
Le dipendenze fanno male: nella nuova puntata del podcast di Greenreport qualche dettaglio su quel che significa per l’Italia

«Le dipendenze fanno male». È questo il titolo scelto da Maurizio Izzo per la nuova puntata del podcast “La settimana di Greenreport”. E per una ragione molto semplice. Che ha a che fare con il petrolio e con il gas. Dice il direttore responsabile del nostro giornale aprendo la selezione delle principali notizie che abbiamo pubblicato negli ultimi sette giorni: «Parliamo di dipendenze. Ci sono quelle dei singoli individui, alcol, droga, gioco e poi ci sono le dipendenze degli Stati, cioè l’incapacità di costruire un sistema che sia autosufficiente. Noi ovviamente parliamo di quello energetico, che vede l’Italia più che dipendente: schiava. Lo sapete, a noi piacciono i numeri, quelli che sto per darvi li ha forniti Enea: nel 2025 abbiamo pagato prezzi ancora molto elevati rispetto al periodo precrisi 2022, con il gas aumentato del 70% e l’elettricità aumentata del 100% rispetto a prima dell’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina. E poi nel febbraio scorso è arrivata la guerra in Iran scatenata da Usa e Israele, che ha fatto peggiorare ancor di più la situazione».
Izzo sottolinea che gli eventi degli ultimi anni, ben prima della guerra del Golfo, dunque, avevano reso lampante quanto per l’Italia sia pericoloso affidarsi ancora in gran parte ai combustibili fossili; eppure, ben poco si è fatto per uscire da questa dipendenza. «Alla fine, il modo in cui si è affrontata l’emergenza assomiglia a un pannicello caldo: caro per giunta». Ne abbiamo parlato con Katiuscia Eroe, responsabile nazionale Energia di Legambiente, che ha fatto un sommario elenco delle cose che si sarebbero potute fare in questi anni, eccole: si sarebbe dovuto lavorare sull’elettrificazione del settore trasporti, sul potenziamento dei mezzi pubblici, sulle forme di carsharing, stimolando le persone ad usufruire di più mezzi pubblici e collettivi, magri elettrici e alimentati dalle fonti rinnovabili. Invece, siamo costretti a spendere 1 miliardo di euro con aiuti emergenziali, fino al 1° maggio, tempo irrisorio per come stanno andando le cose in Medio Oriente.
Il problema non è solo italiano ovviamente, sottolinea Izzo, anche se da noi lo sviluppo delle rinnovabili avanza più lentamente che altrove. A ricordare che si tratta di un problema europeo ci ha pensato Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della Bce e vicepresidente del Consiglio di vigilanza bancaria. Queste le sue parole: «La dipendenza energetica dell’Europa è diventata uno dei punti deboli più critici della nostra economia. I recenti shock dei prezzi dell’energia hanno comportato un esodo massiccio di risorse dall’Europa, hanno reso necessari interventi di emergenza e hanno messo a dura prova le finanze pubbliche. Si tratta di costi reali, ricorrenti e in gran parte inutili». Già, sottolinea Izzo, «inutili, e a dirlo è un banchiere».
La notizia successiva selezionata dal direttore responsabile di Greenreport è una di quelle che di solito scatena i complottisti: ci aspettano anni di caldo estremo e siccità. «Anche qui ci fidiamo di uno studio scientifico che prevede entro il 2100 un riscaldamento di circa 2,7°. Per quasi un miliardo di persone saranno condizioni estreme. Trovate lo studio sulla rivista scientifica Geophysical research letters, il link è sulle nostre pagine».
Se nelle ultime settimane Izzo ci ha tenuto a chiudere le puntate del podcast con almeno una buona notizia, nella puntata di oggi chiude così: «Questa settimana non ho trovato la buona notizia che cerco sempre e allora mi devo affidare a una speranza. Il 2026 è stato proclamato dalle Nazioni Unite l’anno della pastorizia. Ci sono due miliardi di persone al mondo che vivono di pastorizia. Dall’Africa all’Asia, ma anche in Europa, questa antica attività rappresenta oltre che una forma di sostentamento – soprattutto nelle regioni più povere del mondo – anche una difesa naturale contro l’avanzare della desertificazione e l’indebolimento delle difese naturali del pianeta. Con questa iniziativa si vuole porre l’attenzione su questo mondo che è a rischio insieme al paesaggio e all’ecosistema che tutela. C’è anche un manifesto che le Ong invitano a firmare a sostegno di questa campagna. Io l’ho firmato. Lo trovate anche sulle nostre pagine».





