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È iniziata l’Era dell’elettricità: fino a quando l’Italia continuerà a respingerla?

Oltre al fotovoltaico che si consolida, la geotermia emerge come tecnologia fondamentale alla transizione: non solo per produrre elettricità ma anche per il riscaldamento urbano, il teleriscaldamento, l’accumulo termico e persino l’estrazione sostenibile di litio
 |  Nuove energie

Negli ultimi anni abbiamo imparato che le crisi non arrivano mai da sole. La crisi climatica accelera mentre quella geopolitica si infiamma; i prezzi dell’energia oscillano come non accadeva dagli anni Settanta e le infrastrutture globali mostrano la loro fragilità. È sempre più evidente, quindi, come le città diventino il luogo in cui tutta questa instabilità e vulnerabilità si manifesta con maggiore evidenza. In questo scenario, perciò, la transizione energetica smette di essere un progetto di lungo periodo e diventa un’urgenza politica, economica e sociale.

Le nuove evidenze scientifiche, del resto, non lasciano margini di ambiguità. Uno studio pubblicato su Geophysical Research Letters mostra che, con le politiche attuali, quasi tre miliardi di persone saranno esposte entro la fine del secolo a condizioni estreme di caldo e siccità. Parallelamente, i dati satellitari Copernicus rivelano che le città emettono molto più metano di quanto dichiarino, segnalando un problema strutturale di monitoraggio e governance. La crisi climatica non è più solo un tema di emissioni: è un tema di conoscenza, trasparenza e responsabilità istituzionale.

Il nuovo quadro internazionale: un sistema energetico che cambia più in fretta del previsto

Il Global Energy Review 2026 dell’IEA restituisce l’immagine di un sistema energetico mondiale in profonda trasformazione. Nel 2025 la domanda energetica globale è cresciuta dell’1,3%, meno dell’anno precedente, grazie a un clima più mite e a un’accelerazione dell’efficienza energetica. La vera novità, tuttavia, riguarda la composizione della crescita: per la prima volta nella storia, come già anticipato nei mesi scorsi anche dalla rivista Science, il solare fotovoltaico è stato la principale fonte di incremento dell’offerta energetica mondiale, coprendo oltre un quarto dell’aumento totale. Subito dopo il solare, il gas naturale ha contribuito per il 17%, mentre l’insieme delle fonti a basse emissioni ha coperto quasi il 60% della crescita globale. Da un punto di vista geografico, gli Stati Uniti hanno registrato uno dei maggiori incrementi di domanda degli ultimi vent’anni, trainati da un inverno rigido, dalla crescita industriale e dall’esplosione dei consumi dei data center. La Cina rimane il principale contributore alla crescita globale, ma con un ritmo molto più contenuto (+1,7%), frenato dall’espansione delle rinnovabili. L’India ha visto una crescita insolitamente bassa, appena dell’1%, a causa di un monsone precoce e intenso. L’Unione Europea ha registrato un aumento della domanda di gas per via dell’inverno freddo e della scarsa disponibilità di vento e acqua.

Il rapporto lo sottolinea, dunque, con forza e coscienza: il mondo è entrato nell’“era dell’elettricità”: la domanda elettrica globale è cresciuta del 3%, più del doppio della domanda energetica complessiva. Il solare ha aggiunto 600 TWh di nuova produzione, il più grande incremento annuale mai registrato per qualsiasi tecnologia. Le rinnovabili hanno quasi eguagliato la produzione globale da carbone, mentre il nucleare ha raggiunto il suo massimo storico. Lo stoccaggio elettrochimico ha superato per la prima volta gli incrementi annuali del gas naturale, con oltre 100 GW di nuova capacità installata.

Le emissioni globali di CO₂ sono aumentate dello 0,4%, raggiungendo un nuovo massimo storico, ma confermando un rallentamento della crescita. Le tecnologie pulite dispiegate dal 2019 hanno evitato oltre 35 EJ (Esajoule) di combustibili fossili e 3 miliardi di tonnellate di CO₂ nel solo 2025: un risultato significativo, ma ancora insufficiente a invertire la traiettoria climatica.

L’Europa tra vulnerabilità e accelerazione

A questa trasformazione si sovrappone la vulnerabilità strutturale dell’Europa al gas. L’Ieefa ha documentato come, per le recenti tensioni geopolitiche, i prezzi del gas sul TTF siano balzati da 20–30 €/MWh a oltre 60–70 €/MWh, trascinando con sé i prezzi dell’elettricità in Italia e Germania. Nonostante il gas rappresenti meno del 20% della generazione elettrica europea, continua a determinare il prezzo marginale per un numero sufficiente di ore da condizionare l’intero mercato. La Commissione Europea sta preparando una nuova e più robusta strategia sull’elettrificazione che punta a ridurre la tassazione sull’elettricità, accelerare pompe di calore e veicoli elettrici, rafforzare le reti e fissare un obiettivo vincolante di elettrificazione dell’economia. L’energia elettrica rinnovabile diventa così il pilastro della sicurezza energetica europea, mentre i fossili un acceleratore di rischi multipli.

La geotermia come tecnologia ponte

In questo scenario, oltre al fotovoltaico che si consolida, la geotermia emerge come una possibile, reale, tecnologia ponte tra passato e futuro. L’evento “Building the Bridge”, organizzato da SPE Italia con il supporto dell’Unione Geotermica Italiana e della piattaforma ETIP-Geothermal, ha mostrato come il settore Oil & Gas possa diventare un alleato decisivo della transizione. Le due filiere condividono competenze e processi: esplorazione, perforazione, modellazione del sottosuolo. Trasferire queste capacità verso la geotermia significa accelerare lo sviluppo di impianti profondi, ridurre i rischi e abbattere i costi. Il nuovo Strategic Energy Technology Plan europeo prevede 250 GW di capacità geotermica entro il 2040, triplicando gli investimenti in ricerca e introducendo strumenti di de-risking per il drilling profondo. La geotermia diventa così infrastruttura strategica per il riscaldamento urbano, il teleriscaldamento, l’accumulo termico e persino l’estrazione sostenibile di litio.

L’Italia davanti al bivio

L’Italia, come è noto, è uno dei Paesi europei più vulnerabili alla volatilità del gas, ma anche uno dei più ricchi di potenziale rinnovabile e geotermico. Il mercato dell’efficienza energetica, dopo il picco drogato dagli incentivi edilizi degli anni scorsi, si sta normalizzando: ricavi in calo, utili compressi, investimenti frammentati. È il segnale che servono strategie di lungo periodo, non interventi episodici. Le città italiane devono ripensare radicalmente, pertanto, il proprio modello energetico. La decarbonizzazione non può essere separata dalla demetanizzazione, né l’efficienza può essere affrontata senza integrare rinnovabili, accumuli, digitalizzazione e gestione intelligente o flessibile della domanda. Le pompe di calore e la geotermia a bassa entalpia – oggi semplificata dal decreto del 2 aprile 2026 – diventano strumenti essenziali per ridurre la dipendenza dal gas. Le comunità energetiche, se liberate dalla burocrazia ostile che le scoraggia, possono trasformarsi in infrastrutture sociali capaci di redistribuire valore e ridurre la povertà energetica.

La dimensione sociale: l’etica comportamentale come infrastruttura invisibile

La transizione, però, non è solo tecnologica. È culturale. L’etica comportamentale – la consapevolezza che ogni gesto quotidiano ha un’impronta energetica – deve diventare parte integrante delle politiche urbane. Non per colpevolizzare, ma per costruire un nuovo patto sociale basato su responsabilità condivise.

Una chiusura politica: costruire il nuovo sistema energetico urbano

In sintesi, la transizione energetica urbana è un progetto sistemico che tiene insieme giustizia sociale, sostenibilità ambientale, competitività economica e innovazione tecnologica. Richiede visione, capacità amministrativa, strumenti finanziari nuovi – come i Carbon Contracts for Difference – e alleanze tra pubblico e privato. Ogni ritardo aumenta i costi economici, sociali e climatici. Le città sono il luogo in cui si decide il futuro della transizione. Sono il laboratorio in cui si sperimenta la convivenza tra tecnologie, comportamenti, infrastrutture e diritti. Per questo la transizione energetica urbana non è solo necessaria: è la più grande occasione che abbiamo per ripensare le città come sistemi post‑fossili, resilienti, equi, capaci di generare valore e benessere in un mondo che cambia rapidamente. Ed è un’occasione che non possiamo più permetterci di perdere.

Giuseppe Milano

Giuseppe Milano, ingegnere edile-architetto ed urbanista, già giornalista pubblicista ambientale e Segretario generale del network internazionale di ispirazione cristiana Greenaccord onlus, dopo il percorso accademico al Politecnico di Bari ha partecipato prima ad un master in pianificazione territoriale e prevenzione del rischio con successivo assegno di ricerca in Ispra e poi ad ulteriori corsi di specializzazione sulle materie della rigenerazione urbana sostenibile, dell’adattamento urbano ai cambiamenti climatici, delle infrastrutture verdi e delle soluzioni basate sulla natura, delle pianificazione energetica e dell’efficientamento energetico. È autore, infine, del primo libro in assoluto in Italia sulle comunità energetiche rinnovabili alla luce del rinnovato quadro normativo comunitario e nazionale di riferimento, intervenendo da consulente per Comuni, imprese, parrocchie e realtà del terzo settore.