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L’Europarlamento dice sì all’intesa Ue-Usa su dazi ed energia: soddisfatta la Casa Bianca, lo sono meno esperti e ambientalisti

Inserita una clausola che prevede la sospensione dell’accordo se gli Stati Uniti introducono nuove tariffe doganali superiori al 15%. Confermato l’impegno che prevede l’import da Oltreoceano di prodotti energetici fossili e nucleari per 750 miliardi di dollari entro il 2028. La Ieefa: «Incentivare le importazioni di gas naturale liquefatto dall’America ha creato una nuova dipendenza geopolitica potenzialmente ad alto rischio». Contrari anche i Verdi e la Sinistra
 |  Nuove energie

C’è chi dice che non si poteva fare altrimenti, soprattutto ora che i bombardamenti su Ras Laffan hanno chiuso i rubinetti del gas naturale liquefatto proveniente dal Qatar. E c’è chi sottolinea il peso della clausola sospensoria, che prevede il congelamento dell’accordo in caso di colpi di testa da parte statunitense. Fatto sta che oggi il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza l’accordo sui dazi e l’import di prodotti energetici siglato la scorsa estate in Scozia dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dal presidente americano Donald Trump. Con due votazioni distinte, la plenaria riunita a Bruxelles ha dato via libera all’adeguamento delle tariffe doganali con 417 voti a favore, 154 contrari e 71 astensioni, mentre un secondo provvedimento legislativo, riguardante la non applicazione dei dazi sulle importazioni di alcuni beni, è passato con 437 voti a favore, 144 contrari e 60 astensioni.

voti vdl trump

Non si aspettavano grandi sorprese da questa votazione, ma diversi istituti di ricerca europei e numerose associazioni ambientaliste auspicavano da parte degli eurodeputati un moto d’orgoglio o quantomeno un segnale che incrinasse l’immagine di pura accondiscendenza rispetto ai desiderata della Casa Bianca. Se concordati con il Consiglio Ue infatti (cosa ormai scontata) i risultati del voto di oggi elimineranno gran parte dei dazi sui beni industriali statunitensi importati in Europa mentre i prodotti europei esportati negli Stati Uniti saranno soggetti a dazi fissati al 15%. E questo nonostante la Corte suprema Usa abbia bocciato a febbraio queste tariffe doganali perché il presidente americano «non aveva il potere di imporle». Inoltre, sempre in base all’accordo siglato la scorsa estate in Scozia e oggi ratificato, l’Ue si è impegnata ad acquistare gas naturale liquefatto, petrolio e prodotti energetici nucleari dagli Usa per un valore di 750 miliardi di dollari entro il 2028, una cifra imponente, considerato che nell’intero 2024 l’Europa ha importato complessivamente (da tutto il mondo) 375,9 miliardi di euro in combustibili fossili, e già oggi gli Usa sono la prima fonte di import per il Gnl in Ue (50,7%), con circa 70 miliardi di euro di combustibili energetici acquistati l’anno scorso dall’America. La ciliegina sulla torta sono state le minacce recapitate dall’ambasciatore americano a Bruxelles Andrew Puzder alla vigilia di questa votazione e riguardanti il fatto che l’Europa avrebbe dovuto «attuare l’accordo commerciale con gli Stati Uniti senza modifiche, altrimenti rischia di perdere l’accesso favorevole alle forniture di Gnl provenienti dagli esportatori americani».

Più che modifiche, l’Europa con i provvedimenti varati oggi ha fatto delle aggiunte, che però non hanno intaccato la sostanza dell’intesa siglata in estate, prima del pronunciamento della Corte di giustizia Usa. In particolare, gli eurodeputati hanno inserito nel documento finale una «clausola di sospensione» che consentirebbe appunto di sospendere l’accordo se gli Stati Uniti imponessero dazi aggiuntivi superiori al limite concordato del 15%, o nuovi tipi di dazi sui beni provenienti dall’Ue. «La clausola – spiegano da Bruxelles – potrebbe essere attivata anche se gli Stati Uniti, ad esempio, decidessero di compromettere gli obiettivi dell’accordo, discriminare gli operatori economici dell’Ue, minacciare l’integrità territoriale degli Stati membri o le loro politiche estere e di difesa, oppure ricorrere a coercizione economica».

Nel testo varato dall’Europarlamento è stata inserita anche una clausola cosiddetta «sunrise» che prevede che le nuove tariffe commerciali entrino in vigore solo se gli Stati Uniti rispettano i loro impegni, tra i quali rientra la riduzione da parte americana dei dazi sui prodotti dell’Ue con contenuto di acciaio e alluminio inferiore al 50%, fino a un massimo del 15% (inoltre, per i prodotti europei con contenuto di acciaio e alluminio superiore al 50%, qualora gli Usa non riducano i loro dazi a un massimo del 15%, le tariffarie dell’Ue per le esportazioni statunitensi di acciaio, alluminio e prodotti derivati cesserebbero di applicarsi sei mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento). Ed è stata inserita anche una clausola (denominata «sunset») che prevede una data di scadenza per il regolamento stesso, che è stata fissata al 31 marzo 2028. Ultimo ma non ultimo, spiegano sempre da Bruxelles, è stato inserito un meccanismo di salvaguardia secondo il quale «la Commissione Ue sarà incaricata di monitorare l’impatto delle nuove norme e potrà sospendere temporaneamente i nuovi dazi qualora le importazioni dagli Stati Uniti raggiungano livelli tali da causare gravi danni all’industria dell’Ue, ad esempio in caso di un aumento del 10% delle importazioni di un determinato gruppo di prodotti».

Più che sui dazi però, la preoccupazione degli esperti europei in materia di energia (per non parlare delle principali associazioni ambientaliste europee) riguarda il sottostante accordo sull’impegno ad acquistare dall’America prodotti energetici per 750 miliardi di dollari in tre anni. A esprimere tali preoccupazioni sono docenti universitari, scienziati e ricercatori di autorevoli istituti presenti sul territorio europeo. Spiega Ana Maria Jaller-Makarewicz, lead european energy analyst dell’Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa): «Incentivare le importazioni di gas naturale liquefatto (Gnl) dagli Stati Uniti ha creato una nuova dipendenza geopolitica potenzialmente ad alto rischio. Il piano dell’Ue di aumentare la propria dipendenza da un unico fornitore di energia è un déjà vu per un continente che si sta ancora riprendendo da una crisi energetica». Francesco Sassi, ricercatore in geopolitica energetica presso l’Università di Oslo, fa notare che «purtroppo, a quattro anni dall’invasione russa dell’Ucraina, l’Ue non ha ancora riconosciuto che l’energia è diventata uno strumento geopolitico fondamentale nelle mani delle grandi potenze»: «Colta di sorpresa, Bruxelles vede ora tutti i principali assi della propria politica energetica – vale a dire la diversificazione dell'approvvigionamento e la decarbonizzazione del mix energetico – di fatto vincolati strutturalmente dagli interessi contrastanti di Washington, Mosca e Pechino. Mentre i mercati vengono attualmente utilizzati come armi nelle guerre energetiche, i responsabili politici dovrebbero riconoscere che l’Europa non è al centro di questa crisi energetica. L’Italia, proprio come molte altre grandi economie europee, non ha ancora sviluppato in misura sufficiente le energie rinnovabili e le fonti energetiche a basse emissioni di carbonio per proteggere il continente dalle ripercussioni della guerra in corso».

E se la Missione diplomatica degli Stati Uniti presso l’Ue fa sapere con una nota diffusa alle principali agenzie di stampa che «accoglie con favore il voto odierno del Parlamento» perché «garantisce la stabilità e la prevedibilità richieste dalle parti interessate americane ed europee, favorendo la crescita economica e la competitività di entrambe le nostre economie», i Verdi europei bocciano quanto deciso oggi a Bruxelles. «I dazi di Trump sono illegali», ha ricordato l’eurodeputata dei Greens Anna Katrin Cavazzini facendo riferimento alla sentenza della Corte di giustizia Usa. Sulla stessa linea l'eurodeputato e co-presidente di The Left, Martin Schirdewan (Die Linke, Germania): «Questo accordo commerciale sancisce la sottomissione dell'Ue agli interessi economici statunitensi. Inoltre, gli Stati europei saranno obbligati ad acquistare enormi quantità di gas naturale liquefatto e combustibili fossili dagli Stati Uniti. Invece dell'indipendenza energetica europea, ci troviamo ora di fronte a una nuova dipendenza dagli Stati Uniti. Questa è pura follia. Persino la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che questo accordo commerciale non ha alcuna base giuridica valida».

«L’Ue dovrebbe usare lo strumento anticoercizione», ha aggiunto l’europarlamentare Anna Katrin Cavazzini, che ricopre il ruolo di presidente della commissione Mercato interno e la protezione dei consumatori (Imco) dell’Eurocamera. «È problematico sostenere nuove importazioni di Gnl dagli Usa, rischiamo una nuova dipendenza dai combustibili fossili».

La maggioranza degli eletti non l’ha pensata allo stesso modo. Vedremo nei prossimi mesi quale sarà il risultato di questa decisione.

Simone Collini

Dottore di ricerca in Filosofia e giornalista professionista. Ha lavorato come cronista parlamentare e caposervizio politico al quotidiano l’Unità. Ha scritto per il sito web dell’Agenzia spaziale italiana e per la rivista Global Science. Come esperto in comunicazione politico-istituzionale ha ricoperto il ruolo di portavoce del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel biennio 2017-2018. Consulente per la comunicazione e attività di ufficio stampa anche per l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, Unisin/Confsal, Ordine degli Architetti di Roma. Ha pubblicato con Castelvecchi il libro “Di sana pianta – L’innovazione e il buon governo”.