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Bonelli: «Con la bocciatura dell’emendamento di Alleanza Verdi e Sinistra, la destra si tiene aperta la porta all’uso militare del nucleare»

La destra si appella alla tassonomia Ue per definire «sostenibile» il nucleare in Italia, ma esperti e opposizione svelano il bluff

Mentre Meloni in Senato annuncia una legge delega entro l’estate sul ritorno dell’atomo nel nostro Paese, alla Camera si votano i primi emendamenti che secondo i pro-nuke dovrebbero consentire di utilizzare tecnologie già disponibili senza attenderne altre non ancora pienamente commercializzate (Smr in primis). Ma il ricercatore Luigi Moccia spiega: «Ai sensi del regolamento della tassonomia europea, il nuovo nucleare è definito sostenibile se e solo se c’è anche un progetto entro il 2050 per il deposito geologico dei rifiuti ad alta attività». Ma questo passo del tutto preliminare ancora non è stato ancora compiuto
 |  Nuove energie

«Chiacchiere atomiche per rallentare le rinnovabili e favorire così le fossili». Luigi Moccia giorni fa sintetizzava così sulla piattaforma social X l’accelerazione impressa dal governo sul ritorno dell’atomo in Italia. I lettori di Greenreport conoscono bene quanto siano approfondite le analisi del ricercatore, ma in questo caso l’autorevole firma del nostro giornale offre con una manciata di parole un impeccabile sunto di quel che avviene in Parlamento. Mentre il ministro Pichetto Fratin e anche la premier Meloni promettono nome attuative entro l’anno e legge delega entro l’estate (con il primo sbeffeggiato da Calenda e la seconda da Renzi), le commissioni Ambiente e Attività produttive a Montecitorio hanno iniziato a discutere e votare i vari emendamenti di maggioranza e opposizione. Come da copione, quelli del centrosinistra sono stati cassati, mentre tra quelli presentati dalla destra e passati ce ne sono alcuni che fanno cantar vittoria ai pro-nuke. In particolare, ce n’è uno che fa riferimento alla tassonomia dell’Unione europea da inserire all’articolo 1 dopo la parola «sostenibile» (aggettivo riferito al nucleare) e uno che apre alla produzione di «combustibile nucleare» in Italia.

Per chi è favorevole al ritorno del nucleare nel nostro paese siamo di fronte a un primo passo importante, perché non si rimanderebbe più soltanto a tecnologie ancora non pienamente commercializzate (Small modular reactors in primis) ma a quelle ora disponibili. Ma la situazione non sta così. Perché a parte il fatto che questa tesi cozza contro le bocciature referendarie espresse negli anni passati dagli italiani, il riferimento alla tassonomia Ue necessita di una corretta interpretazione. Ed eccoci all’analisi di Moccia: «Ai sensi del regolamento della tassonomia europea, il nuovo nucleare è definito sostenibile (in modo discutibile, ma tant’è) se e solo se c’è anche un progetto entro il 2050 per il deposito geologico dei rifiuti ad alta attività – scriveva nei giorni scorsi il dirigente di ricerca del Cnr – mancando questo progetto, di fatto non c’è neanche copertura della tassonomia». Concetti ribaditi dall’esperto di energia anche in un altro intervento sempre su X sul nucleare «sostenibile» in Italia. Lo riportiamo per intero, perché presenta dei riferimenti giuridici che evidentemente sfuggono ai legislatori di destra impegnati in questa partita: «Prendiamo per buone le motivazioni che hanno portato a definire questa fonte come "sostenibile" secondo la tassonomia europea. In questo documento, tra i criteri *necessari* (sottolineo necessari, non facoltativi) affinché del nuovo nucleare possa essere definito sostenibile figura il seguente (1.f) di cui riporto testualmente l'incipit: "Lo Stato membro dispone di un piano documentato suddiviso in fasi dettagliate per l’entrata in funzione, entro il 2050, di un impianto di smaltimento di rifiuti radioattivi ad alta attività...". Il riferimento è qui al deposito *geologico* dei rifiuti ad alta attività, che nel documento della Commissione è indicato come la modalità di smaltimento che garantisce il soddisfacimento degli obiettivi di sostenibilità. Se non c'è un progetto per il deposito geologico, il nuovo nucleare non può essere definito sostenibile secondo i criteri di quel documento. Ora voi direte che un progetto per un deposito in Italia esiste… e vi sbagliate. La saga attuale riguarda il deposito *di superficie*, non quello geologico! Cioè, l'Italia non ha ancora effettuato quello che è soltanto un passo preliminare, il deposito di superficie, e non ha alcun progetto per il deposito geologico. Quindi di che nucleare sostenibile stiamo parlando in Italia?».

Le osservazioni dell’esperto, benché con parole e argomentazioni diverse, riecheggiano in Parlamento anche per bocca di deputati e senatori dell’opposizione. «La destra – dichiara Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde – ha bocciato in Commissione Ambiente, durante la discussione sulla legge delega sul nucleare, l’emendamento di AVS, a firma dei deputati Bonelli e Ghirra, che chiedeva di limitare l’uso del nucleare ai soli scopi civili nella ricerca e nella produzione di energia. È una bocciatura gravissima, perché dimostra che il governo Meloni vuole tenersi aperta la porta anche agli usi militari. Se così non fosse, avrebbe potuto tranquillamente accogliere il nostro emendamento. A questo punto Meloni deve spiegare quali siano le sue reali intenzioni: vuole usare il ritorno al nucleare per aprire la strada anche agli usi militari? È una questione di una gravità inaudita e nessuno può accusarci di raccontare frottole: bastava votare il nostro emendamento per chiarire che, a prescindere dal nucleare che vogliono imporre al Paese, il suo utilizzo sarebbe stato limitato esclusivamente agli scopi civili. Con la bocciatura dell’emendamento di Alleanza Verdi e Sinistra, a firma Bonelli-Ghirra, la destra si tiene aperta la porta all’uso militare del nucleare. È inaccettabile. Ora è Giorgia Meloni in persona a dover spiegare e chiarire davanti al Paese».

Denuncia poi la deputata M5S Emma Pavanelli, capogruppo in commissione Attività produttive: «Da una parte il governo dice di essere favorevole allo sviluppo delle energie rinnovabili, dall’altra le scarica alla prima occasione utile. È quanto accaduto oggi in commissione alla Camera durante la discussione del disegno di legge delega sul nucleare. La maggioranza ha bocciato un nostro emendamento in cui chiedevamo di dare priorità allo sviluppo delle energie rinnovabili e ai sistemi di accumulo che, ribadiamo per l’ennesima volta, rappresentano uno strumento fondamentale per consentire un risparmio in bolletta per gli italiani e garantire maggiore autonomia al Paese in termini di strategia energetica. Uno schiaffo non solo ai cittadini che pagano bollette salate da quattro anni, ma anche a tutte le imprese del settore e i lavoratori. Forse per questa maggioranza l’emergenza energetica in corso è qualcosa da prendere alla leggera. Non si spiegherebbe altrimenti voler investire nel progetto di un nucleare che non risolve il problema nel breve periodo e che lascia dietro di sé una sfilza di dubbi e pareri contrari che fanno finta di non vedere. A poco servono gli annunci, si sta percorrendo la strada sbagliata e a pagarne le conseguenze sono solo gli italiani».

Quanto invece alla presunta «sostenibilità» del nucleare, dice un’altra deputata Cinquestelle nonché altra autorevole firma del nostro giornale, Patty L’Abbate: «Nucleare sostenibile? Ma assolutamente no, e nemmeno si può parlare di indipendenza dall’estero. Abbiamo uranio nel sottosuolo? Non mi sembra, e l’uranio che arriva dal Canada o dal Kazakistan, con mezzi di trasporto a combustibile fossile, come aerei o navi, comporta un’enorme emissione di CO2. Per non parlare della CO2 dall’estrazione dell’uranio. Poi dobbiamo considerare la quantità di acqua utilizzata, anche in questo caso considerando la siccità in aumento. Come possiamo attivare sul territorio altri impianti che sottraggono l’acqua necessaria all’agricoltura, già sacrificata? Quindi non possiamo dire che in Italia il nucleare sarà sostenibile». Per la deputata M5S, «solo queste due osservazioni basterebbero a far capire a questo Governo di fermarsi e non procedere con un passo che comporta solo ulteriori costi sulle spalle di cittadini e imprese. Un’energia, quella nucleare, che se siamo bravi possiamo avere fra 50 anni, ma che da ora si inizia a pagare. Le bollette aumenteranno, ovvio, e non sarà risolto il problema della povertà energetica».

Redazione Greenreport

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