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Mille Comunità energetiche rinnovabili non possono bastare

Legambiente presenta il focus “Energia Condivisa: costruire comunità per un futuro 100% rinnovabile” e indica 7 azioni per incentivare le Cer
 |  Nuove energie

Le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) stanno diventando uno degli snodi più interessanti della transizione energetica italiana ed europea. Si tratta di configurazioni di autoconsumo collettivo in cui cittadini, imprese, enti locali e associazioni condividono l’energia prodotta da impianti rinnovabili, trasformando la produzione elettrica in un’infrastruttura diffusa e partecipata. Un modello che punta a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, sempre più intrecciate con instabilità geopolitiche e crisi climatiche, e a redistribuire valore economico e sociale sui territori, rafforzando al tempo stesso coesione e resilienza locale.

Il nuovo focus di Legambiente però ci racconta di quante criticità siano ancora aperte nel percorso delle Comunità energetiche rinnovabili in Italia, pur dentro una fase di crescita evidente. Il report “Energia Condivisa: costruire comunità per un futuro 100% rinnovabile” fotografa infatti l’evoluzione delle Cer e rilancia il tema degli ostacoli normativi e regolatori che ne rallentano lo sviluppo.

Secondo i dati del Gse aggiornati a dicembre 2025, le configurazioni di autoconsumo nel Paese sono 1.561, in aumento di quasi il 40% rispetto a settembre 2025. Di queste, le Comunità energetiche rinnovabili rappresentano la quota principale, pari a 904 realtà, per 94.962 kW complessivi, distribuiti su 1.429 impianti, a beneficio di 8.653 utenti, e circa il 64% del totale nazionale della potenza installata.

In occasione del Forum QualEnergia di dicembre scorso, promosso da Legambiente insieme a La Nuova Ecologia e Kyoto Club, si era parlato di 1.127 comunità energetiche totali, una discrepanza nei dati disponibili che indica quanto non sia facile anche solo circoscrivere il fenomeno delle Cer. È in ogni caso evidente la distanza rispetto ai 5 GW di potenza incentivabile da realizzare entro il 2027, chiesta dal decreto Cer.

Oltre alle Cer, il sistema italiano comprende anche gruppi di autoconsumatori e altre configurazioni collettive che contribuiscono alla crescita complessiva dell’autoconsumo, con una potenza complessiva che supera ormai il centinaio di megawatt e una platea di decine di migliaia di utenti. La distribuzione territoriale mostra una concentrazione nelle regioni del Nord e in alcune aree del Mezzogiorno, con Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto in posizione di guida.

«Le Cer – ha commentato Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente - si affermano come protagoniste della transizione energetica, trasformando il modo in cui produciamo e consumiamo energia in un’opportunità di sviluppo, resilienza e coesione per i territori. Aumenta l’interesse e la partecipazione ma serve superare ancora ritardi normativi e incertezze regolatorie. Dopo una fase sperimentale avviata nel 2020, il quadro si è progressivamente stabilizzato con il recepimento della direttiva Red II e, nel 2024, con l’introduzione degli incentivi definitivi e dei bandi del Pnrr. È urgente semplificare le regole, rafforzare gli strumenti e investire in accompagnamento e competenze, così da rendere la transizione energetica davvero accessibile e inclusiva per chiunque».

Il Premio Cer e Solidali, promosso da Legambiente in collaborazione con Generali Italia, racconta la dimensione più concreta di questo processo. Le esperienze premiate, dalla cooperativa KönCeRT in Trentino alla Cer Elba fino alla Cer Capannori in Toscana, mostrano come l’energia condivisa possa diventare uno strumento di innovazione sociale oltre che tecnologica, coinvolgendo centinaia di cittadini, amministrazioni locali e realtà del terzo settore.

Di fronte a una crescita ancora insufficiente rispetto agli obiettivi, Legambiente rilancia una serie di proposte per accelerare lo sviluppo delle Comunità energetiche rinnovabili e rimuovere gli ostacoli che ne frenano la diffusione. Tra le priorità c’è innanzitutto lo scorporo in bolletta dell’energia condivisa, per riconoscere direttamente il valore dell’autoconsumo collettivo, insieme a una riforma degli incentivi più semplice e coerente, capace di rafforzare la fiducia nei meccanismi di condivisione.

L’associazione indica poi la necessità di intervenire sulle reti elettriche, sbloccando le connessioni e superando le criticità legate alla saturazione virtuale che rallentano lo sviluppo degli impianti, e il riconoscimento delle Comunità energetiche rinnovabili termiche per ampliare il contributo alla decarbonizzazione.

Tra le altre priorità figurano la semplificazione del portale del Gse, per facilitare la gestione delle configurazioni e delle loro variazioni, il rafforzamento di bandi e strumenti di supporto con procedure più chiare e assistenza tecnica adeguata e l’eliminazione del limite del 31 dicembre 2027, mantenendo il tetto dei 5 GW per garantire continuità e certezza al settore.

Le Cer rappresentano senza dubbio uno degli strumenti più promettenti della transizione energetica, ma senza una rapida semplificazione normativa, un rafforzamento infrastrutturale e una strategia di lungo periodo, il rischio è che restino esperienze virtuose ma ancora troppo isolate rispetto alla scala della crisi climatica ed energetica in corso.

Vincenza Soldano

Vincenza per l’anagrafe, Enza per chiunque la conosca, nasce a Livorno il 18/08/1990. Perito chimico ad indirizzo biologico, nutre da sempre un particolare interesse per le tematiche ambientali, che può coltivare in ambito lavorativo a partire dal 2018, quando entra a fare parte della redazione di Greenreport.it