
Sei proposte al centrosinistra per far avanzare la transizione energetica nei (e coi) territori

Il riscaldamento globale sta mostrando il suo volto più feroce: incendi, siccità e alluvioni, centinaia di migliaia di ettari di boschi bruciati, ondate di calore, tracollo delle produzioni agricole e problemi energetici. Le energie che usano acqua per il raffreddamento degli impianti (nucleare, carbone, gas), oltre all'idroelettrico, sono in difficoltà (mentre fotovoltaico ed eolico, invece, non consumano acqua e restano le uniche soluzioni siccità-resistenti).
Le previsioni scientifiche si stanno avverando più velocemente del previsto. Gli oceani, saturati di calore trattenuto dalla CO₂, stanno per restituircelo con un Niño record nel 2027. La situazione è già oggi, in tutto e per tutto, tragica: di global warming, si muore. La politica italiana, in tutto questo, non è palesemente all’altezza. Destra e governo Meloni: battute, negazione, minimizzazione, e regali alle aziende fossili, nessun piano concreto e credibile. Centro (Calenda et similia): silenzio o peggio (riapertura del carbone). Campo progressista (Pd, M5s, Avs, Italia viva, +Europa): poche idee forti e gigantesche contraddizioni nimby.
Come ci ha spiegato il buon Sigmund Freud, l'essere umano quando la realtà è troppo brutta si rifugia nella fantasia. E allora, mi sono messo a fantasticare di quello che io vorrei facesse la parte politica a cui ho sempre fatto riferimento, la sinistra. Vorrei che l'alleanza di centro-sinistra o campo largo, chiamatela come vi pare, facesse subito una conferenza stampa, un happening, un convegno, qualcosa in cui ponesse alcuni punti fermi, forti, condivisi, impegnativi per il futuro.
1. Il clima per la Ue non può essere una priorità seconda a niente
L’Europa ha stanziato 800 miliardi per il riarmo. È una follia che deve cambiare. Il clima deve essere messo almeno sullo stesso piano (personalmente alle armi non darei un sesterzio bucato, ma proverò ad essere realista). Anche un documento firmato da molti generali europei in pensione lo ha detto chiaramente: la sicurezza militare passa dalla sicurezza energetica e dalle rinnovabili (avremmo meno gas da comprare da Russia o Iran, e infrastrutture meno vulnerabili).
2. Vanno requisiti in toto gli extraprofitti delle compagnie fossili.
L'agricoltura collassa, le bollette vanno alle stelle, mentre Eni e le altre major petrolifere raddoppiano i guadagni speculando sulla crisi. Non si tratta di "punire" chi guadagna per abilità imprenditoriale, ma di requisire il 100% degli extra-profitti (differenza rispetto alla media dei profitti degli anni precedenti) dovuti ad una rendita di posizione senza merito imprenditoriale. Solo da Eni, si potrebbero ricavare 4-5 miliardi a fine anno. Con questi soldi si può isolare le case delle famiglie povere, combattere la povertà energetica, proteggere i più vulnerabili dal caldo e dal freddo.
3. Rinazionalizzazione di Eni
Le compagnie petrolifere continuano a cercare nuove riserve di gas e petrolio da estrarre, mentre il mondo brucia. Riportiamole sotto il controllo pubblico. Diamo ad Eni ripubblicizzata una missione chiara: abbandono progressivo e in tempi certi degli asset fossili; transizione energetica sociale, con sostegno allo sviluppo delle comunità energetiche sui territori; promozione di joint venture e trasferimento di know-how alle aziende pubbliche locali, per la realizzazione di grandi impianti rinnovabili di proprietà pubblica (eolico, agrivoltaico), al servizio dei territori; un grande programma di formazione scolastica, universitaria e tecnico-professionale alla transizione ecologica ed energetica
4. Dichiarazione di emergenza climatica da parte di Comuni e Regioni di centrosinistra
Chiedere a tutti i Comuni e le Regioni amministrate dal campo largo di: dichiarare l’emergenza ambientale e climatica, istituire task force e luoghi di consultazione con scienziati, ambientalisti e associazioni di categoria, per lavorare seriamente su città spugna, de-impermeabilizzazione, riforestazione urbana, gratuità del trasporto pubblico.
5. Raddoppiare i target regionali di rinnovabili
Gli obiettivi del Pniec italiano sono platealmente insufficienti a tener dietro agli accordi del 2015, figuriamoci alla presente accelerazione del global warming. Le Regioni di sinistra dovrebbero raddoppiare gli obiettivi, invece di contestare addirittura quelli attuali e fare vertenze deliranti contro il Governo per realizzare ancora meno impianti di quanti l'esecutivo di destra vorrebbe. I leader del centrosinistra dovrebbero parlare ai propri amministratori, con sincerità e chiarezza. Basta con i veti locali anti-eolico, anti-agrivoltaico e addirittura anti-batterie (come in Sardegna).
Le rinnovabili, anche e soprattutto i grandi impianti industriali, non sono “speculazione”: sono la soluzione. Basta con le interrogazioni dei parlamentari e dei consiglieri regionali per bloccare i progetti. Basta comunicati stampa grondanti malafede e ipocrisia “le rinnovabili sono importantissime, indispensabili, ma questa nel mio Comune è speculazione”. Basta sindaci che si mettono alla testa di minoranze vocianti, egoiste e disinformate. Basta governatori balbettanti, incapaci di scegliere, se non schierati sul versante opposto.
6. Lanciare green bond regionali e nazionali
Impegnarsi a lanciare green bond regionali (e nazionali, una volta al governo) per finanziare grazie alla partecipazione popolare: lo sviluppo pieno delle comunità energetiche, la lotta alla povertà energetica e l'ammodernamento del patrimonio edilizio pubblico e privato, la formazione di tecnici e lavoratori della transizione ecologica.
È finito il tempo in cui basta criticare la Meloni. Servono proposte concrete, dettagliate e coraggiose.




