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Il costo per centrare il target Net zero entro il 2050 è inferiore a quello di un singolo shock petrolifero

Lo evidenzia in queste giornate caratterizzate dal conflitto in Medio Oriente l’ultima analisi realizzata dal britannico Climate change committee. Per ogni sterlina spesa per raggiungere l’obiettivo dell’azzeramento delle emissioni nette, i benefici prodotti sono tra le 2,2 e le 4,1 volte maggiori
 |  Nuove energie

Restare legati ai combustibili fossili è non solo dannoso per l’ambiente e la salute, ma anche economicamente più costoso che investire nella transizione energetica. La volatilità dei prezzi causata dalle guerre rende infatti il percorso verso il Net Zero l’opzione più sicura per proteggere le economie nazionali e i portafogli cittadini. L’ennesima dimostrazione della necessità e dell'opportunità di accelerare sulla strada delle rinnovabili arriva dal Climate change committee, che nell’ultima analisi pubblicata mostra che l’intero costo per raggiungere il target zero emissioni entro il 2050 (calcolato su tutti gli anni da qui ad allora) è pari o inferiore al costo di un singolo shock dei prezzi dei combustibili fossili (come quello del 2022 seguito all’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina o quello attuale innescato dai bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran).

Secondo le indagini condotte dai ricercatori dell’organismo indipendente più autorevole del Regno Unito in materia di crisi climatica, per ogni sterlina spesa per raggiungere l’obiettivo Net Zero, i conseguenti benefici sono superiori tra le 2,2 e le 4,1 volte. Evitare i danni climatici è il vantaggio più significativo della transizione. Questo risparmio è stimato tra 40 e 130 miliardi di sterline nel 2050. Inoltre, le perdite subite a livello energetico sono dimezzate rispetto ad oggi: quelle registrate in un sistema Net Zero sono valutate a 30 miliardi di sterline all’anno, rispetto ai 60 miliardi di sterline all’anno dell’attuale sistema energetico centrato maggiormente sui combustibili fossili.

Come evidenziano i ricercatori britannici, la transizione è destinata a produrre benefici collaterali in termini di salute e benessere di gran lunga superiori ai costi che andrebbero affrontati per abbattere le emissioni di gas climalteranti. Aria più pulita, case più calde, spostamenti più attivi e diete più sane superano di gran lunga gli svantaggi come i tempi di trasporto pubblico più lunghi o la potenziale congestione dovuta all’aumento dell’uso dei veicoli elettrici. Si stima che questi «benefici collaterali» forniranno un beneficio netto compreso tra 2 e 8 miliardi di sterline all’anno entro il 2050. 

Sottolinea il presidente del Climate change committee Nigel Topping: «C’è stato un grande interesse da parte dell’opinione pubblica sui costi della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Affrontare una transizione economica è entusiasmante, ma è del tutto ragionevole provare un senso di incertezza riguardo al futuro. Pertanto, è importante che i decisori politici e gli opinionisti utilizzino informazioni accurate per alimentare il dibattito. Alla luce degli attuali avvenimenti mondiali, è più importante che mai che il Regno Unito abbandoni la dipendenza dai combustibili fossili esteri, soggetti a forti oscillazioni, a favore di un’energia pulita, nazionale e meno dispendiosa».

Redazione Greenreport

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