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Lunedì 27 aprile Legambiente manifesterà in piazza Capranica (Roma) al Climate pride

Il prezzo della dipendenza: l’Italia importa oltre il 90% di combustibili fossili, le bollette salgono

Negli ultimi 5 anni la produzione da rinnovabili è cresciuta solo del 10% contro il 41,9% della Spagna, mentre ci sono oltre 1.700 progetti fermi in attesa di valutazione al ministero dell’Ambiente
 |  Nuove energie

Nel giorno d’apertura della Conferenza internazionale di Santa Marta, in Colombia, la prima dedicata alla transizione dai combustibili fossili, Legambiente presenta il nuovo report Il prezzo della dipendenza e torna a denunciare i ritardi italiani nella transizione energetica. Il quadro che emerge è quello di un Paese ancora fortemente esposto alle fonti fossili, con ricadute dirette sui costi dell’energia e sulla sicurezza degli approvvigionamenti.

Secondo i dati diffusi dall’associazione ambientalista, l’Italia importa il 95% del gas fossile e il 91% del petrolio che consuma. Tra i principali fornitori figurano l’Algeria, con 23.267 milioni di metri cubi di gas importati nel 2024, e l’Azerbaigian, con 10.314 milioni di metri cubi: insieme hanno coperto il 54,2% della domanda nazionale di gas fossile. Seguono Qatar, con 6.902 milioni di metri cubi pari all’11,1%, Russia, con 5.696 milioni di metri cubi pari al 9%, Libia, con 1.407 milioni di metri cubi pari al 2,3%, e Stati Uniti, da cui l’Italia importa 5.186 milioni di metri cubi, pari all’8,2%.

È il risultato di una dipendenza strutturale: tra il 2000 e il 2025 la Penisola ha consumato in media 73.816,6 milioni di metri cubi di gas fossile all’anno, con il picco registrato tra il 2006 e il 2008, quando i consumi medi sono arrivati a 84.695 milioni di metri cubi. Mediamente il 90% di questo fabbisogno è stato coperto con importazioni arrivate da almeno 26 Paesi diversi.

Questa dipendenza pesa anche sulle bollette. Tra gennaio e aprile 2026, l’Italia ha registrato un prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso pari a 130,5 euro/MWh, il più alto tra i cinque Paesi europei presi in esame da Legambiente. Seguono Olanda, con 100,1 euro/MWh, Germania, con 99,8 euro/MWh, e Francia, con 70,4 euro/MWh. La Spagna, invece, si ferma a 42,5 euro/MWh, grazie al disaccoppiamento di fatto raggiunto – grazie alle rinnovabili – tra prezzi del gas e dell’elettricità all’ingrosso. In Italia il gas ha determinato il prezzo all’ingrosso dell’elettricità per l’89% delle ore dei primi 69 giorni del 2026, contro il 15% della Spagna, il 42% dell’Olanda e il 40% della Germania.

Il nodo resta il mix elettrico nazionale, ancora incentrato per quasi la metà sul gas fossile: nel 2025 questa fonte ha rappresentato il 47,3% della produzione totale di energia elettrica italiana, contro il 21,5% della Spagna e il 34,8% dell’Olanda. Le rinnovabili in Italia, negli ultimi cinque anni, sono cresciute solo del 10%, mentre in Spagna hanno segnato un aumento del 41,9%, passando da 113,8 a 161,5 TWh e arrivando a generare il 56% della produzione elettrica complessiva. Anche Germania e Olanda registrano quote elevate di elettricità rinnovabile, pari rispettivamente al 58,8% e al 51,2%.

Per Legambiente il ritardo italiano non dipende dalla mancanza di progetti, ma dagli ostacoli autorizzativi. Sono infatti oltre 1.700 gli impianti a fonti pulite in attesa di valutazione al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, tra ritardi della Commissione tecnica Via Pnrr-Pniec, opposizioni del ministero della Cultura e lentezze della Presidenza del Consiglio. Nel frattempo, denuncia l’associazione, il Governo continua a puntare su nuovi approvvigionamenti di gas, infrastrutture fossili e ritorno al nucleare.

«A quattro anni dall’invasione militare della Russia in Ucraina e di fronte a quadro geopolitico internazionale sempre più difficile – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – l’Italia dimostra di non aver ancora imparato la lezione, restando fortemente dipendente dalle fonti fossili, inquinanti e climalteranti, e con una politica energetica miope che punta su rigassificatori, nuovi fornitori di gas e un surreale ritorno al nucleare». Per Ciafani, «il Governo prenda esempio dalla Spagna, investa davvero sulle fonti rinnovabili rimuovendo quegli ostacoli burocratici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo insieme ad un piano di uscita dalle fossili da presentare alla Conferenza di Santa Marta in Colombia».

Il report del Cigno verde dedica particolare attenzione anche alla crescita del gas naturale liquefatto. In Italia il Gnl pesava per il 6% delle importazioni nel 2002, con 3.539 milioni di metri cubi, mentre nel 2024 è arrivato al 25%, con 14.717 milioni di metri cubi. Il Paese lo importa soprattutto da Qatar e Stati Uniti: nel 2024 dal primo sono arrivati 6.902 milioni di metri cubi, pari al 43% del totale, mentre dagli Usa 5.186 milioni di metri cubi, pari al 33%.

Per uscire da questa condizione, Legambiente avanza 15 proposte al Governo, a partire da un Piano al 2030 per l’eliminazione e la rimodulazione dei sussidi ambientalmente dannosi, lo stop immediato alle nuove infrastrutture legate al gas fossile e l’abbandono delle politiche pro-nucleare. L’associazione chiede inoltre il rispetto dei tempi autorizzativi per gli impianti rinnovabili e una seria politica di riqualificazione degli edifici residenziali, in linea con la Direttiva Epbd sulle case green.

«In Italia – aggiunge Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente – per abbassare il costo dell’energia è fondamentale non solo accelerare la transizione ecologica incentrata sulle rinnovabili, rafforzando anche le politiche di efficientamento energetico, ma anche puntare sull’accelerazione del prezzo zonale e dinamico così come sul disaccoppiamento delle fonti». Per Eroe, «solo con le rinnovabili e con l’efficienza energetica possiamo renderci indipendenti dalle fonti fossili, possiamo giocare un ruolo geopolitico importante portando pace e uguaglianza».

Legambiente porterà queste rivendicazioni lunedì 27 aprile a Roma, in piazza Capranica, a pochi passi dal Parlamento, dove alle 11 parteciperà insieme a un vasto cartello di associazioni al Climate pride, con lo slogan «La pace è rinnovabile, la guerra è fossile».

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.