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Ancora guerra attorno a Zaporizhzhia, aumenta la pressione sulle centrali nucleari

Anche in altre zone del Paese, i siti nucleari sono diventati obiettivi militari: sono quasi quotidiani gli allarmi antiaerei e le segnalazioni di droni
 |  Nuove energie

Una persona è morta e altre 15 sono rimaste ferite nell’esplosione di un drone presso una fermata dell’autobus utilizzata dai lavoratori della centrale nucleare di Zaporizhzhia. L’incidente è avvenuto attorno alle 6 del mattino del 18 agosto e il direttore dell’impianto lo ha descritto come «il peggior evento che la centrale abbia affrontato».

A riferirlo è l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), citata dal Kyiv Independent. L’amministrazione insediata dalla Russia nella centrale, occupata dalle truppe di Mosca dal marzo 2022, ha comunicato all’Agenzia un bilancio di 16 feriti tra dipendenti e lavoratori delle imprese appaltatrici.

L’Aiea non ha indicato se il drone appartenesse alle forze russe o a quelle ucraine. «Invito i comandanti militari responsabili di queste azioni, così come coloro che prendono di mira le centrali nucleari o il loro personale, a porre immediatamente fine a queste azioni inaccettabili», dichiara il direttore generale Rafael Grossi.

L’incidente arriva dopo mesi di attività militare attorno al più grande impianto nucleare europeo, che figura anche tra i dieci maggiori al mondo. La squadra dell’Aiea presente sul posto continua a udire esplosioni e altri rumori legati ai combattimenti più volte al giorno, spesso a distanze apparentemente vicine alla centrale. Proseguono inoltre le segnalazioni di attività militari nella vicina Enerhodar, dove vive una parte consistente del personale, e di droni dentro e attorno al sito.

Il 4 giugno era stata sottoposta a un «pesante attacco» anche la centrale termoelettrica di Zaporizhzhia, il cui nodo di smistamento contribuisce a trasmettere elettricità all’impianto nucleare. Neppure in quel caso l’Aiea aveva attribuito la responsabilità: la Russia aveva accusato i droni ucraini, mentre le Forze di difesa meridionali di Kiev avevano respinto la ricostruzione, definendola un tentativo di influenzare l’Agenzia e sostenendo che la presenza delle truppe russe rappresentasse l’unica fonte di rischio per la sicurezza nucleare e radiologica della centrale.

La pressione militare investe anche gli altri siti nucleari ucraini, come riporta sempre la Aiea. La centrale dell’Ucraina meridionale segnala allarmi antiaerei quasi ogni giorno, e anche dalla centrale di Chernobyl arrivano segnalazioni pressoché quotidiane di allarmi antiaerei. In un contesto geopolitico sempre più fragile – anche su suolo europeo – le centrali atomiche si confermano dunque obiettivi militari tra i più sensibili, con rischi enormi in caso d’incidente nucleare; basti osservare come le stime economiche per quello che ha coinvolto la singola centrale giapponese di Fukushima, investita nel 2011 da un potente terremoto con relativo tsunami, arrivino fino a 500 miliardi di dollari.

Redazione Greenreport

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