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Dall’Ingv un nuovo libro illustrato per avvicinare bambini e bambine alla geotermia

Procesi: «Il problema è che la geotermia viene dimenticata o percepita come una tecnologia “di nicchia”, mentre in realtà è una risorsa strategica. Per questo è fondamentale comunicare in modo corretto, e le comunità devono poter vedere ricadute concrete»
 |  Nuove energie

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha pubblicato il libro “Il magico calore della Terra”, un testo illustrato ideato per avvicinare i bambini e le bambine delle scuole primarie alla conoscenza dei fenomeni geotermici. Il libro, sviluppato nell’ambito del progetto Irgie (Inventario delle risorse geotermiche delle isole Eolie) e pubblicato sia in italiano sia in inglese, è stato ideato e realizzato da Monia Procesi, geologa e ricercatrice Ingv, e illustrato da Federico Florindo, graphic designer e illustratore Ingv. Li abbiamo contattati per capire di cosa si tratta.

Intervista

Le tecnologie geotermiche sono nate per la prima volta al mondo in Toscana, oltre due secoli fa, per poi farsi strada nel resto del mondo. Eppure molti italiani sembra che ancora non conoscano l’energia rinnovabile custodita nel sottosuolo: c’è davvero un gap di conoscenza, e dunque informativo?

Sì, esiste ancora un gap conoscitivo sulla geotermia, soprattutto se la confrontiamo con altre fonti rinnovabili come il solare, l’eolico o l’idroelettrico, che sono molto più presenti nel dibattito pubblico e nei media. Ed è un paradosso, perché la geotermia rappresenta la rinnovabile più antica ed è nata proprio in Italia, in Toscana, dove si sono sviluppate le prime applicazioni industriali al mondo tanto da rappresentare un riferimento storico internazionale. Il problema credo sia che la geotermia viene dimenticata o percepita come una tecnologia “di nicchia”, mentre in realtà è una risorsa strategica poiché estremamente stabile grazie all’elevato fattore di capacità (circa l’85%) rendendola una fonte energetica indipendente dalle condizioni meteorologiche e dal ciclo giorno-notte, e risolutiva per alcuni territori. Inoltre può avere applicazioni molto diverse: dalla produzione elettrica, riscaldamento, climatizzazione, usi industriali e agricoli ed estrazione di materie prime strategiche. Quindi credo che serva soprattutto una maggiore educazione energetica e più divulgazione scientifica. Serve comunicare informazioni corrette in modo chiaro, semplice ed onesto, al fine di formare una popolazione giovane e adulta consapevole.

L’Ingv ha appena pubblicato il libro “Il magico calore della Terra”, dedicato a bambine e bambini delle scuole primarie: di cosa si tratta?

Risposta congiunta con Federico Florindo – illustratore del libro

“Il magico calore della Terra” è un albo illustrato che racconta a bambini e bambine le origini, le manifestazioni e gli utilizzi dell’energia geotermica, ovvero l’energia generata dal calore naturalmente presente all’interno della Terra. Attraverso un testo in rima e le oltre trenta tavole illustrate, il libro segue il dialogo tra la curiosa Lucia e suo nonno Tito, che le spiega come l’energia geotermica non solo fornisca calore nella loro casa, ma è anche una risorsa naturale preziosa e sostenibile, capace di contribuire al percorso di transizione energetica. Frutto di oltre un anno di lavoro, il libro nasce dal felice incontro tra ricerca scientifica, scrittura creativa e illustrazione. In questo caso è stato un incontro fortunato e quindi facile, perché siamo riusciti a trovare con l’illustratore Federico Florindo il giusto dialogo, in modo da poter far incontrare scienza ed arte valorizzandole reciprocamente. L’albo è stato creato cercando un equilibrio ottimale tra semplificazione e accuratezza, con l’obiettivo di rendere facilmente accessibili ai più piccoli nozioni scientifiche complesse, senza banalizzarle. Anche se bambini e bambine della scuola primaria sono il pubblico di riferimento, come ogni albo illustrato “Il magico calore della Terra” offre diversi livelli di fruizione capaci di accontentare lettori di ogni età.

Speriamo vivamente che il nostro libro entri in tante case e tante classi, e che Lucia e nonno Tito riescano a trasmettere ai lettori la stessa meraviglia che abbiamo provato noi nel crearlo.

Le copie del libro possono essere richieste scrivendo una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Secondo la Iea la geotermia ha la potenzialità per soddisfare 140 volte tanto il fabbisogno globale di energia elettrica, mentre in Italia le risorse geotermiche teoricamente accessibili entro i 5 km di profondità potrebbero soddisfare il quintuplo dell’intero fabbisogno energetico nazionale. Cosa manca per dispiegare questo enorme potenziale nel nostro Paese?

Prima di tutto bisogna distinguere tra potenziale teorico e potenziale effettivamente sviluppabile, perché non tutte le risorse possono essere utilizzate con le tecnologie attuali e nelle stesse condizioni economiche e territoriali. Detto questo, l’Italia ha sicuramente un potenziale molto importante, non solo nelle aree storiche della Toscana, ma anche in molte altre zone del Paese. Quello che manca oggi è soprattutto una combinazione di fattori: tempi autorizzativi più chiari e prevedibili, investimenti nella ricerca e nell’innovazione tecnologica, maggiore conoscenza del sottosuolo, una pianificazione energetica di lungo periodo e maggiori azioni di divulgazione-educazione. Serve rafforzare il dialogo tra ricerca, industria, istituzioni e territori. Oggi stanno emergendo tecnologie geotermiche avanzate non convenzionali che potrebbero ampliare le possibilità di utilizzo delle risorse geotermiche anche in contesti diversi da quelli tradizionali. Quindi il potenziale esiste, ma va accompagnato da ricerca, governance e capacità di trasformare la conoscenza scientifica in progetti concreti.

Come per le altre fonti rinnovabili, anche l’installazione di nuove centrali geotermoelettriche può continuare a suscitare l’insorgere di sindromi Nimby (non nel mio cortile) e Nimto (non nel mio mandato elettorale), sebbene oggi in Toscana si registri un ampio consenso istituzionale in merito alla necessità di sviluppare quest’energia pulita. Come migliorare ancora l’accettabilità sociale degli impianti?

Preferisco parlare ci consapevolezza e coinvolgimento attivo, piuttosto che di accettabilità. Nell’accettabilità potremmo trovare la necessità di accettare una scelta imposta dall’alto, invece credo siamo tutti d’accordo nel credere che sia fondamentale intraprendere percorsi utili a creare una popolazione attiva e partecipativa. Questo si può fare partendo dall’ascolto delle necessità e delle percezioni rispetto alla geotermia ed offrendo allo stesso tempo informazione trasparente, divulgazione ed educazione. Molto spesso i conflitti nascono quando i territori percepiscono di non essere coinvolti abbastanza nei processi decisionali oppure quando circolano informazioni incomplete o poco chiare da fonti che loro non ritengono non affidabili. Per questo è fondamentale comunicare in modo corretto cosa sono gli impianti geotermici, quali sono i benefici, ma anche quali sono gli impatti reali e come vengono monitorati. La credibilità si costruisce mostrando dati, controlli e risultati nel tempo. Un altro elemento importante è il rapporto con il territorio. Le comunità devono poter vedere ricadute concrete: occupazione, sviluppo locale, benefici ambientali ed energetici. Credo quindi che il punto centrale sia passare da una logica di semplice accettazione a una logica di partecipazione informata.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.