
Artemis porterà un astronauta italiano sulla luna, e i moduli abitativi saranno made in Italy

L’Italia rafforza il proprio ruolo nella nuova corsa alla Luna con un’intesa siglata oggi a Washington tra il ministro delle Imprese e del Made in Italy e autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali del Governo, Adolfo Urso, e l’amministratore della Nasa Jared Isaacman. Alla cerimonia di firma dello Statement of Intent sulla cooperazione per la superficie lunare era presente anche il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Teodoro Valente.

L’accordo prevede la collaborazione tra Italia e Stati Uniti su moduli abitativi, sistemi di comunicazione e attività scientifiche sulla superficie lunare, con l’obiettivo di costruire una presenza umana stabile e duratura sulla Luna. Il progetto si inserisce nel perimetro del programma Artemis e punta allo sviluppo di una base lunare a guida statunitense, con un contributo centrale dell’Italia come partner tecnologico.
Per il Governo si tratta di un riconoscimento del ruolo industriale e tecnologico del Paese nella nuova fase dell’esplorazione spaziale: «È un riconoscimento importante per l’Italia e per le nostre imprese, che saranno chiamate – ha evidenziato Urso – a realizzare i moduli abitativi destinati a consentire una presenza sicura e prolungata degli astronauti sulla Luna. La “casa” degli astronauti sarà “Made in Italy”, realizzata con tecnologie italiane e da imprese italiane».
Urso ha inoltre sottolineato la prospettiva di una presenza italiana nelle future missioni lunari: «Torneremo sulla Luna, e questa volta per restarci. Lo faremo grazie alla tecnologia italiana e con un astronauta italiano in una delle prossime missioni del programma Artemis. Le imprese dei nostri distretti aerospaziali, a partire da quello di Torino, hanno le capacità per consentire il successo di queste prossime missioni di lungo periodo».
Il programma Artemis è attualmente articolato in tre fasi principali. La prima, fino al 2028, prevede l’invio di rover e strumenti scientifici sulla Luna, in una fase di ricognizione robotica del sito di allunaggio. La seconda, dal 2029 al 2032, sarà dedicata alla realizzazione delle prime infrastrutture semi-abitabili che fungeranno da base per le missioni umane successive. La terza, dal 2032 in poi, punta invece al completamento delle strutture necessarie a rendere possibile una permanenza umana continua sulla Luna.
L’intesa rafforza una cooperazione storica tra Italia e Stati Uniti nel settore spaziale, avviata con il programma San Marco, che portò l’Italia a essere il terzo Paese a lanciare autonomamente un satellite. In questo quadro viene confermata anche la presenza di almeno un astronauta italiano nelle future missioni lunari del programma Artemis, opportunità che si aggiungeranno a quelle maturabili nell’ambito dei rapporti tra Nasa ed Esa.
«Una lunga cooperazione spaziale – chiosa Teodoro Valente, presidente dell’Agenzia spaziale italiana – oggi ancor più profonda tra Nasa e Asi, porterà a realizzare un campo base sulla Luna e un astronauta italiano a camminare sulla superficie lunare. Competenza e tecnologia italiana aprono tutte le porte dell’esplorazione dello spazio».





