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Da Legambiente 12 proposte al Governo Meloni per sbloccare le autorizzazioni

Scacco matto alle rinnovabili, in Italia installazioni al rallentatore: servirebbero oltre 11 GW l’anno

Ciafani: «Il settore va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare»
 |  Nuove energie

Mentre la prestigiosa rivista Science ha premiato l’inarrestabile crescita delle energie rinnovabili nel mondo come “svolta scientifica” del 2025, nello stesso anno nel Belpaese è rallentata la crescita sia della potenza installata (-3,9%) sia dell’elettricità prodotta (-2,3%) da fonti pulite, col 2026 che è iniziato ancora peggio: a gennaio le installazioni segnano -31% rispetto all’anno scorso, strette nella morsa tra disinformazione e ostacoli normativi. Come emerso stamani alla kermesse riminese Key – The energy transition expo dalla nuova edizione del rapporto legambientino Scacco matto alle rinnovabili, nell’ultimo anno in Italia sono stati installati 7,2 GW di nuovi impianti rinnovabili portando il totale a una potenza complessiva di 81.479 MW, ma per rispettare i pur deboli obiettivi fissai dal Governo col decreto Aree idonee – ovvero +80.001 MW al 2030 rispetto al 2021 – dovremmo fare molto di più.

«L’Italia per centrare l’obiettivo 2030 – spiega Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – dovrà installare oltre 11 GW l’anno di nuova potenza. Una meta che si può facilmente raggiungere e superare purché si dia certezza sui tempi autorizzativi, sulle aste per l’eolico offshore e si superino tutti gli ostacoli burocratici, coinvolgendo di più territori, cittadini e amministrazioni.  Alla luce dei continui conflitti, oggi parlare di rinnovabili, assume un valore sempre più importante e centrale per arrivare all’indipendenza dalle fossili ed essere portatori di pace».

Basti osservare che a causa della guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, che per rappresaglia sta bombardando i Paesi Mediorientali alleati degli Stati Uniti, solo nei primi giorni di conflitto il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia – determinato in prevalenza dal gas fossile – è aumentato del 55%, tanto da far ipotizzare al Governo un passo indietro sul decreto Bollette, pensato proprio per agevolare i consumi di gas.

Eppure le rinnovabili restano al palo. A gennaio 2026 su 1.781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione Via Pnrr-Pniec, ben 1234, pari al 69,3% del totale, sono in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica, tra cui due parchi eolici offshore in Puglia i cui progetti sono stati presentati addirittura nel 2008 e nel 2012. In stallo anche 160 progetti ancora in attesa della determina da parte della presidenza del Consiglio dei ministri, mentre sono 88 i progetti bloccati dalle istituzioni relative ai beni culturali nazionali e regionali di cui 80 dal ministero della Cultura. Un dato quest’ultimo, denuncia Legambiente, che mostra come troppo spesso questi “soggetti” emettono pareri negativi sugli impianti, in contrapposizione con i pareri emessi dalla Commissione tecnica Via Pnrr-Pniec. Un organo che sconta la mancanza di completamento dell’organico previsto. In questo contesto, preoccupa anche il calo del numero di progetti relativi a nuovi impianti a fonti rinnovabili avviati alla valutazione: dopo due anni di boom (609 nuovi progetti sottoposti a Via nel 2023 e 603 nel 2024), nel 2025 le nuove istanze di Via avviate registrano un crollo drastico del 75,3% rispetto al 2024 attestandosi al 149.

«Il settore delle rinnovabili – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va sostenuto e incoraggiato, non ostacolato e rallentato. Occorre dare certezza a imprese e territori con tempi e regole chiare. La crescita delle rinnovabili in Europa, ma anche la delicata situazione geopolitica internazionale legata anche alla dipendenza delle fonti fossili, e l’accentuarsi della crisi climatica impongono al nostro Paese di accelerare sulle fonti pulite, abbandonando le fossili e l’insensata corsa al nucleare. Urgono iter snelli, un sistema normativo adeguato, e soprattutto servono più sì da parte delle soprintendenze che ad oggi continuano a frenare la transizione ecologica. Chiediamo, inoltre, anche più ascolto e partecipazione coinvolgendo nei vari processi territori, comunità e associazioni in dibattiti e confronti».

Che fare? Legambiente chiede al Governo Meloni un atto di responsabilità in tema di fonti rinnovabili. Dodici le proposte che avanza all’Esecutivo chiedendo in primis al ministero della Cultura (Mic) e alla Presidenza del Consiglio di accelerare gli iter interni, fissando un termine massimo per le determine nei casi di pareri contrastanti con priorità ai procedimenti più vecchi. Allo stesso tempo è fondamentale snellire gli iter autorizzativi per velocizzare la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, a partire dalle attività di repowering degli impianti eolici già esistenti; occorre inoltre completare l’organico della Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente, rafforzando allo stesso tempo il personale tecnico negli uffici regionali e comunali preposti alla valutazione e autorizzazione dei progetti.

Tra le altre richieste, Legambiente chiede di rendere aree di accelerazione quelle già compromesse (come  le ex cave o i siti di bonifica), le aree a forte pressione ambientale (come quelle adiacenti a strade, autostrade, ferrovie), e quelle in cui gli impianti sono già presenti; rivedere il decreto Agricoltura, dando la possibilità di poter realizzare impianti a terra su terreni agricoli che non sono mai stati produttivi; garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali, legati alle diverse aree geografiche; rendere obbligatori gli impianti fotovoltaici nei parcheggi (diventati aree idonee col recente dl Transizione 5.0) di superficie superiore a 1.500 mq come previsto in altri paesi europei; proteggere la transizione rinnovabile da intimidazioni e sabotaggi. Importante anche ridirezionare i 7,5 milioni di euro previsti per il biennio 2025-2026 per la realizzazione di campagne informative riguardanti il nucleare verso una campagna informativa e di sensibilizzazione rivolta a popolazione e amministrazioni locali sui benefici degli impianti rinnovabili; rafforzare e accelerare le politiche di sviluppo della rete, anche al fine di accorciare i tempi di connessione; approvare una norma che potenzi la partecipazione (associazioni di cittadini e datoriali, Comuni, etc.) nella valutazione dei progetti al fine di migliorarli; completare i percorsi avviati con gli accordi tra Gse e i principali settori industriali energivori.

Redazione Greenreport

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