Skip to main content

Accumulo energetico: la tecnologia chiave per ridurre sprechi ed emissioni

Ogni anno miliardi di kWh di energia rinnovabile vengono sprecati per mancanza di accumulo. I sistemi di storage come i BESS sono la chiave per un sistema energetico realmente sostenibile
 |  Pubbliredazionali

Con la crescita delle rinnovabili in tutto il mondo, una quota crescente di energia pulita viene prodotta ma non utilizzata. Il fenomeno, documentato dall'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) per diversi Paesi e regioni, si traduce ogni anno in miliardi di kWh di elettricità dissipata. Energia che avrebbe potuto evitare emissioni di CO2, ma che è stata semplicemente sprecata.

Questo paradosso racconta un aspetto importante, a volte sottovalutato, della transizione energetica: produrre energia pulita non è di per sé sempre sufficiente. Bisogna anche saperla usare al momento giusto.

L'energia rinnovabile sprecata

Il fenomeno del curtailment — la riduzione forzata della produzione rinnovabile quando la rete non riesce ad assorbirla — è in crescita in tutta Europa. In Italia, la situazione è particolarmente evidente nelle regioni meridionali, dove la concentrazione di impianti fotovoltaici e la potenza generata non vanno sempre di pari passo con una capacità di assorbimento della rete locale limitata.

Ogni kWh rinnovabile sprecato è un kWh che dovrà essere prodotto in un altro momento. Il risultato netto è che le emissioni non calano quanto dovrebbero, nonostante gli investimenti crescenti nelle rinnovabili.

Dal punto di vista ambientale, questo spreco ha un doppio costo: le emissioni evitabili e l'impatto delle infrastrutture rinnovabili installate ma non pienamente sfruttate. Pannelli solari e turbine eoliche richiedono materiali, energia e suolo per essere prodotti e installati. Se la loro produzione viene poi in parte dissipata, l'impatto ambientale per kWh effettivamente utilizzato aumenta.

Lo storage come leva di efficienza ambientale

La risposta più diretta a questo problema è l'accumulo energetico. I sistemi di storage catturano l'energia nei momenti di sovrapproduzione e la restituiscono quando serve, eliminando o riducendo drasticamente il curtailment.

L'effetto sull'ambiente è significativo e misurabile:

  • Riduzione diretta delle emissioni: ogni kWh immagazzinato e poi utilizzato al posto di uno prodotto da fonte fossile può evitare emissioni significative di CO2, in misura variabile a seconda del momento e del mix di generazione che viene sostituito.
  • Maggiore efficienza del parco rinnovabile: lo storage aumenta il fattore di utilizzo degli impianti esistenti, riducendo la necessità di nuove installazioni a parità di energia utile.
  • Riduzione della dipendenza da centrali di backup: meno necessità di tenere attive centrali a gas in funzione di riserva.

Le tecnologie di storage come i sistemi BESS (Battery Energy Storage Systems) sono tra le soluzioni più promettenti in questo ambito. Utilizzano batterie, prevalentemente agli ioni di litio, per immagazzinare energia su scala industriale con tempi di risposta estremamente rapidi.

Comunità energetiche e autoconsumo: il ruolo locale

L'impatto ambientale positivo dello storage non si limita alla grande scala. A livello locale, i sistemi di accumulo stanno diventando un elemento chiave per le comunità energetiche rinnovabili (CER).

Una comunità energetica con un impianto fotovoltaico condiviso e un sistema di accumulo può massimizzare l'autoconsumo locale, riducendo le perdite di rete e minimizzando la necessità di prelevare energia dal sistema nazionale. Questo si traduce in un beneficio ambientale concreto: meno energia trasportata su lunghe distanze significa meno perdite e meno necessità di infrastrutture aggiuntive.

In un contesto in cui l'Italia sta incentivando fortemente le CER, l'integrazione dello storage rappresenta il fattore che può trasformare queste iniziative da esperienze simboliche a modelli realmente efficaci.

Le criticità: l'impronta ambientale delle batterie

Parlare di storage e sostenibilità richiede comunque un’attenzione alle sfide legate alla produzione delle batterie.

L'estrazione di litio, cobalto e nichel ha impatti ambientali significativi: consumo idrico nelle regioni di estrazione del litio, problemi legati alle condizioni di lavoro nelle miniere di cobalto, e un'impronta carbonica non trascurabile nella fase di produzione.

Tuttavia, l'analisi del ciclo di vita (LCA) delle batterie racconta una storia più sfumata. Diversi studi LCA indicano che, lungo la vita utile di un sistema di accumulo grid-scale (15-20 anni), i benefici sistemici in termini di emissioni evitate possono compensare l'impronta carbonica iniziale di produzione, a seconda dell'uso e del mix elettrico in cui il sistema opera.

Inoltre, l'industria sta facendo passi avanti significativi:

  • Le batterie al litio-ferro-fosfato (LFP), prive di cobalto, stanno guadagnando quote di mercato.
  • Le tecnologie di riciclo delle batterie stanno maturando, con tassi di recupero dei materiali in costante crescita.
  • La ricerca su chimiche alternative (sodio-ione, stato solido) promette di ridurre ulteriormente la dipendenza da materiali critici.

Il bilancio ambientale: nettamente positivo

Se si guarda al quadro complessivo, il contributo dei sistemi di accumulo alla riduzione delle emissioni e alla sostenibilità del sistema energetico è nettamente positivo.

Uno scenario in cui il 100% dell'energia rinnovabile prodotta viene effettivamente utilizzata, grazie allo storage, è radicalmente diverso da uno in cui una quota significativa viene dissipata. La differenza si misura in milioni di tonnellate di CO2 evitate ogni anno.

La sfida per i prossimi anni non è solo installare più rinnovabili, ma assicurarsi che ogni kWh prodotto venga effettivamente utilizzato. E questo richiede storage: tanto, diffuso e ben integrato nel sistema.

Redazione Greenreport

Greenreport conta, oltre che su una propria redazione giornalistica formata sulle tematiche ambientali, anche su collaboratori specializzati nei singoli specifici settori (acqua, aria, rifiuti, energia, trasporti e mobilità parchi e aree protette, ecc….), nonché su una rete capillare di fornitori di notizie, ovvero di vere e proprie «antenne» sul territorio.