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La destra è fossile, per Salvini il Green deal è un «mostro ideologico»

Poche persone a Milano per la manifestazione dei sovranisti. Per i padroni del settore petrolifero e del gas, e la politica che li sostiene, la situazione sta arrivando a un punto di non ritorno. E non è un caso che le forze progressiste continentali si siano date appuntamento a Barcellona: cartoline dalla Catalogna, con Pedro Sánchez e Elly Schlein abbracciati, mentre a Milano l’immagine di Alberto Da Giussano dietro il leader della Lega è la fotografia di una società fossilizzata
 |  Nuove energie

Sono ciechi ma parlano anche troppo. Non vedono, non vogliono vedere che l’ennesima guerra in Medio Oriente ha provocato uno choc petrolifero di dimensioni planetarie. Le compagnie ‘fossili’, quelle del petrolio e del gas, stanno facendo extra profitti giganteschi sulla pelle della gente comune. Eppure le destre, non solo quelle italiane, non abbandonano ricette fallimentari che mettono a rischio l’equilibrio ecologico, oltre che i bilanci dei contribuenti. Dal palco di Milano, ad esempio, il leader leghista Matteo Salvini parla come se fosse un gioco da ragazzi il ritorno al nucleare e l’acquisto di gas russo. Due obiettivi illusori, non certo a portata di mano. Mentre in Germania è ripresa, con imponenti manifestazioni di piazza, la protesta contro le politiche energetiche del governo di centrodestra, che ha drasticamente ridimensionato le misure di contrasto al cambiamento climatico. Quel Green deal, odiatissimo dalle destre continentali, che l’Unione europea ha cercato di mettere in archivio, ma che ora torna al centro dei riflettori come unica soluzione, anche economica, a questa ennesima crisi energetica globale. Lo dimostra la Spagna, guidata da un governo progressista, che grazie agli investimenti sulle energie rinnovabili sta subendo meno degli altri gli effetti della crisi di Hormuz.

Ma all’ombra della Madonnina, alla manifestazione dei sovranisti europei, i cosiddetti patrioti salviniani rifiutano di vedere cosa sta accadendo sotto i loro occhi. Un atteggiamento comune, peraltro, a quello dei loro alleati di governo. Così Salvini parla del Green deal come di un «mostro ideologico», un comunismo verde (non padano) che va cancellato dall’agenda politica europea e italiana. A dimostrazione che le destre restano legate e doppio filo a quel comparto industriale che del fossile fa la sua ragione di vita e di prosperità. Ad ascoltare l’indegno erede di Umberto Bossi, che invece di politica ne capiva parecchio, qualche migliaio di persone, sperdute in una piazza del Duomo troppo grande per accorgersi di loro. Anche il soccorso nero dei trattori padani è un’arma spuntata, perché un vulcano in ebollizione, quello degli autotrasportatori, sta per eruttare lava incandescente, visto i costi dei carburanti in quotidiana risalita. E non si potranno tagliare le accise ancora a lungo, sacrificando naturalmente il welfare residuo per convincere il popolo sovrano che l’importante è avere la benzina a 2 euro e il gasolio a 2 euro e mezzo. Perfino il ministro Pichetto Fratin ammette che c’è bisogno di più fonti rinnovabili per la ‘sicurezza energetica’. Poi delira anche lui sul nucleare. Si naviga a vista, appesi alle evoluzioni - ma è meglio dire involuzioni - dello stato di guerra permanente che, come è noto, mette a repentaglio qualsiasi progetto di transizione ecologica virtuosa. Ma per i padroni del fossile, e la politica che li sostiene, la situazione sta arrivando a un punto di non ritorno. E non è un caso che le forze progressiste continentali si siano date appuntamento a Barcellona. Cartoline dalla Catalogna, con Pedro Sánchez e Elly Schlein abbracciati, mentre a Milano l’immagine di Alberto Da Giussano dietro Matteo Salvini è la fotografia di una società fossilizzata. ‘Senza paura, padroni a casa nostra’ è uno slogan che non fa più presa, perché di paura in giro ce ne è parecchia, anche fra i padroncini cari alla Lega.        

Frida Nacinovich

Frida Nacinovich (Pisa, 1971). Giornalista professionista, inizia l’attività nel 1995 collaborando con i quotidiani Liberazione e il manifesto, nel 1998 viene assunta a Liberazione, diretta da Sandro Curzi. Inviata parlamentare, vincitrice del premio Sulmona nel 2000, è stata coautrice del libro “Ditelo a Sparta” (Graphos) sulla guerra nei Balcani; di “Una finestra al quarto piano” (Ediesse), con Franco Garufi e Andrea Montagni; e de “Le cinque bandiere – 1967-2013” (Punto Rosso), ancora con Montagni. Collabora con la Rai e con Sky in televisione. Dal 2014 al 2017 è assistente politica dell’europarlamentare Curzio Maltese (Gue/Ngl) a Strasburgo e Bruxelles. Nel 2018 esce “Con parole loro. L’amore per il lavoro nella tempesta del postfordismo”, Ediesse collana Materiali, più di cento voci per lanciare anche un messaggio d’amore al lavoro, faticoso, stressante, troppo spesso malpagato e precario, ma che fa parte della vita di ciascuno di noi. Nel 2022 arriva “Il mondo è servito. Persone e ricette che migrano”, LiberEtà, undici storie di migrazione nelle quali i ricordi e la nostalgia del paese di origine si materializzano in una ricetta, nei sapori e negli odori di un piatto. Insieme ai cammini, ai viaggi della speranza, lungo i binari e in mezzo al mare, le ricette arrivano qui grazie a chi poi ce ne fa dono. Perché ovunque si cucinino le pietanze imparate dai genitori, lì c’è casa. È notista politica del mensile telematico ‘Reds’ della Filcams Cgil, e sul bisettimanale della Cgil ‘Sinistra sindacale’ (www.sinistrasindacale.it), continua a raccontare il lavoro nell’epoca della crisi, e in un mondo infestato da guerre permanenti dà spazio alle voci di pace, quelle di chi dice ‘no’ alle armi.