
La calda estate del nucleare europeo a cui non porta sollievo né l'acqua dei fiumi né quella del mare

Ennesimo capitolo del romanzo estivo con protagoniste le centrali nucleari europee. Dopo i reattori spenti a luglio in Francia causa caldo e dopo che una decina di giorni fa in Romania hanno provato a far fronte al problema delle temperature dell’acqua dei fiumi utilizzata per il raffreddamento con «esplosioni controllate» lungo il Danubio, ecco che di nuovo problemi vecchi e anche nuovi tornano a disturbare i sogni dei pro-nuke (anche quelli di casa nostra, che indicano nel nucleare la soluzione ai problemi di fabbisogno energetico con cui fa i conti l'Italia). I vecchi, intanto: la Romania potrebbe essere costretta a spegnere oggi l'ultimo reattore nucleare ancora operativo a causa del nuovo calo del livello del Danubio, utilizzato per il raffreddamento dell'impianto. Lo ha annunciato Nuclearelectrica, la società pubblica che gestisce la centrale di Cernavoda. Un altro reattore era già stato fermato alla fine di luglio a causa delle ripetute ondate di calore e della siccità record che stanno colpendo l'Europa. I due reattori della centrale di Cernavoda, città nel sud-est della Romania affacciata sul Danubio, garantiscono complessivamente circa un quinto della produzione elettrica nazionale.
Le condizioni meteorologiche estreme hanno già spinto Bucarest a dichiarare lo stato di emergenza energetica per tutto il mese di agosto. La scorsa settimana le autorità hanno anche modificato il flusso del Danubio nel tentativo di mantenere operativo l'ultimo reattore. Il ministero dell'Energia ha fatto saltare una barriera di rocce, dragato il letto del fiume e affondato quattro chiatte cariche di pietre per creare una diga, riuscendo così ad aumentare di quattro centimetri il livello dell'acqua attorno all'impianto.
«La possibilità di uno spegnimento controllato del secondo reattore dipende dal monitoraggio delle previsioni meteorologiche per il prossimo periodo, dalla diminuzione del livello del Danubio e dai parametri operativi», ha spiegato ora Nuclearelectrica. La portata del Danubio è però scesa ieri al nuovo minimo storico di 1.370 metri cubi d'acqua al secondo nel punto di ingresso in Romania. Un dirigente dell'agenzia nazionale per la gestione delle acque ha affermato che, alla luce della situazione, lo spegnimento del reattore è «inevitabile». Più a monte, in Ungheria, lunedì è intanto iniziata la riattivazione di una turbina della centrale nucleare di Paks dopo una risalita del livello del Danubio. Le precipitazioni registrate a monte non avranno tuttavia effetti sulla Romania, ultimo Paese attraversato dal fiume prima di sfociare nel Mar Nero.
E ora, dopo il problema caldo e la portata dei fiumi ecco un altro episodio, nuovo per quest’estate, che mostra le criticità a cui deve far fronte il nucleare. Questa volta si tratta di una centrale che per il raffreddamento si affida non all’acqua dei fiumi ma a quella del mare. Un massiccio afflusso di meduse nelle stazioni di pompaggio dell'acqua marina della centrale nucleare di Gravelines, nel nord della Francia, ha costretto Edf, principale fornitore e produttore di energia elettrica nel Paese di proprietà statale, a chiudere tre dei suoi reattori. Nello specifico, sono stati spenti i reattori 2, 3 e 4 e la potenza dell'unità di produzione numero 1 è stata ridotta al 5%. Solo il reattore 6 funziona attualmente al 100%, mentre il reattore 5 è in fase di arresto programmato per manutenzione. «Questa situazione non ha conseguenze per la sicurezza degli impianti, per la sicurezza del personale o per l'ambiente», ha assicurato Edf. Ma il problema della necessità di spegnimento per cause esterne piuttosto impreviste resta.
Tra l’altro non parliamo di un impianto di poco conto, né di problemi non prevedibili: Gravelines è la più grande centrale nucleare dell'Europa occidentale, situata sul Mare del Nord, e aveva già affrontato lo stesso problema esattamente un anno fa. All'epoca, quattro dei suoi reattori si erano spenti automaticamente e la loro ripartenza era stata graduale: l'ultimo reattore era stato ricollegato alla rete elettrica nazionale solo dopo una decina di giorni. La presenza di meduse sulle coste del nord della Francia è regolare e stagionale, ma le segnalazioni stanno diventando sempre più frequenti. Diversi fattori spiegano la proliferazione delle meduse in tutto il mondo. Tra questi, l'aumento della temperatura degli oceani, legato al riscaldamento globale.





