
Bolgheri contro l’elettrodotto per l’eolico offshore? Proteggere il paesaggio significa difendere il clima

Tra pochi giorni sarà l’anniversario dell’incidente all’impianto nucleare di Three Mile Island, il primo a dimostrare la complessità e insicurezza insita nell' energia nucleare, che sia militare o civile. Nucleare che oggi viene riproposto in Italia. Sono anche i giorni del petrolio ben sopra ai 100$ al barile per l’ennesima guerra in Medio Oriente. E sono gli stessi giorni in cui a Bolgheri e Castagneto Carducci i produttori di vino, come il Sassicaia, venduto tra i 300 e i 3000 € la bottiglia, protestano per una nuova linea di alta tensione che passerà per Bolgheri, per allacciare un futuro parco eolico offshore (Atis) che verrebbe costruita lontano e non visibile dalla costa dell’alta Maremma. Un parco eolico con potenza simile a quella di una centrale nucleare.
Occorre capire che se il paesaggio vale davvero, si paga per proteggerlo. Le preoccupazioni per il paesaggio sono più che comprensibili: Bolgheri è uno dei paesaggi agricoli più iconici d’Italia, un territorio dove agricoltura, cultura e immagine internazionale si intrecciano. Ma la domanda che emerge da questa vicenda riguarda qualcosa di più grande: come vogliamo continuare a produrre l’energia, nel modo attuale?
Le alternative reali sono poche. Possiamo continuare a dipendere da petrolio e gas, accettando prezzi che possono tornare facilmente sopra i 100-120 dollari al barile e una forte dipendenza geopolitica. Possiamo puntare sul nucleare, che però richiede tempi lunghi, investimenti enormi e una materia prima – l’uranio – ancora più concentrata e limitata delle risorse fossili. Oppure possiamo accelerare su sole e vento, che sono risorse locali, diffuse e inesauribili. La decarbonizzazione, in pratica, passa soprattutto da lì.
Ogni sistema energetico modifica il territorio. I combustibili fossili lo fanno con miniere, oleodotti, porti petroliferi e centrali termoelettriche. Il nucleare lo fa con grandi impianti e filiere industriali complesse.
Le rinnovabili lo fanno con impianti e con le linee elettriche che portano l’energia dove serve.
Le nuove dorsali elettriche non esistono solo per collegare le rinnovabili: servono per rafforzare l’intero sistema elettrico, per alimentare città, industrie e mobilità elettrica. Quindi la questione non è se la rete elettrica debba crescere. La rete crescerà comunque.
La vera domanda è come farlo nei territori più sensibili. Nei casi iconici come Bolgheri, esiste una soluzione tecnica: interrare i tratti più sensibili delle linee ad alta tensione. È una soluzione più costosa rispetto ai tralicci aerei. Ma proprio per questo diventa una scelta consapevole di tutela del paesaggio.
Se un territorio considera il proprio paesaggio un valore economico e culturale straordinario, allora può decidere di accollarsi parte del costo per proteggerlo: il proponente energetico, come compensazione territoriale; le aziende e le attività economiche che beneficiano di quel paesaggio, come agricoltura di qualità e turismo; le imprese energivore; in piccola parte, gli utenti domestici che beneficiano della rete.
Non si tratterebbe di interrare tutte le linee elettriche, ma solo pochi chilometri nei paesaggi davvero iconici. C’è però un rischio molto più grande delle infrastrutture energetiche: il cambiamento climatico.
Siccità prolungate, alluvioni, dissesti idrogeologici e ondate di calore estremo con incendi devastanti che distruggono ecosistemi, flora e fauna e il paesaggio in modo drammatico e stanno già modificando il territorio e generando costi economici enormi per agricoltura e comunità locali.
Se non si riducono rapidamente le emissioni, questi fenomeni diventeranno sempre più intensi. Chi coltiva il Sassicaia è infatti sicuro che, col forte e accelerato cambiamento del clima, tra un secolo si potranno ancora coltivare viti e ulivi in Toscana? Tra ondate di calore, siccità, e incendi, alternate da alluvioni e frane, il rischio è che tra 100 anni i nostri pronipoti berranno solo Sassicaia invecchiato 100 anni. Il clima non aspetta, e difendere il paesaggio significa anche difendere il clima che lo rende possibile. Per questo la transizione energetica non può essere fermata. Può però essere progettata meglio, con soluzioni che riducano l’impatto nei territori più sensibili. Quando il paesaggio è davvero un valore prezioso, la scelta non è bloccare le infrastrutture: la scelta è pagare il costo per inserirle nel modo meno invasivo possibile.




