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Ecco a cosa serve e come funziona il laboratorio fitosanitario della Regione Toscana

Dika: «È qui che si combattono battaglie silenziose contro gli organismi nocivi senza clamore, ma che veramente incidono sulla nostra vita quotidiana»
 |  Scienza e tecnologie

Un lavoro poco visibile, ma decisivo per la tenuta dell’agricoltura toscana e per la sicurezza delle filiere produttive. È quello svolto dal Servizio fitosanitario della Regione Toscana, articolato in sei sedi distribuite strategicamente sul territorio e composto da ispettori, agenti fitosanitari, addetti amministrativi e tecnici di laboratorio.

Per toccarne con mano l’attività, l’assessore regionale all’agricoltura Leonardo Marras e il sottosegretario alla presidenza della Regione Bernard Dika, accompagnati dal responsabile del servizio Andrea Lenuzza, hanno visitato il laboratorio fitosanitario di Pistoia, struttura di riferimento per il distretto florovivaistico locale e snodo centrale di un’attività che punta a prevenire e contrastare la diffusione degli organismi nocivi per le piante.

Il laboratorio pistoiese viene descritto come un presidio strategico per uno dei comparti più rilevanti dell’agricoltura regionale. «Questo laboratorio è un fiore all'occhiello del nostro sistema pubblico in Toscana – ha detto Marras – un presidio di sicurezza indispensabile, in riferimento a questa zona, per il settore florovivaistico pistoiese che rappresenta tanta parte dell’agricoltura toscana». Per l’assessore, «la salute delle piante è fondamentale in tutta la filiera produttiva fino alla commercializzazione» e la Regione rivendica così la capacità di offrire «un servizio pubblico di eccellenza a supporto di questo sistema economico».

Ma a cosa serve, in concreto, il laboratorio fitosanitario della Regione? Serve innanzitutto a verificare la presenza di organismi nocivi indicati dalle normative comunitarie, intervenendo sia nei punti di accesso delle merci sia sul territorio. Quando gli ispettori fitosanitari individuano una possibile criticità, il campione viene portato in laboratorio, dove si procede con l’estrazione degli acidi nucleici e con le analisi necessarie per accertare l’eventuale presenza di patogeni o altri organismi dannosi. È questo il passaggio che consente di fornire risposte rapide a spedizionieri e importatori, riducendo i tempi di attesa e rafforzando i controlli lungo la filiera.

Il funzionamento del sistema si regge anche su una presenza capillare nei principali punti di ingresso delle merci. Oltre a Pistoia, l’altro laboratorio fitosanitario regionale di maggiore rilevanza strategica si trova a Livorno, in prossimità del porto che rappresenta il primo punto d’ingresso frontaliero a livello nazionale per volume di merci soggette a controllo fitosanitario. L’altro accesso frontaliero è l’aeroporto di Pisa. È da qui che passa una parte rilevante del lavoro quotidiano del Servizio fitosanitario, chiamato a monitorare e controllare flussi continui di merci potenzialmente esposte a rischi biologici.

I numeri danno la misura dell’attività svolta: nei giorni di maggiore afflusso possono arrivare fino a 100 container da ispezionare singolarmente. Un lavoro tecnico, ripetitivo e altamente specialistico, che però ha ricadute immediate sulla protezione delle colture, sulla competitività delle imprese e sulla sicurezza complessiva del comparto agricolo regionale.

Dika ha sottolineato proprio questo aspetto, insistendo sul valore pubblico della struttura e sulle professionalità che la animano. «Un presidio prezioso con circa 40 professionisti che si avvale anche di tanti giovani, ricercatrici e ricercatori che svolgono un’attività di altissimo livello – ha detto – È qui che si combattono battaglie silenziose contro gli organismi nocivi senza clamore, ma che veramente incidono sulla nostra economia e anche sulla nostra vita quotidiana». Per il sottosegretario, il laboratorio di Pistoia rappresenta anche «l’esempio prefetto di come il sistema pubblico possa essere di immediato supporto al mondo produttivo», a partire da un distretto florovivaistico nevralgico per l’economia regionale.

Redazione Greenreport

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