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Installare 20 GW di rinnovabili all’anno: come e perché viene spiegato nella nuova puntata del nostro podcast

È online la selezione a cura di Maurizio Izzo delle principali notizie pubblicate nel corso dell’ultima settimana. Al centro c’è sempre la guerra e la crisi energetica, ma c’è anche una buona notizia: viene dalla Toscana e in particolare dalle aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata
 |  Nuove energie

Anche la nuova puntata del podcast “La settimana di Greenreport” gira intorno alla guerra, «ma invece che pensare a un ritorno alla normalità vogliamo pensare all’uscita dalla crisi in una direzione diversa», dice in apertura il direttore responsabile del nostro giornale, Maurizio Izzo: È quella che ci indica l’economista Agostino Re Rebaudengo. È evidente, dice, che ci vorrà molto tempo per tornare alla normalità, una normalità alla quale dovremmo invece preferire l’equilibrio energetico, più sicuro e competitivo, che solo la transizione può garantire. La prima azione è installare 20 GW di rinnovabili all’anno nel periodo 2027 – 2030. La seconda azione è sbloccare gli oltre mille progetti rinnovabili in attesa delle autorizzazioni, una condizione necessaria alla realizzazione di 20 GW all’anno. La terza azione è promuovere l’elettrificazione dei consumi il più velocemente possibile. Si tratta di un programma che per l’Italia è quanto mai necessario visto che siamo il Paese europeo con la maggiore dipendenza dalle importazioni di fossili, pari al 75%, uno svantaggio che aumenta le bollette elettriche perché solo il 41% dell’elettricità è rinnovabile.

Detto questo, la guerra, intanto, ci costa un botto e mentre i petrolieri Usa incassano extraprofitti miliardari, i le bollette in Europa continuano a salire. «Dall’inizio del conflitto, la bolletta europea per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro – ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen – Questo mostra l’enorme impatto che questa crisi ha sulla nostra economia. E anche se le ostilità cessassero immediatamente, le interruzioni delle forniture energetiche dal Golfo persisterebbero ancora per qualche tempo».

Tra l’altro, prosegue Izzo nella selezione delle principali notizie che abbiamo pubblicato nel corso dell’ultima settimana, l’aumento dei costi non ha lo stesso peso per tutti e la Fao lancia l’allarme per gli effetti che il blocco dello stretto di Hormuz potrebbe avere sul prezzo delle merci agricole. Tra le navi ferme ce ne sono infatti centinaia che trasportano prodotti agricoli e se non arrivano sul mercato i prezzi vanno alle stelle e questo potrebbe innescare una serie di effetti a catena. Avvertono gli esperti dell’agenzia Onu che «il tempo stringe» e che i calendari agricoli espongono i paesi più poveri al rischio maggiore

Segnalazione successiva: Mauro Grassi è intervenuto nei giorni scorsi al convegno dell’associazione nazionale costruttori che aveva per tema il contrasto al dissesto idrogeologico. Grassi ha ricordato la profonda asimmetria tra fabbisogni e risorse. La mitigazione climatica continua ad assorbire la quasi totalità degli investimenti: per restare entro la soglia critica di 1,5–2 °C sarebbero necessari ogni anno tra i 7 e gli 8,5 trilioni di dollari, mentre la spesa effettiva supera di poco il trilione. La transizione è avviata, ma procede a una velocità insufficiente.

«Ed eccoci finalmente alla buona notizia – dice Izzo chiudendo questa nuova puntata del podcast – viene dalla Toscana: all’interno delle aree geotermiche di Larderello e del Monte Amiata si nascondono infatti volumi di migliaia di chilometri cubi ricchi in fluidi magmatici, localizzati tra 8 e 15 chilometri di profondità nella crosta continentale. È il risultato di una ricerca condotta dall’Università di Ginevra insieme all’Istituto di geoscienze e georisorse del Cnr di Firenze che apre nuove prospettive sia sul piano della conoscenza geologica sia su quello delle possibili applicazioni energetiche».

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.