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Per l’Italia si affaccia già lo spettro della recessione economica

Costi dell’energia, la Spagna si protegge dalla guerra più dell’Italia grazie alle rinnovabili

Re Rebaudengo: «È un problema di sovranità nazionale, quando l’energia che ci serve è nelle mani di altri non sono in gioco solo le bollette»
 |  Nuove energie

A causa della guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, che sta coinvolgendo l’intera area del Medio Oriente, per l’Italia si avvicina già a grandi passi lo spettro della recessione. «Le stime indicano che un aumento del 10% del prezzo del petrolio cancella lo 0,1% di Pil, e il petrolio a 120 dollari significa un aumento del 100%: l'impatto sulla crescita italiana, stimata nell'ordine dello 0,5%, sarebbe di almeno un punto. Dunque quando si arriva a prezzi petrolio intorno ai 120 dollari, un Paese come l'Italia potrebbe finire in recessione», spiega all’Ansa l’economista Carlo Cottarelli, ex direttore del dipartimento Affari fiscali del Fondo monetario internazionale (Fmi).

Nel frattempo anche i costi dell’energia elettrica, che in Italia sono determinati per la maggior parte del tempo dal gaso fossile a causa del meccanismo del prezzo marginale, stanno toccando nuovi vertici. Ma altri Paesi europei, come la Spagna, mostrano difese più robuste. Attraverso i dati di Montel Analytics, già nei giorni scorsi il Financial times notava che l’ampia volatilità dei prezzi elettrici registrata sui mercati del Vecchio continente fosse assai più ridotta nella Penisola iberica; una dinamica particolarmente chiara guardando anche ai dati odierni tra Spagna e Italia.

Oggi il prezzo all’ingrosso dell’elettricità nel Bel Paese (Pun) è a quota 156,20 €/MWh, mentre l’analogo spagnolo si è fermato a 119,42 €/MWh. «Prima ancora che iniziasse questa escalation, l'Italia – spiega il ricercatore del Cnr Stefano Rampino – viaggiava già stabilmente sopra i 100 €/MWh per un "difetto di fabbrica": la nostra dipendenza strutturale dal gas termoelettrico. Il paradosso è che oggi, nel bel mezzo di una tempesta sui mercati internazionali, la Spagna paga un prezzo all'ingrosso molto simile a quello che noi subivamo nella totale normalità. Per rigore analitico, è innegabile che Madrid benefici di un baseload nucleare storico e di un'infrastruttura Gnl di prim'ordine per gestire i picchi. Ma il vero cuscinetto che sta attutendo lo shock ha un nome chiaro: la fortissima penetrazione delle fonti energetiche rinnovabili. Un parco eolico e solare imponente, con costi marginali prossimi allo zero, schiaccia verso il basso il prezzo medio giornaliero. Lì il gas interviene solo per bilanciare il sistema quando serve, non ne costituisce l'architrave. Noi, al contrario, lo usiamo per produrre ogni giorno circa metà della nostra elettricità, garantendoci così un posto in prima fila a ogni shock esogeno».

La risposta su come uscire in modo strutturale da questa crisi resta dunque sempre la stessa, sistematicamente ignorata dal Governo del Paese: accelerare la transizione energetica. «È un problema di sovranità nazionale. Quando l’energia che ci serve è nelle mani di altri, non sono in gioco solo le bollette. È in gioco – argomenta nel merito Agostino Re Rebaudengo, presidente e fondatore di Asja energy – la capacità stessa dell’Italia di mantenere autonomia nelle scelte politiche e strategiche. Per questo non è più rimandabile una vera unità di intenti tra tutte le forze politiche: finché l’Italia non attuerà una strategia – oggi necessaria con carattere emergenziale e straordinario – di accelerazione decisa delle energie rinnovabili, il nostro sistema resterà ciclicamente esposto a crisi energetiche che mettono a rischio la tenuta dell’intero sistema».

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.