
«Una truffa vile e stupida»: il premio Nobel Krugman demolisce la mossa di Trump per accaparrarsi il greggio del Venezuela

Titolo: «Il complotto per rubare il petrolio del Venezuela». Sottotitolo: «Una truffa al tempo stesso vile e profondamente stupida». Il premio Nobel Paul Krugman dedica la sua ultima analisi su Substack all’accordo siglato da Donald Trump con Caracas per assicurarsi il controllo di gran parte del petrolio venezuelano. L’economista critica duramente l’operazione svolta dalla Casa Bianca dall’arresto ed estromissione di Nicolás Maduro fino all’accordo per prelevare l'appropriazione del greggio del Venezuela: la storia e la teoria economica dimostrano che la ricchezza moderna si genera tramite l’innovazione e la produttività, non con la conquista militare di risorse naturali, fa notare. Ma ora siamo a un chiaro ritorno all’imperialismo predatorio del XIX secolo, aggiunge, senza che ciò porti alcun beneficio reale ai cittadini americani: le infrastrutture venezuelane sono degradate, il greggio è di difficile estrazione e il valore economico stimato è irrilevante rispetto alla ricchezza totale degli Usa. Inoltre, prevede il premio Nobel per l’Economia, l’accordo non abbasserà i prezzi della benzina e produrrà gravi perdite strategiche e reputazionali per gli Stati Uniti in tutta l’America Latina.
Scrive Krugman nell’articolo: «Gli Stati Uniti hanno una brutta reputazione in America Latina — una reputazione che, mi dispiace doverlo dire, è per lo più ben meritata. Il nostro governo ha una lunga storia di sostegno ai dittatori, di complicità nel rovesciamento di governi democratici e talvolta persino di invio dei Marines, spesso per conto di corporation americane determinate a saccheggiare le risorse naturali di altre nazioni». Tra l’altro, si tratta di strategie che non portano bene. «Il vecchio imperialismo di tipo estrattivo non paga. In realtà, non paga da ben più di un secolo. Nel mondo moderno le nazioni diventano ricche attraverso l'innovazione e la produttività, non con la conquista. Nel 1909, il libro di Norman Angell La grande illusione sosteneva che persino le guerre vittoriose costano molto più di quanto possano mai rendere in tributi, documentando la sua tesi con un'ampia evidenza storica già allora disponibile. La sua argomentazione ha oggi ancora più forza».
Krugman porta anche un esempio storico recente: il Portogallo è stato l’ultima nazione europea a mantenere un vasto impero d’oltremare e ancora nel 1973 Lisbona governava vasti territori africani — alcuni dei quali ricchi di risorse naturali — con una popolazione molte volte superiore a quella della madrepatria. Era anche la nazione più povera dell’Europa occidentale, con le sue risorse prosciugate dalle guerre infinite combattute nel tentativo di mantenere sottomesse le sue colonie. «Infine, nel 1974, i giovani ufficiali dell'esercito portoghese, stufi di combattere e morire, insorsero nella Rivoluzione dei Garofani e rovesciarono il governo fascista. Un Portogallo di nuovo democratico abbandonò rapidamente il suo impero, finendo per entrare nell’Unione europea — e, sebbene sia ancora più povero di alcuni dei suoi partner, è oggi molto più vicino di prima al tenore di vita di paesi come, ad esempio, la Francia. In breve, a questo punto solo qualcuno profondamente ignorante sia delle realtà delle economie moderne sia delle lezioni della storia può credere che ci siano grandi profitti nel sequestrare le risorse naturali di altre nazioni. In altre parole».
Ora Trump, dopo aver fatto rapire, arrestare ed estromettere Maduro, ha ottenuto un accordo che dovrebbe consentire alle compagnie petrolifere statunitensi di estrarre e vendere grandi quantità di petrolio venezuelano, ma solo a condizione che investano decine di miliardi di dollari nelle fatiscenti infrastrutture petrolifere del Venezuela. «Quindi l’avventura venezuelana non ha avuto nulla a che fare con la democrazia o la libertà. Sembra sicuro affermare che non ha avuto nulla a che fare neppure con la criminalità o il terrorismo, che erano le altre scuse offerte dall’amministrazione. Ciò che è accaduto in Venezuela è stato semplicemente un accaparramento di risorse in stile XIX secolo, una sorta di versione caraibica del Congo belga. In un solo colpo, Trump ha appena convalidato tutto ciò che la sinistra latinoamericana ha sempre detto sull’imperialismo statunitense. E ne pagheremo lo scotto, diplomaticamente e strategicamente, per i decenni a venire».
Secondo Krugman, tra l’altro, è altamente improbabile che questo accordo regga. «A detta di tutti, quasi ogni fazione della politica venezuelana, ad eccezione della cricca al potere al momento, odia l’accordo. Poiché ci vorranno anni, forse persino decenni, per realizzare i presunti benefici degli investimenti delle compagnie petrolifere in Venezuela, quante probabilità ci sono che chiunque governerà quel paese in futuro voglia rispettare le condizioni di Trump? Quali sono le probabilità che il Venezuela finisca per espropriare gli investimenti delle compagnie petrolifere statunitensi? O immaginiamo un futuro in cui l’esercito degli Stati Uniti mantenga un’occupazione permanente del Venezuela, usando la forza per puntellare un governo fantoccio odiato dai cittadini della nazione?».
Volendo invece fare uno sforzo di ottimismo e ipotizzare che l’accordo regga, Krugman fa notare che gli esperti del settore petrolifero sono estremamente scettici sul fatto che il Venezuela possa aumentare in modo significativo la propria produzione di greggio a breve, ammesso che riesca mai a farlo. « Ci vorrebbero anni per ricostruire le infrastrutture petrolifere anche se le corporation fossero disposte a investire i miliardi di dollari necessari. Vi sono anche problemi con la qualità del petrolio venezuelano. Sulla carta, il Venezuela sembra disporre di enormi riserve petrolifere. Ma gran parte di queste riserve sono ciò che io definisco una "fantasia nera e appiccicosa", creata dal predecessore di Maduro, Hugo Chávez, quando riclassificò come riserve "accertate" il petrolio del Bacino dell’Orinoco che sarà difficile, se non impossibile, da recuperare».
Ma supponiamo pure, per amore di discussione, che Trump riesca davvero a impossessarsi di 65 miliardi di barili di petrolio venezuelano. Sembra una cifra enorme. Lo è? Spiega il premio Nobel: il petrolio venezuelano viene attualmente venduto a circa 70 dollari al barile sui mercati mondiali; ma come ho detto, estrarre quel petrolio richiederà enormi investimenti in infrastrutture; né il petrolio venezuelano sgorga fuori spontaneamente quando si trivella un pozzo: come ha detto un esperto, "esce dal terreno con la consistenza del burro di arachidi freddo". Ed ecco il calcolo dell’economista: «Quindi il margine di guadagno sul petrolio venezuelano sarà al massimo una piccola frazione del suo prezzo di mercato. Sicuramente 20 dollari al barile sarebbe una stima molto generosa. Teniamo buona questa cifra, nel qual caso l'accordo di Trump potrebbe valere 20 $x65 miliardi di barili = 1,3 mila miliardi di dollari, una somma estratta nell’arco di molti anni. Quanto sarebbe rilevante una cifra simile per l’economia degli Stati Uniti? Poiché si tratterebbe di un processo pluriennale, sempre che avvenga, occorre paragonarlo con la ricchezza totale degli Stati Uniti, non con il PIL (che è solo il valore creato in un singolo anno). E la ricchezza totale degli Stati Uniti è di circa 167 mila miliardi di dollari».
Alla fine della fiera e facendo i debiti rapporti, scrive Krugman, la situazione è questa: «Anche facendo le ipotesi più favorevoli — e soprattutto l’ipotesi che ci si possa fidare del regime venezuelano, a differenza dell’amministrazione Trump, affinché rispetti le sue promesse — il valore di questo accordo per gli Stati Uniti è, in prima approssimazione... pari a zero. Oh, e che dire della pretesa di Trump secondo cui questo farà "ridurre sostanzialmente i prezzi della benzina per tutti gli americani"? Poiché qualsiasi aumento significativo della produzione venezuelana richiederebbe molto tempo, persino i prezzi del greggio non mostreranno alcun effetto da questo accordo per anni, nella migliore delle ipotesi. E in ogni caso i prezzi della benzina e del diesel — che sono ciò che le persone bruciano effettivamente — sono diventati sempre più scollegati dal prezzo del greggio». La conclusione, impietosa: «Quindi l’accordo di Trump sul Venezuela non farà nulla per gli americani comuni, mentre consoliderà la nostra reputazione di imperialismo rapace e miope».





