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In 44 giorni l’extracosto per l’acquisto di combustibili fossili pesa per 22 miliardi di euro

La guerra in Medio Oriente ci costa in Europa mezzo miliardo di euro al giorno

Von der Leyen: «La nostra strategia di decarbonizzazione cresce d’importanza giorno dopo giorno»
 |  Nuove energie

Sono trascorse sei settimane dall’avvio dell’ennesima guerra in Medio Oriente, deflagrata lo scorso 28 febbraio a causa degli attacchi di Usa e Israele verso l’Iran e ormai ampliata a tutta l’area, con conseguente devastanti sui mercati energetici internazionali a causa del blocco dello Stretto di Hormuz, da cui transita(va) il 20% dei flussi globali di gas e petrolio. Il risultato di questa Terza guerra del Golfo è una crisi energetica tra le due e le tre volte peggiore rispetto a quella del 1973, diventando così la più grave di sempre. E mentre i petrolieri Usa incassano extraprofitti miliardari, i costi in Europa continuano a salire.

«Dall’inizio del conflitto 44 giorni fa, la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro – annuncia oggi in conferenza stampa la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen – Questo mostra l’enorme impatto che questa crisi ha sulla nostra economia. E anche se le ostilità cessassero immediatamente, le interruzioni delle forniture energetiche dal Golfo persisteranno ancora per qualche tempo. Pertanto, abbiamo discusso anche una serie di misure che presenteremo ai leader al prossimo Consiglio europeo informale a Cipro, la settimana prossima».

Una comunicazione in merito è attesa per mercoledì, ma oggi c’è già un’idea sulle diverse misure che potranno essere presentate: acquisti coordinati tra Stati membri per riempire gli stoccaggi di gas a miglior prezzo, rilasci coordinati delle scorte petrolifere, regole più flessibili sugli aiuti di Stato, sostegni economici mirati a categorie vulnerabili.

Un pilastro d’azione sta nel tagliare la domanda di combustibili fossili – l’esatto contrario di quanto deciso dal Governo Meloni, che invece ha deciso d’incoraggiarla tagliando piuttosto le accise alla pompa di carburante –, ad esempio usando le «leve dell’efficienza energetica, come la ristrutturazione degli edifici», per le quali l’Italia non ha ancora presentato il Piano nazionale previsto entro fine 2025 dalla direttiva Ue “Case verdi”.

«Allo stesso tempo abbiamo bisogno anche di misure più strutturali – argomenta von der Leyen – per abbassare i prezzi dell’energia e dare sollievo a cittadini e imprese. Abbiamo già avuto discussioni costruttive all’ultimo Consiglio europeo sulle quattro componenti di costo della bolletta energetica. La parte più grande è naturalmente la fonte energetica in sé. Ma poi ci sono gli oneri di rete, le tasse e i prelievi. La parte più piccola è l’Ets», ovvero il mercato europeo della CO2 che il Governo Meloni e Confindustria avrebbero voluto sospendere (scontrandosi con la contrarietà dell’Ue, che ha introdotto solo una modifica alla Riserva di stabilità in attesa di una riforma più ampia attesa per luglio) nonostante pesi solo il 3% sulla bolletta delle famiglie.

Su tasse e oneri Bruxelles sta lavorando a nuove proposte legislative, ma il vero elefante nella stanza è la dipendenza da gas e petrolio, il cui import è costato 46 miliardi di euro solo all’Italia lo scorso anno. «Questa è la seconda crisi dei combustibili fossili in pochi anni. C’è una cosa che tutti questi eventi stanno rendendo chiara – spiega la presidente della Commissione Ue – Stiamo pagando un prezzo molto alto per la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili. E la dura realtà per il nostro continente è questa: l’energia da combustibili fossili resterà l’opzione più costosa negli anni a venire. Ma, dall’altra parte, l’Europa ha anche dei punti di forza: l’elettricità prodotta in Europa da rinnovabili e nucleare. E quindi, la nostra strategia di decarbonizzazione non solo è stata confermata negli ultimi anni, ma cresce d’importanza giorno dopo giorno. L’unica via d’uscita duratura dalla dipendenza dai fossili è modernizzare spostando la generazione elettrica verso rinnovabili e nucleare e elettrificando l’economia il più rapidamente possibile. E queste fonti di energia pulita devono essere integrate meglio nel sistema energetico. Al momento, enormi volumi di energia pulita restano inutilizzati o addirittura sprecati. Quindi ciò di cui abbiamo bisogno sono stoccaggi, flessibilità e accelerare le connessioni tra reti».

Per l’Italia che non ha un parco nucleare attivo e pensa di ri-attivarlo lanciandosi su soluzioni in sperimentazione da decenni come i piccoli reattori modulari (Smr) non c’è convenienza a puntare sull’energia dall’atomo, mentre l’avrebbe seguire il modello spagnolo di forte crescita delle energie rinnovabili. Eppure, al contrario di quanto accade nel resto del mondo, lungo lo Stivale gli ostacoli normativi e la disinformazione ne frenano la diffusione: la corsa all’installazione di nuovi impianti rinnovabili nel corso del 2025 si è fermata a 7,2 GW (-3,9%) e la produzione di elettricità pulita a 130.937 GWh (-2,3%), entrambi dati in calo rispetto all’anno precedente. Eppure la sola fonte solare, a livello Ue, dall’inizio della guerra in Medio Oriente sta facendo risparmiare 110 milioni di euro al giorno sull’import di combustibili fossili.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.