
Rinnovabili, la Regione Sardegna ha impugnato anche la nuova legge nazionale sulle aree idonee

La Regione Sardegna ha avviato l’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale della legge 15 gennaio 2026, n. 4: si tratta della legge che ha convertito il decreto 175/2025 sul Piano transizione 5.0, quello che comprende il nuovo assetto normativo sulle aree idonee agli impianti rinnovabili.
Il ricorso si fonda sulla presunta violazione degli articoli 3, 4 e 14 dello Statuto speciale e richiama il ruolo della Regione nella pianificazione territoriale; un ulteriore profilo riguarda i beni pubblici dismessi, che la norma statale tenta di trattenere nella disponibilità dello Stato nonostante lo Statuto ne preveda il trasferimento alla Regione.
«Abbiamo impugnato davanti alla Corte Costituzionale la legge nazionale sulle aree idonee per le rinnovabili – dichiara la presidente Todde (M5S), che pur essendo alla guida di una coalizione progressista è baluardo delle sindromi Nimto (non nel mio mandato elettorale) contro le energie pulite – Si tratta di una norma che scavalca le nostre competenze statutarie, ignora la copianificazione, preferisce automatismi e riduce la Regione a semplice esecutrice di decisioni prese altrove. La Sardegna non è contro la transizione energetica: siamo contro chi pretende di decidere come e dove farla al posto nostro, ignorando il paesaggio, il nostro ambiente, i siti archeologici e identitari di valore internazionale e le comunità di questa terra».
Eppure in base ai dati Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, la Sardegna è la peggiore regione d’Italia per nuove installazioni d’impianti rinnovabili: a fine 2025 mancavano all’appello almeno 376 MW per traguardare i pur timidi obiettivi d’installazione delineati dal Governo Meloni col decreto Aree idonee. Tutto questo mentre la guerra in corso in Medio Oriente ha ricordato con violenza, per l’ennesima volta, quale sia il prezzo – umano, ambientale, economico – della dipendenza dai combustibili fossili, col gas che dall’inizio dell’anno ha fissato per l’89% delle ore il prezzo all’ingrosso dell’elettricità che finisce sulla bolletta di cittadini e imprese, mentre la Spagna mostra la via per difendersi dai rincari proprio grazie alle rinnovabili.
«Una legge regionale sulle aree idonee l’abbiamo già scritta, una legge costruita sulla base delle nostre competenze e delle peculiarità della Sardegna, capace di tenere insieme sviluppo energetico e tutela del territorio», insiste Todde. Peccato che quella legge sia stata già bocciata dalla Corte costituzionale. «I rilievi vanno accolti e lavoreremo per perfezionarla», chiosa la presidente. Intanto la transizione ecologica è ferma, e l’isola resta schiava del carbone.
«Quello che serve – commenta Legambiente col suo ultimo rapporto Scacco matto alle rinnovabili – è un bagno nella realtà: bisogna, finalmente, considerare gli impianti per la transizione alla stregua di tutte le altre infrastrutture che quotidianamente riscrivono i paesaggi sui territori della Sardegna. Il governo regionale deve assumersi la piena responsabilità delle scelte, dialogare con le comunità e fornire luoghi e spazi di confronto perché siano concretamente protagoniste della transizione».





