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Fotovoltaico, come sostenere davvero la filiera europea? Lo spiegano i produttori, in 3 punti

Undici imprese europee di settore scendono in campo per superare i limiti dell’Industrial Accelerator Act
 |  Nuove energie

Nel bel mezzo dell’ennesimo shock energetico legato alla dipendenza strutturale dai combustibili fossili, undici produttori europei (italiani compresi) di moduli fotovoltaici chiedono all’Unione europea di cambiare passo per sostenere l’industrializzazione verde del Vecchio continente: intervenire dove oggi si gioca la partita, cioè sullo squilibrio dei prezzi che rende il mercato europeo terreno di conquista per prodotti importati da fuori Ue.

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Nella dichiarazione congiunta, le imprese dicono di condividere l’obiettivo comunitario di rafforzare la capacità industriale nelle tecnologie strategiche a zero emissioni nette, ma avvertono che il dibattito in corso legato all’Industrial Accelerator Act rischia di concentrarsi su regole tecniche complesse, senza affrontare le condizioni strutturali che stanno mettendo in difficoltà la manifattura europea del solare.

Il nodo, secondo i produttori, non è la mancanza di una definizione di origine o di uno schema di certificazione. Il problema centrale è «l’assenza di misure efficaci che affrontino le distorsioni strutturali dei prezzi» nel mercato europeo, distorsioni alimentate dalle importazioni di pannelli fabbricati in contesti economici, regolatori e ambientali molto diversi da quelli comunitari. In assenza di politiche “pratiche”, la conseguenza sarebbe paradossale: mentre l’installato cresce rapidamente in tutta Europa, potrebbe scomparire quel che resta della capacità produttiva interna, aumentando una dipendenza industriale che rischia di diventare strutturale.

Da qui la critica alle proposte più recenti discusse nel perimetro dell’Industrial Accelerator Act, che ipotizzano requisiti di origine basati su combinazioni di componenti europei all’interno dei sistemi fotovoltaici. Per le imprese, questa strada rischia di essere un vicolo cieco: formule complesse sull’origine introdurrebbero ulteriore burocrazia, aumenterebbero i costi di verifica e conformità e potrebbero perfino far salire il prezzo dei sistemi realizzati in Europa, senza però correggere lo squilibrio di mercato che oggi penalizza i produttori europei. Inoltre, sostengono, legare più componenti in un unico requisito è concettualmente sbagliato perché ogni segmento della catena del valore – moduli, celle, wafer, inverter e altri componenti – ha capacità produttive, tempi di investimento e realtà industriali differenti. Se davvero si vuole sostenere la filiera bisogna fissare obiettivi chiari e specifici per singolo componente, coerenti con la capacità industriale effettiva di quel segmento.

Il documento propone quindi tre misure, presentate come strumenti “realistici” per ricostruire in Europa una base manifatturiera che oggi rischia di essere erosa rapidamente. Il primo punto è una preferenza europea nei progetti solari sostenuti con fondi pubblici: aste, sussidi, fondi per la ripresa, programmi agricoli. L’idea è semplice: se c’è denaro pubblico, quel denaro dovrebbe contribuire a rafforzare l’industria europea invece di accelerarne lo spiazzamento.

Il secondo punto è una stabilizzazione transitoria del mercato. Finché la capacità produttiva europea non avrà raggiunto una scala sufficiente, l’Ue dovrebbe valutare strumenti temporanei in grado di ripristinare condizioni di concorrenza eque: difesa commerciale o altre misure che affrontino gli squilibri strutturali delle importazioni, nel rispetto degli obblighi commerciali internazionali. In questo quadro, i produttori indicano anche una possibile correzione dell’Accelerator Act tornando a una formulazione transitoria più lineare, che definirebbe un impianto “Made in the EU” se: «Dall’entrata in vigore del presente Regolamento fino a [3 anni dopo l’entrata in vigore del presente Regolamento], l’inverter FV e almeno un ulteriore componente principale specifico dovranno avere origine nell’Unione».

Il terzo punto è un rafforzamento graduale e mirato della catena del valore. Se si introducono requisiti di origine, devono essere semplici e prevedibili, e soprattutto sviluppati separatamente per ciascun segmento della filiera, in linea con la capacità industriale reale e con gli investimenti necessari a farla crescere.

Il messaggio finale è politico prima ancora che industriale: il solare sarà un pilastro del sistema energetico europeo per decenni, quindi mantenere capacità produttiva fotovoltaica nell’Ue non è solo una questione di fabbriche e occupazione, ma anche di resilienza economica, capacità tecnologica e autonomia strategica.

Redazione Greenreport

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