
Non solo rinnovabili, in Italia frena anche il mercato delle batterie: -58% nuove installazioni in un anno

Nei primi sei mesi del 2026, in Italia sono stati installati appena +3,4 GW di nuovi impianti rinnovabili, e continuando con questo ritmo a fine anno ce ne sarebbero dunque 6,8 GW, meno dei +7,2 GW registrati nel 2025 (a loro volta in calo del 3,9% rispetto al 2024). Purtroppo non va meglio sul fronte delle batterie, in base ai dati del sistema Gaudì di Terna, messi in fila dall’Osservatorio sistemi di accumulo dell’associazione confindustriale Anie Rinnovabili.
Il parco italiano degli accumuli continua ad aumentare, ma troppo lentamente: il flusso delle nuove installazioni sta mordendo il freno proprio mentre cresce il bisogno di flessibilità del sistema elettrico. Quando il sole si spegne, dovrebbero accendersi le batterie: gli accumuli consentono infatti di trasferire nel tempo l’elettricità prodotta dalle rinnovabili come fotovoltaico ed eolico, limitando gli sprechi quando la generazione supera la capacità di assorbimento della rete e restituendola nelle ore in cui serve maggiormente.

Al 30 giugno l’Italia disponeva, escludendo gli impianti di pompaggio, di 19,3 GWh di capacità e quasi 8 GW di potenza; nel secondo trimestre del 2026, però, la nuova capacità installata è crollata dell’82% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la potenza aggiunta è diminuita del 68%. Allargando l’analisi agli ultimi dodici mesi, la capacità delle nuove installazioni è diminuita del 58% e la potenza del 42%. Il rallentamento interessa l’intero Paese: nel confronto tra i primi semestri del 2025 e del 2026 tutte le regioni mostrano variazioni negative per entrambe le grandezze.
A pesare è soprattutto il segmento residenziale, solo perché per anni è stato purtroppo il principale motore del mercato. Il comparto domestico ha raggiunto l’undicesimo trimestre consecutivo di calo tendenziale e, tra aprile e giugno, la capacità installata è diminuita del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Risultato? Oggi in Italia risultano installati 941.911 sistemi di accumulo. Il residenziale concentra circa 9,5 GWh, quasi metà della capacità complessiva; il comparto commerciale e industriale supera 2,2 GWh, l’Utility scale si ferma a 0,2 GWh e il Large utility scale raggiunge 7,4 GWh. Le batterie agli ioni di litio rappresentano il 99,7% dei sistemi, il 98,9% della potenza e il 96,9% della capacità.
Nel primo semestre di quest’anno sono entrati in esercizio 60.030 sistemi, per 593 MW di potenza e 1.349 MWh di capacità. Circa 0,9 GWh sono accumuli distribuiti abbinati a impianti fotovoltaici, mentre altri 0,4 GWh derivano da sistemi stand-alone, ovvero centralizzati.
Il ritmo resta lontano da quello necessario per raggiungere gli obiettivi al 2030. Rispetto allo scenario Pniec Policy contenuto nel Documento di descrizione degli scenari 2024 di Terna e Snam, mancano circa 2 GWh per gli accumuli distribuiti e ben 50 GWh per quelli centralizzati.
«Nel 2025, secondo i dati Arera, è stato necessario limitare circa 0,8 TWh di generazione rinnovabile: energia prodotta a costi significativamente più competitivi rispetto ai prezzi registrati sulla borsa elettrica e che, se adeguatamente valorizzata attraverso i sistemi di accumulo, avrebbe potuto contribuire a ridurre la pressione sui prezzi dell’energia – spiega Raffaello Teani, presidente del Gruppo Sistemi di accumulo di Federazione Anie – Serve quindi una strategia energetica con un orizzonte di medio-lungo periodo, capace di coordinarsi anche con le politiche industriali europee, dall’Industrial Accelerator Act al Net Zero Industry Act, e di offrire alla filiera upstream le condizioni necessarie per programmare gli investimenti in capacità produttiva».
Un contributo rilevante dovrebbe arrivare dagli accumuli di grandi dimensioni. La prima asta del Meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio elettrico (Macse), che lo scorso ottobre ha ottenuto ottimi risultati, ha già assegnato circa 10 GWh da realizzare entro il 2027, mentre Arera ha disposto nuove procedure competitive tra Macse e Capacity market per ulteriori 16 GWh, con entrata in esercizio entro il 2029.
Anche ipotizzando che tutti questi volumi vengano realizzati, alla fine del decennio resterebbero però da installare altri 24 GWh. Il traguardo è inoltre mobile: entro la fine di settembre è atteso il nuovo Documento di descrizione degli scenari Terna-Snam, che potrebbe confermare gli attuali fabbisogni o rivederli al ribasso.
La ripartenza del mercato rimane legata a molte variabili ancora irrisolte: nel residenziale non è certo il mantenimento della detrazione fiscale al 50% e resta da definire l’eventuale proroga del decreto Cacer; nel segmento commerciale e industriale devono ancora emergere gli effetti dell’iperammortamento. Per gli impianti Utility scale pesano invece le incognite sui tempi delle prossime aste e sulla ripartizione dei volumi tra le diverse zone di mercato.
La seconda asta Macse è fissata per il 24 novembre. Che fare? Anie chiede di introdurre un tetto ai volumi assegnabili a un singolo operatore e un limite alla dimensione degli impianti, per ridurre il rischio di lock-in tecnologico; la data della nuova procedura del Capacity market, invece, non è stata ancora definita. L’incertezza normativa (e politica) ancora una volta paralizza la transizione energetica.





