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Il “monopolio di fatto” sul fotovoltaico in iperammortamento che limita la transizione energetica

Quindici produttori di moduli fotovoltaici made in Ue chiedono all’Italia di riammettere i moduli della lista A del Registro Enea, pur con una decurtazione dell’aliquota al +160% anziché al +180%
 |  Nuove energie

Dal tavolo di confronto con le associazioni nazionali d’impresa sul credito d’imposta Transizione 5.0 per l’anno 2025, convocato dal ministero delle Imprese lo scorso 1 aprile, è emersa la positiva risoluzione del problema dei cosiddetti “esodati” dalla misura – caldeggiata in primis da Confindustria – con lo stanziamento di una dotazione finanziaria aggiuntiva fino a 1,5 mld di euro, ma resta apertissimo un punto dolente per il settore fotovoltaico: il monopolio determinato dalla norma sull’iperammortamento, che esclude i moduli fotovoltaici della lista A del Registro Enea.

L’annoso problema viene oggi risollevato da 15 produttori di moduli fotovoltaici made in Ue, per i quali questa esclusione comporta un forte rischio di rallentamento delle installazioni degli impianti e un aumento dei costi (già in atto), al di fuori di una reale logica di mercato. «Inoltre l’intera filiera – spiegano i produttori – si troverà costretta ad utilizzare i moduli fotovoltaici che, stando al registro Enea, risultano avere la più bassa efficienza a livello di modulo, contraddicendo le premesse e le intenzioni della norma stessa di voler incentivare tecnologie maggiormente efficienti».

15 produttori fotovoltaico

Come già evidenziato in passato su queste colonne, è stato il maxi emendamento del Governo alla legge di Bilancio 2026 che ha comportato l’esclusione dai meccanismi del nuovo iperammortamento di tutti i moduli fotovoltaici iscritti al Registro Enea alla lettera A, che rappresentano la maggioranza assoluta del registro: «Questa impostazione – spiegavano già a dicembre – determina un’evidente restrizione del mercato, finendo per favorire un’unica realtà industriale, 3Sun, controllata da Enel e di natura para-statale. Limitare il mercato ad un solo produttore comporta una riduzione della possibilità di installazione, un aumento dei costi per i clienti finali e un rallentamento complessivo dello sviluppo del mercato fotovoltaico tradizionale».

Già lo scorso dicembre, quando il Gse ha pubblicato gli esiti dell’asta FerX transitorio che ha escluso il fotovoltaico cinese, assegnando “incentivi” – o meglio meccanismi di stabilizzazione nel lungo periodo del prezzo dell’elettricità immessa in rete – a 1,1 GW di nuovi impianti, è emerso un prezzo di aggiudicazione medio ponderato pari a 66,378 €/MWh. Un ottimo affare a confronto del prezzo nazionale all’ingrosso dell’elettricità – Pun Index Gme, che a febbraio si è attestato a 114,41 €/MWh –, anche se più costoso rispetto a quello assicurato dal medesimo Fer X per il fotovoltaico senza restrizioni anti-Cina (56,825 €/MWh). Com’è intuibile, restringendo il parco fotovoltaico oggetto di iperammortamento ai soli moduli 3Sun, il costo salirebbe ulteriormente.

«Da un lato – rincarano oggi la dose i produttori di moduli fv – si evidenzia come il Governo italiano abbia contribuito a incentivare la produzione di moduli fotovoltaici made in Ue con Transizione 5.0, attiva nel 2025; dall’altro, con l’iperammortamento, attivo dal 2026, tale produzione viene affossata, poiché si è determinato di fatto un monopolio a favore di un’unica azienda, escludendo i moduli made in Ue della lista A del Registro Enea. La volontà espressa con l’Industrial accelerator act in discussione in Europa non è sicuramente quella di creare dei monopoli nazionali, anzi, è l’esatto opposto. L’intera filiera del fotovoltaico considera questo monopolio insostenibile e anacronistico, chiedendone a gran voce una modifica immediata», come mostrano le prese di posizione pubblicamente assunte in questi mesi da Italia Solare (che raggruppa oltre 1500 soci del fotovoltaico su tutta la filiera) o Anie Confindustria (con 1.100 aziende associate e 480.000 addetti).

«Si ricorda che col recente decreto Fiscale – concludono i produttori – è stato eliminato il vincolo del Made in Ue per i beni strumentali, decisione giustificata nei giorni scorsi dal viceministro del Mef Maurizio Leo, poiché tale vincolo sarebbe stato potenzialmente discriminatorio. Premesso che tale eliminazione rappresenta un passo indietro rispetto allo sviluppo delle filiere Ue, non è chiaro, allora, come non possa essere considerata discriminatoria una norma che, addirittura, determina un monopolio di fatto nel fotovoltaico e che si pone in contrapposizione ai principi di Nzia. Su tema del monopolio, inoltre, vari produttori Made in Ue hanno presentato un reclamo ufficiale alla Commissione Europea per verificare se tale norma violi il principio di divieto di aiuti di Stato. Ribadiamo, infine, la proposta di buon senso espressa nel nostro comunicato del 31 marzo scorso, con la quale si chiede di riammettere i moduli della lista A del Registro Enea, prevedendo una decurtazione dell’aliquota di iperammortamento al +160% anziché al +180%».

Redazione Greenreport

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