra il Governo sta già pensando a una marcia indietro sul decreto Bollette

Per il ministro Pichetto «la parte economica è stata un po’ tanto vanificata negli ultimi giorni. Se ci fosse un aumento non sporadico ma continuativo del gas, che fa il prezzo in Italia anche per l'energia elettrica, dovrebbe essere rivisto»
 |  Nuove energie

Mentre ancora non è completa la conversione in legge del decreto Bollette, al momento all’attenzione del Parlamento, in termini di rilevanza il provvedimento è già stato abbondantemente svuotato di contenuti dalla guerra in corso, come ha dichiarato ieri il ministro dell’Ambiente – Gilberto Pichetto – dal palco della kermesse riminese Key - The energy transition expo.

Secondo Pichetto «la parte economica è stata un po’ tanto vanificata negli ultimi giorni», e non è difficile individuare perché. La motivazione è la stessa ribadita sin dall’inizio dalle posizioni ecologiste, ovvero: cercare di abbassare artificialmente il prezzo della causa prima per gli alti costi delle bollette – il gas fossile – anziché investire nella soluzione strutturale della transizione energetica, non mette al riparo i consumatori. Soprattutto nel bel mezzo dell’ennesimo shock geopolitico, la guerra tra Usa, Israele e Iran, che ha fatto schizzare alle stelle i prezzi di gas e petrolio.

Nel 2025 il 47% della produzione elettrica italiana proveniva dal gas, la quota più alta nell'Ue dopo Irlanda e Malta, e solo da venerdì scorso a martedì il costo della produzione di elettricità delle centrali termoelettriche a gas in Italia è salito da 93 euro/MWh venerdì scorso a 143 euro/MWh ieri (+55%). L’articolo 6 del decreto Bollette prevede di rimborsare i costi della CO2 (pagato sul mercato europeo Eu Ets) a chi acquista gas fossile per bruciarlo nelle centrali dove si produce elettricità, scaricandoli sugli oneri generali pagati in bolletta da famiglie e imprese, ma negli stessi giorni l'impennata del prezzo del gas ha già aggiunto quasi il doppio del costo che le centrali a gas pagano per inquinare (circa 27 euro/MWh).

«Se ci fosse un aumento non sporadico ma continuativo del gas, che fa il prezzo in Italia anche per l'energia elettrica, dovrebbe essere rivisto però è una valutazione che si può fare solo dopo aver misurato gli effetti di questa guerra che potranno essere o meno duraturi. Non è un giudizio che si può dare oggi», ha aggiunto stamani nel merito Pichetto, intervenendo ai microfoni di 24 Mattino su Radio 24. C'è da aggiungere che una soluzione a breve termine non sembra all'orizzonte: la compagnia statale QatarEnergy – la prima di un Paese che vale il 20% della produzione globale di Gnl, il gas naturale liquefatto che arriva (anche) ai rigassificatori italiani – ha interrotto la produzione, mentre lo stretto di Hormuz (dal quale transita il 20% circa del petrolio e del Gnl globali) è semi-paralizzato, e anche se la guerra finisse domani ci vorrebbero settimane prima che il Qatar possa riattivare la produzione di Gnl.

Nel frattempo il ministro dell’Ambiente si culla nell’illusione che l’Italia possa essere al riparo dalla speculazione sui prezzi dell’energia: «Siamo abbastanza garantiti perché abbiamo aziende di stato che ci garantiscono». Come se l’Eni, ad esempio, non vendesse i propri combustibili fossili a prezzo di mercato.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.