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Krugman spiega perché l’America si sabota da sola cedendo alla Cina il settore più importante del futuro: le rinnovabili

Il premio Nobel sottolinea nella sua ultima analisi su Substack che Trump non riuscirà a fermare la rivoluzione delle energie pulite, ma con la sua ossessione per petrolio e gas sta favorendo il dominio di Pechino nei settori dell’eolico, del fotovoltaico, delle batterie e dei veicoli elettrici. E la guerra in Iran accelererà questo processo. «Alla fine, non stiamo solo bruciando combustibili fossili; stiamo bruciando anche il nostro futuro»
 |  Nuove energie

«Donald Trump vuole fermare la rivoluzione delle energie rinnovabili. Ma non ci riuscirà: essa continuerà ad avanzare in tutto il mondo perché i dati economici e scientifici sono inoppugnabili». Lo scrive il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman osservando che l’unica cosa che però Trump può però fare è far perdere un’occasione all’America e favorire invece un avversario commerciale come Pechino: «Il grande vincitore geopolitico dell’ostilità di Trump nei confronti della rivoluzione energetica sarà la Cina, che domina il settore delle infrastrutture per le energie rinnovabili». Una previsione, la sua, che tra l’altro potrebbe avverarsi prima del previsto a causa della crisi energetica innescata proprio dai bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran alla fine di febbraio, perché «l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas, unita alla minaccia di carenze, ha messo in evidenza quanto sia rischioso fare affidamento sui combustibili fossili».

Nell’ultima riflessione pubblicata su Substack, Krugman osserva che la Francia e la Spagna, che producono energia elettrica prevalentemente da fonti non fossili, sono state in parte protette dalle ripercussioni della guerra, mentre «l’Italia, fortemente dipendente dal gas, ne ha risentito pesantemente»: «Inoltre, la decisione di Trump di contrastare il blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran bloccando a sua volta lo Stretto di Hormuz rafforza sicuramente la percezione che affidarsi al petrolio e al Gnl statunitensi – cosa che i paesi saranno costretti a fare se non passeranno al solare e all’eolico – non sia sicuro. Chi può garantire che un’America imprevedibile non cercherà di strumentalizzare la dipendenza degli altri paesi dalla nostra energia? Così l’avventurismo di Trump in Iran ha scatenato una corsa globale agli investimenti nell’energia solare, nell'energia eolica e nelle batterie che rendono l'energia rinnovabile operativa 24 ore su 24, 7 giorni su 7. E dove si procurerà il mondo la maggior parte delle attrezzature per l’energia rinnovabile di cui ha bisogno? Dalla Cina. La Cina è l’officina del mondo. Il suo settore manifatturiero è più grande di quello di Stati Uniti, Giappone, Germania e Corea del Sud messi insieme».

Ormai la Cina non è più solo la fabbrica del mondo per beni a basso costo, osserva il premio Nobel per l’Economia, bensì è diventata il leader indiscusso nel settore della transizione energetica, producendo batterie, pannelli solari, veicoli elettrici come nessun altro paese al mondo soddisfacendo tanto il mercato interno quanto alimentando la domanda estera. Al contrario, l’America di Trump ha fatto passi indietro su questo fonte: «Sotto la presidenza Biden, gli Stati Uniti hanno intrapreso misure indispensabili per lo sviluppo dei propri settori elettrotecnici, in particolare quello delle batterie e dei veicoli elettrici. Hanno inoltre cercato di accelerare la crescita delle energie rinnovabili in generale. Ma l’amministrazione Trump non solo ha cancellato tutti i programmi di Biden sulle energie rinnovabili, ma sta anche cercando attivamente di bloccare gli investimenti commerciali privati in questo settore».

Il problema per gli americani, scrive Krugman, è che quando gli Stati Uniti riusciranno a liberarsi dall’ossessione di Trump per i combustibili fossili, «ammesso che ci riescano, il vantaggio della Cina nella produzione di energie rinnovabili sarà probabilmente insuperabile»: «Ora, un mondo che dipende dalla Cina per i pannelli solari e le batterie non è necessariamente una cosa negativa. È certamente meno rischioso per la maggior parte delle nazioni, sia dal punto di vista politico che economico, che affidarsi alle importazioni di Gnl dal Qatar — o, a questo punto, dagli Stati Uniti.

Inoltre, sebbene l’amministrazione Trump sia piena di negazionisti del cambiamento climatico, il cambiamento climatico continua. Marzo è stato un mese da record per le temperature negli Stati Uniti».

Conclude amaramente il premio Nobel nella sua analisi: «Considerata la velocità con cui il pianeta si sta riscaldando, l’abbandono dei combustibili fossili non potrà avvenire abbastanza in fretta. Il luogo in cui sono state prodotte le attrezzature necessarie per realizzare tale transizione è una questione secondaria. Eppure è triste vedere questo Paese sabotarsi da solo e cedere alla Cina il settore più importante del futuro. Così facendo, ci rendiamo più poveri, tecnologicamente arretrati e meno influenti in un mondo che sta correndo verso la rivoluzione energetica. Alla fine, non stiamo solo bruciando combustibili fossili; stiamo bruciando anche il nostro futuro».

Redazione Greenreport

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