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Nei primi 10 giorni di conflitto l’extracosto è già a 2,5 mld di euro

Il costo della guerra arriva in bolletta, attraverso il gas: l’Italia è tra i Paesi più esposti d’Europa

Nel nostro Paese il combustibile fossile fissa il prezzo dell’elettricità per l’89% delle ore, nella Spagna delle energie rinnovabili si ferma al 15%
 |  Nuove energie

La guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran e già allargata all’intero Medio Oriente ha portato alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% circa dei flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto (Gnl), oltre alla chiusura dell'impianto di Ras Laffan in Qatar, che produce circa un quinto del Gnl mondiale. L’Ue importa dal Qatar solo il 10% del Gnl (l’Italia il 36%, dati primo semestre 2025) ma in un mercato globale i riflessi sui prezzi si fanno sentire ovunque: a partire dal 28 febbraio, il prezzo del gas sul mercato europeo di riferimento (Ttf) è passato da 31 €/MWh a 45 €/MWh (+50%), col risultato che nei primi 10 giorni di guerra l’import di combustibili fossili è già costato agli europei circa 2,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi pre-conflitto.

Per com’è strutturato il mercato elettrico, che funziona attraverso il meccanismo del prezzo marginale, è la fonte più costosa a fissare il prezzo all’ingrosso dell’elettricità. In genere, questa fonte è il gas fossile, ma il dato varia moltissimo da Paese a Paese: dall’inizio del 2026 il gas ha fissato il prezzo dell’elettricità per il 15% delle ore in Spagna – che dal 2019 ha investito massicciamente sulle energie rinnovabili, permettendo un disaccoppiamento di fatto –, dato che sale al 40% in Germania e al 42% nei Paesi Bassi. In Italia, arriva all’89%.

prezzi gas ember

«Ancora una volta un conflitto globale ha fatto impennare i prezzi del gas. Le regioni dipendenti dalle importazioni potrebbero subire conseguenze economiche drammatiche – commenta Chris Rosslowe, analista di Ember, think tank che ha pubblicato oggi una nuova analisi sul tema – L'energia pulita abbinata all'elettrificazione è l'unico modo per proteggersi dai bruschi aumenti dei prezzi del gas e dell'elettricità in questa e nelle future crisi».

Quali siano le “regioni dipendenti” dalle importazioni di gas è piuttosto chiaro, come sottolinea Rosslowe a greenreport: «L’influenza del gas nella formazione del prezzo è spesso sproporzionatamente più alta della sua quota nel mix elettrico (la Spagna ha prodotto il 55,5% dell’elettricità da rinnovabili, contro il 48,4% dell’Italia, ndr), perché basta che in una determinata ora stia generando anche solo una piccola quantità di gas per determinare il prezzo di mercato. La quota del gas nella generazione elettrica è dunque diversa dalla sua influenza sui prezzi, ma l’Italia ha valori più alti della Spagna in entrambe: nel 2025 il gas ha fornito il 47% della generazione elettrica in Italia, contro il 22% in Spagna».

«Per l’Italia, aumentare la produzione da rinnovabili è assolutamente il modo principale per ridurre l’influenza del gas sui prezzi dell’elettricità – aggiunge ancora Rosslowe a greenreport – Confrontare le rinnovabili in Spagna e in Italia è un po’ fuorviante, perché la Spagna dispone anche di energia nucleare (in ogni caso, la produzione di elettricità da nucleare in Spagna è rimasta pressoché stabile negli ultimi anni, ndr). Questa, combinandosi con le rinnovabili, aumenta la concorrenza nel mercato elettrico, lasciando meno spazio al costoso gas. Tuttavia, espandere le rinnovabili è significativamente più rapido ed economico rispetto all’espansione del nucleare. Un altro ingrediente importante che può essere ampliato rapidamente è la flessibilità, ad esempio tramite accumulo in batterie e risposta della domanda (demand response). L’energia immagazzinata nelle batterie può essere rilasciata quando il sole tramonta, aggiungendo concorrenza nelle fasce orarie in cui le centrali a gas di solito aumentano la produzione, facendo salire i prezzi. Nella nostra più recente rassegna sull’elettricità in Europa, abbiamo analizzato i primi segnali che questo stia già accadendo in Italia. Inoltre, spostare la domanda verso le ore più economiche, come quelle di forte produzione solare, abbasserà i prezzi riducendo la dipendenza dalle centrali a gas».

spagna prezzi ember

Eppure nelle ultime settimane il Governo Meloni, da sempre contrario alla transizione ecologica, ha portato avanti la retorica per la quale è il costo della CO2 determinato sul mercato europeo Eu Ets a gravare sulle bollette italiane; in realtà, l’analisi Ember mostra che agli attuali prezzi del gas il costo del carbonio costituisce al massimo circa il 10% della bolletta elettrica media delle famiglie dell'Ue, meno dell'aliquota media dell'Iva (18%). Per dare un sollievo immediato ai consumatori, un’alternativa preferibile a intervenire sull’Ets sarebbe quella di spostare sulla fiscalità generale parte degli oneri e delle tasse che gravano oggi in bolletta, ma la soluzione strutturale al problema è sempre la stessa.

«La Spagna dimostra che la dipendenza dal gas non è un destino inevitabile – aggiunge nel merito l’analisa Ember Beatrice Petrovich – La differenza non è geografica, è politica: è il risultato delle scelte di investimento fatte negli ultimi anni. Per questo non c’è alcun dubbio: la singola cosa più urgente ed efficace che il governo italiano potrebbe fare per abbassare le bollette è indire nuove aste per le rinnovabili e offrire certezza normativa». Cosa che purtroppo non sta accadendo, come dimostra da ultimo la querelle sui decreti FerX e FerZ proprio sulle nuove aste per garantire prezzi stabili alle rinnovabili.

Nel frattempo, resta la certezza dei costi di un’economia fossile. La spesa totale dell'Ue per le importazioni di combustibili fossili è passata da 313 miliardi di euro nel 2021 a 693 miliardi di euro nel 2022, per poi scendere a 376 miliardi di euro nel 2024. Complessivamente – snocciolano da Ember – l'aumento dei prezzi dovuto alla precedente crisi (quella innescata dal post Covid e con l’invasione russa dell’Ucraina) ha aggiunto quasi 1.000 miliardi di euro ai costi di importazione dei combustibili fossili per l'Ue. Una cifra equivalente all’intero ammontare d’investimenti previsto per il Green deal europeo nell’arco di un decennio.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.