
Mentre il mondo fossile brucia, l’Italia frena le installazioni rinnovabili

«Oggi più che mai le fonti rinnovabili rappresentano nell’immediato la soluzione più sostenibile ed efficace per fronteggiare il perdurare degli elevati prezzi dell’energia elettrica». I numeri (e la geopolitica) stanno dando ragione alla posizione espressa da Andrea Cristini in qualità di presidente di Anie Rinnovabili, l’associazione confindustriale che rappresenta imprese un fatturato aggregato di oltre 14 miliardi di euro.
Anche prima che deflagrasse l’ennesima guerra in Medio Oriente portando alle stelle i prezzi dei combustibili fossili, nel 2025 il Pun medio registrato sul Mercato del giorno prima (Mgp) – ovvero il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità in Italia – è stato pari a 116 €/MWh, con le fonti fossili (in particolare il gas) che hanno determinato il prezzo marginale dell’energia elettrica mediamente circa il 70% delle ore dell’anno. Un problema che sta peggiorando, dato che nella prima parte del 2026 il dato è salito all’89% come testimonia l’ultima analisi Ember in merito.
«Con lo scoppio della guerra in Medio Oriente – prosegue Cristini – si è intensificato l’annoso problema dell’impennata dei prezzi del gas, che si riflette su quelli dell’energia elettrica. In questo contesto è fondamentale garantire una stabilità normativa che consenta di sbloccare gli investimenti per la produzione di energia rinnovabile e per l’elettrificazione dei consumi negli edifici, negli stabilimenti e nei trasporti, evitando di rimanere dipendenti da petrolio e gas. Occorre un’azione più incisiva, perché il sistema ha bisogno di approvvigionarsi di energia in modo sicuro e a costi accessibili oggi, non nel lungo periodo. Le fonti rinnovabili e i sistemi di accumulo hanno dimostrato di essere altamente competitivi; al contrario, le fonti fossili non mostrano segnali di competitività, non solo sulla borsa elettrica, ma anche nelle aste del capacity market loro dedicate».
Eppure, al contrario di quanto dovrebbe accadere, le rinnovabili avanzano col freno a mano tirato nel nostro Paese. Dopo quattro anni di crescita, il 2025 chiude negativamente rispetto al 2024. Le nuove installazioni hanno registrato una flessione con complessivi 7,2 GW installati secondo i dati Terna.
Al termine del 2025 il totale di impianti rinnovabili in esercizio in Italia ammonta a 83,5 GW, distribuiti su 2.105.645 impianti. Al 2030 il documento strategico del Pniec richiede il raggiungimento di 131 GW complessivi: significa un incremento del 57% nel quinquennio 2026-2030 ma a questo ritmo resterà irraggiungibile, dato che servirebbero circa +11 GW l’anno.





