Skip to main content

Le fonti pulite hanno coperto il 41,5% della domanda nazionale, contro il 44,5% dell’anno scorso

Il caldo record porta l’Italia al picco dei consumi elettrici, ma le rinnovabili avanzano troppo piano

Ancora 12 regioni in ritardo sui target d’installazione al 2030, a partire da Sardegna, Calabria e Toscana
 |  Nuove energie

La società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena aggiornato i dati fino a luglio, quando la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del 2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il 15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025).

Peccato però che al contempo il prezzo all’ingrosso dell’elettricità (Pun Index Gme) sia balzato a 157 euro/MWh, +39% su base annua, col Paese che continua a pagare lo scotto dei troppo esigui impianti rinnovabili. Eolico e fotovoltaico, invece, continuano a produrre elettricità a una frazione del costo rispetto a quello complessivo all’ingrosso, come mostrano gli esiti delle aste per gli “incentivi” – o meglio i meccanismi di stabilizzazione dei prezzi nel lungo periodo – del decreto Fer X transitorio. Si parla infatti di un prezzo medio da 72,851 €/MWh per l’eolico e 56,825 €/MWh per il fotovoltaico. Allora perché la bolletta non cala? Perché al contrario di quanto accade in Spagna, tali impianti sono ancora troppo pochi, e troppo poco accompagnati da altri meccanismi ancillari – come la diffusione delle batterie – per coprire la domanda marginale di elettricità nella maggior parte delle ore del giorno. 

Nel complesso, la produzione da fonti rinnovabili ha infatti coperto il 41,5% della domanda elettrica nazionale (contro il 44,5% dello scorso anno); in flessione risultano la fonte eolica (-20,3%), idrica (-14,9%), geotermica (-3,6%), le biomasse (-2%), mentre in aumento la sola produzione fotovoltaica (+20,6%).

Secondo le rilevazioni di Terna, a luglio la capacità installata rinnovabile è aumentata di 745 MW, in aumento di 139 MW (+18,7%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, ma si tratta di incrementi molto piccoli in valore assoluto e rispetto ai pur timidi target che il Governo Meloni si è dato.

In base ai dati Terna, ben 12 Regioni risultano in ritardo ai pur deboli obiettivi fissati dal Governo Meloni nel 2024 col decreto Aree idonee, ovvero +80.001 MW al 2030 rispetto al 2021: nell’ordine, si tratta di Sardegna, -599 MW; Calabria, -447 MW; Toscana, -302 MW; Puglia, -267 MW; Umbria, -193 MW; Basilicata, -182 MW; Molise, -181 MW; Marche, -125 MW; Abruzzo, -124 MW; Liguria, -102 MW; Valle d’Aosta, -23 MW; Sicilia, -3 MW; Emilia-Romagna, +65 MW; Campania, +91 MW; Trentino-Alto Adige, +95 MW; Friuli-Venezia Giulia, +314 MW; Veneto, +377 MW; Piemonte, +422 MW; Lombardia, +697 MW; Lazio, +1.428 MW.

impianti terna luglio 2026

Nei primi sette mesi del 2026, in Italia sono stati installati appena +4,2 GW di nuovi impianti rinnovabili, e continuando con questo ritmo a fine anno ce ne sarebbero dunque 7,1 GW, meno dei +7,2 GW registrati nel 2025 (a loro volta in calo del 3,9% rispetto al 2024).

A testimoniare lo stallo è anche il rapporto ministeriale sulla Situazione energetica nazionale: le rinnovabili coprono oggi il 20,5% dei consumi energetici lordi, quando il valore previsto dallo scenario nazionale (Pniec) per il 2030 è pari a 39,4%, mentre la revisione della Direttiva sulle energie rinnovabili (Red III) ha innalzato al 42,5% l’obiettivo vincolante nell’Ue entro il 2030, con l’ulteriore aspirazione a raggiungere il 45%.

Per raggiungere gli obiettivi 2030 Legambiente stima la necessità di oltre +11 GW di nuova potenza installata l’anno, il think tank Energy square +15 GW, mentre la filiera industriale di settore si dichiara pronta a traguardare fino a +20 GW l’anno. A frenare sono la disinformazione che limita l’accettabilità sociale dei nuovi impianti, il continuo caos normativo e la lentezza degli iter autorizzativi, che in Italia durano fino a 6 anni per il fotovoltaico e 7-8 anni per l’eolico (con numerosi casi che superano ulteriormente queste soglie); a fronte di tempi medi di 12-24 mesi in molti Stati Ue, i tempi italiani sono dunque di gran lunga fuori dai limiti fissati dalla direttiva Red III. Puntuali interventi normativi – ad esempio sul Testo unico sulle rinnovabili (D. Lgs. 190/2024), o incrementando il personale della Commissione tecnica Pnrr-Pniec cronicamente sotto organico – basterebbero ad alleviare il problema.

Luca Aterini

Luca Aterini, toscano, nasce settimino il 1 dicembre 1988. Non ha particolari talenti ma, come Einstein, si dichiara solo appassionatamente curioso: nel suo caso non è una battuta di spirito. Nell’infanzia non disegna, ma scarabocchia su fogli bianchi un’infinità di mappe del tesoro; fonda il Club della Natura, e prosegue il suo impegno studiando Scienze per la pace. Scrive da sempre e dal 2010 per greenreport, di cui è oggi caporedattore.