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Da Santa Marta una roadmap per dire addio ai combustibili fossili

Fino al 29 aprile nella cittadina colombiana si radunano 2800 delegati tra economisti, ingegneri energetici, esperti tecnologici, attivisti per il clima, leader delle popolazioni indigene, rappresentanti sindacali e della società civile, per riprendere la “tabella di marcia” bloccata alla COP30 e costruire una “coalizione di paesi volenterosi” che condividono piani equi e giusti per la transizione energetica delle loro economie lontano da petrolio, gas e carbone
 |  Nuove energie

Sarò una contro COP? Mettete insieme la Colombia, economia che ricava il 50% del suo PIL dall’export del carbone e l’Olanda, sede storica della Royal Dutch Shell una delle più importanti multinazionali petrolifere, e avrete i due paesi promotori della  Prima Conferenza Internazionale sulla Transizione Giusta per l’uscita dall’uso dei combustibili fossili. Questa settimana si danno appuntamento 54 stati tra i quali anche importanti produttori di gas e petrolio, come Messico, Brasile, Angola e Nigeria per trasformare l’abbandono dei fossili – obiettivo ripetutamente sollevato ma eluso dalle passate trenta conferenze ONU sul clima – in una realtà realizzabile.  

Fino al 29 aprile a Santa Marta, cittadina colombiana affacciata  sul mar caraibico, si radunano 2800 delegati tra economisti, ingegneri energetici, esperti tecnologici, attivisti per il clima, leader delle popolazioni indigene, rappresentanti sindacali e della società civile, per riprendere la “tabella di marcia” bloccata alla COP30 e costruire una “coalizione di paesi volenterosi” che condividono piani equi e giusti per la transizione energetica delle loro economie lontano da petrolio, gas e carbone.

Tre anni fa in occasione della COP28 l'appello all’uscita dai combustibili fossili nei sistemi energetici, in modo giusto, ordinato ed equo è stato salutato come «l'inizio della fine» dell'era dei combustibili fossili. È rimasto un annuncio e la frustrazione per la mancanza di progressi è esplosa durante l'ultima conferenza, la COP30 in Brasile, spingendo un gruppo di 85 paesi a firmare la Dichiarazione di Belém, primo passo verso la Conferenza in Colombia.

La notizia incoraggiante è che la traiettoria è segnata: le fonti pulite coprono oltre il 40% dell’aumento della domanda mondiale di energia primaria secondo il Global Energy Review 2026 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia. Ma visto dalla prospettiva dello “stock”, il peso complessivo dei fossili sulla domanda globale di energia rappresenta ancora circa 80%. In oltre 30 anni di battaglie e annunci l’incidenza è diminuita di appena 1,6 punti percentuali.  Il senso della sfida è chiaro ai delegati radunati in Colombia che ascolteranno anche le possibili soluzioni. Nella nuova bozza di tabella di marcia elaborata da esperti internazionali in collaborazione con funzionari colombiani, il piano sostiene che una rapida transizione verso fonti rinnovabili più economiche ed efficienti apporterebbe benefici a lungo termine in termini di sicurezza energetica, salute, clima ed economia.

Secondo le stime della roadmap, ridurre del 90% l’uso dei combustibili fossili entro il 2050 consentirebbe alla domanda energetica di continuare a crescere, generando al contempo benefici economici diretti stimati in 280 miliardi di dollari nei prossimi 24 anni. Per realizzare questa transizione sono necessari ingenti investimenti iniziali, ma già all’inizio degli anni ’40 ciò comporterà un risparmio netto annuo per l’economia colombiana, si legge nello schema che sarà discusso e perfezionato durante la Conferenza.

Ispirato in parte al modello della commissione britannica sui cambiamenti climatici, il piano prevede tappe fondamentali a livello nazionale e settoriale per l’eliminazione dei combustibili fossili, in linea con gli scenari che mirano a limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C entro la fine del secolo. L’obiettivo è stimolare governi e istituzioni ad avvalersi delle analisi, dei documenti programmatici e del contributo del gruppo di esperti per rafforzare i contributi determinati a livello nazionale, orientare le strategie settoriali e accelerare l'attuazione di transizioni energetiche eque e ordinate nei diversi contesti nazionali.

Il comitato sarà presieduto da Vera Songwe, copresidente camerunese del Gruppo di esperti di alto livello sulla finanza climatica; Ottmar Edenhofer, direttore e capo economista tedesco del Potsdam Institute for Climate Impact Research; e Gilberto M Jannuzzi, professore brasiliano di sistemi energetici presso l'Universidade Estadual  di Campinas. La Prima Conferenza Internazionale sulla Transizione Giusta non è un consesso di irrazionali idealisti. Esiste ancora un margine di manovra per realizzare la transizione energetica secondo Jannuzzi: «Tecnicamente non ci sono problemi. Il problema è come diffondere le informazioni e garantire i finanziamenti».

Patrizia Feletig

Laureata in Economia e commercio alla LUISS di Roma, lavorato nel settore finanziario (Morgan Guaranty Trust), nella comunicazione aziendale (Shandwick Group) e nell’energia (Forum Nucleare Italiano, Assoelettrica, Sharengo). Consigliere di amministrazione Sogin (2016-2019) Giornalista pubblicista ha collaborato per stampa, TV e radio. Ha pubblicato libri sul nucleare, le energie rinnovabili e le tecnologie green. Ultimo titolo “Caccia Grossa alla CO2”, Milano Finanza Editori, 2022. È advisor del Guarini Institute for Public Affairs John Cabot University Rome, membro del Comitato Scientifico della Fondazione Luigi Einaudi e presidente dell’Associazione Copernicani, advocacy group sui temi dell’innovazione.