
La tregua in Iran non fa rientrare l’alert sulla crisi energetica: il Mase prepara un piano gas, domani Meloni in Parlamento

«Lo scopriremo solo vivendo», come cantava Lucio Battisti, se reggerà la tregua in Iran di due settimane annunciata questa notte dal presidente americano Donald Trump e se Teheran aprirà del tutto alla navigazione dello Stretto di Hormuz facendo rientrare la crisi energetica che ormai sta impattando a livello globale. Intanto però l’Italia si prepara ad affrontare anche scenari negativi. Le Borse mondiali volano e fanno registrare questa mattina un crollo del prezzo del petrolio e del gas, ma la situazione è troppo fluida per far abbassare la guardia.
Alla vigilia dell’informativa in Parlamento della premier Giorgia Meloni, prevista per domani, i ministeri sono al lavoro per mettere sul tavolo le possibili soluzioni a un eventuale prolungarsi dello stop all’import di gas e petrolio. In particolare, al ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, i tecnici sono al lavoro per adattare alla fase attuale il “Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale” del 2023. Il documento viene utilizzato come uno dei pilastri per elaborare le misure per affrontare la crisi energetica seguita alla guerra in Iran. Il secondo pilastro dovrebbe invece essere rappresentato dalle raccomandazioni fornite nei giorni scorsi prima dall’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) e poi dalla Commissione Ue. Tra queste ci sono lo smart working, il razionamento dei carburanti e limitazioni all’uso dei veicoli, con anche l’ipotesi di tornare al sistema sperimentato in diverse occasioni in passato delle targhe alterne.
Gli stoccaggi italiani di gas sono al 43,3%, dunque non una percentuale proprio bassa e comunque sopra la media dell’Unione europea, attualmente scesa sotto la soglia critica del 30% (è al 28,8%). Ma se le trattative in corso con l’Iran non dovessero dare frutto e il flusso dei carburanti si dovesse interrompere, l’Italia avrebbe scorte per appena un mese.
Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin dovrà presentare alla premier Meloni prima dell’informativa di domani le misure che sarebbe possibile adottare. La tregua annunciata da Trump al momento non fa rientrare l’alert sull’approvvigionamento energetico ormai innescato da diversi giorni. Al momento, si pensa ad una progressione di misure, in base all’eventuale aggravarsi della situazione. I tecnici del Mase stanno preparando una fotografia della situazione attuale degli stoccaggi italiani di gas e combustibili, e una serie di scenari possibili: da quello di una normalizzazione, a seguito di una fine rapida della guerra, a quella di una crisi grave, per il protrarsi del conflitto e del blocco dello Stretto di Hormuz e per il danneggiamento delle infrastrutture energetiche del Golfo.
Il Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale del 2023 prevede 3 livelli di crisi: preallarme (informazioni concrete su rischi per gli approvvigionamenti), allarme (riduzione degli approvvigionamenti affrontabile con gli strumenti di mercato), emergenza (riduzione degli approvvigionamenti non affrontabile con gli strumenti di mercato). In caso di preallarme, si aumentano le importazioni di gas naturale, si riducono i consumi interrompendo i contratti interrompibili, si usano combustibili alternativi negli impianti industriali. Al livello di allarme si adottano le stesse misure, ma in modo più intensivo. Se scatta l’emergenza, si può chiedere agli importatori di utilizzare anche la capacità di trasporto non utilizzata, si possono definire nuove soglie di temperature per il riscaldamento o il raffrescamento, ridurre o interrompere le forniture a determinate industrie, usare gli stoccaggi di gas naturale liquefatto, adottare limiti all'uso del gas per la produzione elettrica, utilizzare gli stoccaggi strategici, chiedere misure di solidarietà da parte di altri paesi europei.





