
Studio Teha-Terna: solo le rinnovabili possono garantire all’Italia sicurezza e indipendenza energetica

Caso vuole che mentre alla Fiera di Rimini Legambiente presenta il nuovo report “Scacco Matto alle rinnovabili”, da cui emerge che le fonti di energia pulita «continuano ad essere sempre più schiacciate da ritardi, ostacoli burocratici e freni imposti dai ministeri competenti» che inevitabilmente si traducono in installazioni al rallentatore, a Roma viene presentato lo studio dal titolo “Sicurezza e indipendenza energetica: la rete di trasmissione come leva per la competitività dell’Italia”, promosso da Teha group in collaborazione con Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale. Ebbene, se al Key-The Energy Transition Expo di Rimini viene alla luce che l’Italia è in frenata sulle rinnovabili, al convegno che si svolge nella Capitale esperti di energia, docenti universitari e manager di aziende sparse lungo tutta la penisola sottolineano un dato difficilmente confutabile, così sintetizzato dai vertici di Teha e Terna: «Solare ed eolico trainano l’evoluzione del mix energetico in Italia e in Europa e rappresentano il principale strumento per aumentare la sicurezza energetica, contenere il costo dell’energia elettrica e raggiungere i target ambientali».
In particolare, dallo studio sulla sicurezza e l’indipendenza energetica le cui conclusioni vengono illustrate dal ceo di Teha group Valerio De Molli, viene fuori che le rinnovabili hanno ridotto la dipendenza energetica dell’Italia di circa 9 punti percentuali (per la precisione 8,7%) tra il 2010 e il 2024, che negli ultimi 20 anni la produzione termoelettrica è quasi dimezzata (-40%) a fronte di una generazione di Fer circa triplicata, che negli ultimi 15 anni il numero di impianti solari ed eolici è cresciuto rispettivamente di 13,5 (da 155.977 a 2.103.750 impianti) e di 12,7 volte (da 487 a 6.169) e che nel mondo il costo medio di produzione di energia da solare ed eolico è in costante riduzione: -90% solare e -70% eolico tra il 2010 e il 2024. Dunque la domanda che sorge spontanea è: ha senso rallentare, anziché accelerare lungo questa strada?
Dopo il pasticcio sulle aree idonee tutt’altro che risolto col decreto Transizione 5.0, l’Italia dovrebbe correggere la rotta almeno rimanendo in linea col trend dell’Europa, che nel 2025 ha raggiunto un traguardo importante: per la prima volta la quota di generazione elettrica da solare ed eolico ha superato quella da fonti fossili (30% contro 29%) e nello stesso anno ha registrato una crescita record (+61 TWh, +19,8% rispetto al 2024, pari tra l’altro a circa la produzione annua di tre centrali nucleari francesi) portando le Fer a soddisfare quasi la metà del fabbisogno elettrico del Vecchio continente. E, viene sottolineato nello studio Teha, la generazione solare è cresciuta di oltre 2,5 volte rispetto al 2019 (124 TWh) e ha mantenuto una crescita annua di circa +18% negli ultimi 5 anni, nettamente superiore a qualsiasi altra fonte.
L’Italia dovrebbe stare almeno in linea con la media europea, si diceva, non solo per questioni ambientali, considerato che l’integrazione di Fer e accumuli contribuisce a ridurre le emissioni di CO2, ma anche in termini di riduzione della dipendenza dal gas importato e, di conseguenza, anche in termini prettamente economici. Dallo studio illustrato da De Molli emerge infatti che l’aumento della produzione da rinnovabili contribuisce a ridurre il prezzo all’ingrosso dell’energia, grazie all’immissione in mercato di volumi a basso costo marginale che spostano il punto di equilibrio nel mercato stesso e grazie al fatto che l’integrazione delle Fer consente un minore impatto dei costi variabili (ad esempio quelli de gas, che come stiamo vedendo in questi giorni sono schizzati dopo i bombardamenti americani e israeliani sull’Iran con buona pace della strategia alla base del decreto bollette). E l’Italia da questo punto di vista paga ancora una dipendenza energetica molto legata al costo del gas in particolare e dei combustibili fossili in generale: stando ai dati forniti da Teha, nel 2024 la dipendenza energetica dell’Italia era a quota 73,9%, a fronte di una media Ue del 56,9%. Non a caso nell’analisi si legge che «lo sviluppo delle Fer in Italia rappresenta una leva di sicurezza strategica, contribuendo a ridurre la dipendenza dal gas». E non a caso si sottolinea che «il Paese resta però ancora esposto ai mercati del gas: la correlazione tra il prezzo elettrico nazionale (Pun) e il prezzo del gas è stata del 97%». E che «nel 2024 il gas ha determinato il prezzo elettrico italiano nel 63% delle ore».
La strada verso una maggiore indipendenza energetica e un abbattimento dei costi delle bollette non può insomma che passare per un’accelerazione sul fronte delle rinnovabili. E poi c’è da considerare il ruolo giocato dalla rete di trasmissione. È evidente infatti che con l’aumento di fotovoltaico ed eolico la rete elettrica è chiamata a gestire una produzione più distribuita e intermittente. E, da questo punto di vista, gli investimenti per espandere ed ammodernare la rete sono non solo necessari, ma economicamente convenienti. Spiega infatti Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato e direttore generale di Terna, che le rinnovabili non solo «rappresentando la principale leva per l’indipendenza energetica del Paese e, a tendere, per il contenimento del prezzo dell’energia per famiglie ed imprese», ma gli investimenti per accompagnare adeguatamente il processo sul fronte della rete di distribuzione possono generare guadagni percentualmente ben maggiori di quanto speso: «In questo quadro, si distingue il ruolo della rete di trasmissione perché genera valore duraturo ed effetti sul territorio: ogni euro investito si traduce in 1,3 euro di Pil. Guardando al lungo termine, è opportuno garantire un mix equilibrato fra energia eolica e solare, integrato con una percentuale adeguata di generazione programmabile a basse emissioni».
Come viene evidenziato effettivamente dallo studio presentato oggi a Roma, c’è un effetto moltiplicatore degli investimenti del Tso (Transmission system operator, o Gestore del sistema di trasmissione): ogni euro investito genera un impatto pari a 2,98 euro sul valore della produzione quell’1,3 euro sul Pil a cui fa riferimento Di Foggia. Tramutato in concreto e stando a quanto comunicato all’evento di oggi, «gli investimenti previsti dal piano industriale di Terna (2024-2028) si traducono in 35 miliardi di euro di valore della produzione e 16,2 miliardi di euro di Pil considerando impatti diretti, indiretti e indotti, sostenendo inoltre la creazione di circa 40 mila occupati medi annui». Il piano di sviluppo di Terna decennale prevede investimenti per 23 miliardi di euro entro il 2034, con un incremento della capacità di scambio di energia di circa 15 GW e il potenziamento delle interconnessioni con l’estero. Sottolinea De Molli: «La trasformazione del sistema elettrico italiano dimostra che la rete di trasmissione non è un’infrastruttura tecnica neutra, ma una leva strategica di politica industriale e sicurezza economica. In un contesto in cui le rinnovabili rappresentano ormai quasi la metà della generazione nazionale, la capacità di integrare nuova produzione e accumuli in condizioni di stabilità diventa il fattore determinante per la competitività del Paese. Gli investimenti previsti dal piano industriale di Terna generano un impatto sistemico che va oltre il perimetro energetico, attivando valore, occupazione e filiere industriali nazionali, e rafforzando in modo strutturale la resilienza e l’autonomia strategica dell’Italia».
La conclusione dello studio presentato oggi è che nel breve-medio termine, le fonti rinnovabili sono fondamentali per rafforzare la sicurezza energetica del Paese e contenere i costi dell’energia, avendo raggiunto la piena maturità commerciale e tecnologica; spostando invece l’attenzione al medio-lungo termine (2040-2050), lo studio evidenzia l’importanza di garantire un mix bilanciato tra sole e vento che arrivi a circa l’85% e l’opportunità di prevedere un contributo pari al 10-15% da tecnologie programmabili a basse emissioni, per assicurare sostenibilità economica e sicurezza del sistema elettrico.





