
Ottantuno anni dalla bomba su Hiroshima, per un mondo senza più nucleare

Il 6 agosto 1945 gli Stati Uniti sganciarono la bomba atomica su Hiroshima, riducendo la città in rovine e uccidendo decine di migliaia di persone; tre giorni dopo, il 9 agosto, una seconda bomba colpì Nagasaki. Le due esplosioni provocarono circa 120mila morti, cui se ne aggiunse un numero analogo negli anni successivi per le ustioni e le conseguenze delle radiazioni.
Ottantuno anni dopo, oggi Hiroshima continua a mettere il mondo di fronte alla potenza catastrofica della guerra nucleare. «È un atto che non deve mai più ripetersi», afferma Izumi Nakamitsu, alta rappresentante delle Nazioni Unite per il disarmo, intervenuta alla commemorazione a nome del segretario generale dell’Onu António Guterres.
I bombardamenti lasciarono circa 650mila sopravvissuti, conosciuti in Giappone come hibakusha. Alla fine dello scorso marzo ne erano ancora in vita circa 91mila, con un’età media ormai superiore agli 86 anni. «Attraverso le generazioni, la popolazione di Hiroshima ci ricorda che, anche dopo i momenti più bui, possiamo scegliere e costruire un futuro diverso», osserva Nakamitsu.
Quel futuro si sta però allontanando. Le divisioni geopolitiche, la sfiducia e la competizione tra le grandi potenze stanno indebolendo le regole che hanno contribuito a impedire una nuova catastrofe atomica. La pluridecennale riduzione degli arsenali si sta invertendo, il principio contrario ai test nucleari è sotto pressione e nel 2025 la spesa militare mondiale è salita a 2.900 miliardi di dollari.
«Le sciabole nucleari vengono nuovamente agitate in nome del potere e della coercizione», avverte la rappresentante dell’Onu. Eppure l’eliminazione delle armi atomiche era già al centro della prima risoluzione approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1946: una promessa ancora inattuata, ma non irrealizzabile.
Anche il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui, denuncia il progressivo indebolimento della governance nucleare internazionale: «La Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) di quest'anno non è riuscita ad adottare un documento finale. Se questa situazione dovesse persistere, la sfiducia si intensificherà in tutto il mondo riportandoci alla Seconda Guerra Mondiale».
Anche l’Italia, che il Trattato l’ha ratificato nel 1975, assume nei suoi confronti un atteggiamento contraddittorio: ospita sul suolo nazionale un abbondante arsenale nucleare – sotto il comando dell’esercito Usa – e si appresta ora ad approvare un nuovo quadro giuridico per il ritorno dell’energia dell’atomo in Italia, con l’ipotesi di costruire nuove centrali nucleari. Peccato che, come ha candidamente ammesso il presidente francese Emmanuel Macron, «senza il nucleare civile non c’è nucleare militare, senza il nucleare militare non c’è nucleare civile».





