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Crisi energetica, Meloni vuole sospendere l’Ets e rinnova l’alleanza con Berlino usata contro lo stop ai motori diesel e benzina

Al Consiglio europeo del 19 e 20 marzo si parlerà di come far fronte all’aumento dei prezzi di bollette e carburanti: i governi di Italia, Germania e Belgio hanno organizzato una videocall di prevertice durante la quale la nostra premier ha lanciato la proposta di mettere da parte il sistema europeo di scambio delle emissioni. Contrari il premier spagnolo Sánchez (ancora furioso per la scena muta di Merz di fronte alle invettive di Trump), i paesi nordici e i vertici europei
 |  Nuove energie

«Su invito del cancelliere Friedrich Merz, della presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e del primo ministro belga Bart De Wever, martedì pomeriggio 21 capi di Stato e di governo, insieme alla presidente della Commissione europea, hanno tenuto uno scambio di opinioni sul tema della competitività». Comincia così una nota diramata dal portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius. Il testo continua dando una serie di altre informazioni, come il fatto che il «gruppo di sostegno sulla competitività» si era formato in occasione del ritiro di lavoro all’inizio di febbraio in Belgio e ora si è coordinato in vista della prossima riunione del Consiglio europeo, prevista per il 19 e 20 marzo, il fatto che i capi di Stato e di governo «hanno concordato sulla necessità di rafforzare il mercato unico e allo stesso tempo proteggerlo dalla concorrenza sleale», che «hanno individuato nei prezzi dell’energia una questione prioritaria su cui il prossimo Consiglio europeo dovrà prendere decisioni». Ma soprattutto, nel testo pubblicato sul sito del governo federale tedesco, si legge che «le misure dovranno essere adottate in modo mirato, temporaneo e ben coordinato». Ed ecco poi il dato centrale: «Il cancelliere federale Friedrich Merz ha inoltre sollecitato un’accelerazione nella revisione del sistema di scambio delle emissioni. Si è anche espresso a favore di un’ulteriore semplificazione della normativa dell’Ue e di misure di alleggerimento per l’economia».

Revisione del sistema di scambio delle emissioni, semplificazione della normativa dell’Ue: eccolo il vero obiettivo di Berlino, che poi non è solo della capitale tedesca. Perché poi c’è anche chi fa un passo ulteriore. E la notizia, senza neanche bisogno di leggere tra le righe di quel che sta venendo fuori in vista di un Consiglio europeo che si preannuncia fondamentale, è che l’Italia è in prima fila nel chiedere direttamente una sospensione dell’Ets, (Emissions trading system), che è lo strumento principale con cui l’Europa cerca di ridurre l’inquinamento industriale, attuando il principio «cap and trade» (limita e scambia) costringendo chi inquina a pagare per ogni tonnellata di gas serra emessa. L’argomento addotto è sempre lo stesso: bisogna pensare alla competitività delle imprese europee. Con l’aggiunta, in questi giorni, dell’aumento dei prezzi di gas e petrolio innescato dai bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran e da tutto quel che ne sta derivando.

Nell’operazione per mettere da parte l’Ets il nostro governo lavora per riportare alla luce l’asse Italia-Germania (con l’aggiunta del Belgio) che già si era messo all’opera nei mesi scorsi per cancellare il limite fissato nel 2035 alla vendita di auto con motori alimentati a benzina e diesel. Bisognerà vedere se gli interessi degli altri Stati comunitari convergeranno sui desiderata di Meloni e Merz. Secondo quanto riferito da chi ha partecipato ai colloqui, alla videocall promossa ieri dai capi di governo di Germania, Italia e Belgio si è parlato dell’«emergenza energetica» provocata dalla guerra e della necessità condivisa di abbassare i prezzi di petrolio e gas. Stando a quanto comunicato formalmente da Palazzo Chigi, si sono collegati per discutere lontano dai riflettori i rappresentanti di Austria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna, Slovenia, Svezia e Slovacchia, più i tre Paesi promotori dell’iniziativa e anche la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

In tale contesto, emerge sempre dalla stessa fonte di Palazzo Chigi, «la discussione si è in primo luogo concentrata sulle conseguenze di breve e medio termine del conflitto in corso sul mercato globale delle fonti energetiche e sulle possibili iniziative da promuovere rapidamente per contenere la spinta dei prezzi dell’energia» con Meloni che si è in particolare soffermata «sulla necessità di una sospensione temporanea del meccanismo di tassazione del carbonio (Ets) sulla produzione di energia, in attesa di una rapida e più ampia revisione del meccanismo per affrontare anche i temi delle quote gratuite, della volatilità delle tariffe Ets nonché dell’interazione del meccanismo Ets con le regole del mercato elettrico europeo».

Proprio sul sistema Ets si focalizza uno dei possibili punti di incompatibilità tra il recente decreto bollette del governo e le norme comunitarie. Una revisione del sistema europeo è tra le opzioni a cui si ragiona a Bruxelles, ma una sospensione o addirittura un dietrofront finora non sono mai stati considerati, anzi. «Una revisione dell’Ets è già prevista, abolirlo sarebbe un enorme errore», ha avvertito la vicepresidente della Commissione Ue Teresa Ribera. È «ideologizzata» e non capisce le preoccupazioni delle imprese, manda a dire il capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, Paolo Borchia, probabilmente non sapendo che dopo che si sono mossi in difesa dell’Ets scienziati ed economisti, anche più di 100 aziende europee hanno scritto una lettera aperta ai leader Ue esortandoli a mantenere un mercato del carbonio europeo forte e prevedibile, avvertendo che le proposte di indebolire l’Ets rappresentano «una diagnosi gravemente errata del problema».

Bisognerà vedere quanti governi, tra i 27, Meloni e Merz riusciranno a portare dalla loro parte, si diceva. Intanto, dalla lista dei partecipanti alla videocall di ieri che è finita di fatto per essere un prevertice del Consiglio europeo che si aprirà tra otto giorni a Bruxelles, emerge l’assenza della Francia, che sta portando avanti una sua partita sul nucleare (fonti diplomatiche francesi smentiscono che l’assenza sia dovuta alle tensioni emergenti tra Roma e Parigi e spiegano invece che già in mattinata il presidente era stato protagonista di un’iniziativa sull’energia presiedendo il secondo summit internazionale sul nucleare civile), mentre Pedro Sánchez ha cambiato tutti i piani in agenda per poter partecipare. E la presenza del premier spagnolo è importante per due motivi. Il primo, più in generale riguardante la questione guerra e i rapporti Europa-Usa: la videocall si è svolta a una settimana dall’invettiva di Donald Trump contro il «terribile» governo spagnolo mentre era al suo fianco Merz, e alla Moncloa il nervosismo è ancora alto per il fatto che il cancelliere tedesco sia rimasto in silenzio mentre nello Studio Ovale il presidente andava a testa bassa contro il partner comunitario: e che a Madrid siano furiosi con Berlino lo conferma un’intervista rilasciata a Politico dalla vicepremier Yolanda Díaz, la quale ha affermato che Merz fa parte dell’attuale gruppo di leader dell’Ue «che non hanno idea di come gestire il momento storico che stiamo vivendo»: «Ciò di cui l’Europa ha bisogno oggi è leadership, non vassalli che rendono omaggio a Trump».

Il secondo motivo per cui la presenza di Sánchez è da sottolineare deriva dal fatto che la Spagna è tra i paesi nettamente contrari a cancellare il sistema dell’Ets e quello che maggiormente sta avendo risultati importanti in economia sulla base di una politica energetica fortemente spinta sulle rinnovabili. Ma Madrid non è la sola capitale europea a mettersi di traverso rispetto a operazioni che possano affossare il sistema europeo per lo scambio di emissioni. Anche tra i Paesi nordici un dietrofront viene malvisto. «Bisogna ridurre i prezzi di elettricità e carburanti, difendendo al contempo le chiare ambizioni climatiche dell’Ue», ha sottolineato il premier svedese Ulf Kristersson.

Sulla possibilità di rivedere il sistema Ets il consenso è ampio, ma in tanti sia ai vertici degli organismi comunitari che al governo nelle capitali europee, ancor più che in passato in questi giorni di guerra ricordano il ruolo che meccanismo riveste per favorire l’unica fonte energetica grazie alla quale l’Ue può costruire la sua autonomia, evitare aumenti dei costi energetici e tirarsi fuori dal ricatto sempre insito nella necessità di importare combustibili fossili: quella rinnovabile.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.