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Come difenderci dal caldo che uccide? Il caso Firenze e l’adattamento alla crisi climatica nelle città mediterranee

 |  Territorio e smart city

Le città mediterranee rappresentano uno dei principali hotspot climatici europei. L'aumento delle temperature medie, la maggiore frequenza delle ondate di calore e la crescente urbanizzazione stanno amplificando il fenomeno dell'Urban Heat Island (UHI), ossia l'incremento delle temperature nelle aree urbanizzate rispetto alle zone rurali circostanti.

Secondo il programma europeo Copernicus, nelle ore notturne la differenza di temperatura tra aree urbane e rurali può raggiungere valori fino a 10 °C, con effetti particolarmente pronunciati durante le ondate di calore. La permanenza di temperature elevate durante la notte rappresenta uno dei principali fattori di rischio sanitario poiché riduce la capacità fisiologica di recupero dell'organismo.

L'Europa è oggi il continente che si riscalda più rapidamente e le regioni mediterranee sono tra le più vulnerabili agli impatti delle temperature estreme. Le proiezioni climatiche indicano un aumento della frequenza, della durata e dell'intensità delle ondate di calore nel corso del XXI secolo, con effetti significativi sulla salute,

Oggi in Europa il freddo provoca ancora un numero di vittime superiore al caldo, con stime comprese tra 200.000 e 360.000 decessi annui contro circa 20.000-45.000 attribuibili alle alte temperature. Tuttavia, nelle regioni mediterranee il rischio associato al caldo cresce rapidamente e le grandi ondate di calore possono causare decine di migliaia di morti in una sola estate. Le proiezioni climatiche indicano che entro la fine del secolo il Mediterraneo europeo diventerà una delle aree più vulnerabili del continente, con un forte aumento della mortalità da caldo soprattutto nelle città densamente urbanizzate e caratterizzate da una popolazione anziana. Secondo le proiezioni pubblicate dal Lancet Public Health, con un riscaldamento globale di circa 3 °C entro fine secolo la mortalità da caldo in Europa potrebbe superare 128.000 decessi l'anno, concentrandosi soprattutto nei paesi mediterranei e nelle grandi aree urbane di Spagna, Italia e Grecia.

L'isola di calore urbana deriva dalla combinazione di diversi fattori: l’elevata impermeabilizzazione del suolo, la presenza di superfici asfaltate e cementificate ad alta capacità di accumulo termico, la riduzione della copertura vegetale, le emissioni antropiche di calore e la limitazione della ventilazione dovuta alla morfologia urbana.

Le ricerche più recenti mostrano che nelle città mediterranee il fenomeno è particolarmente intenso durante la notte. Uno studio decennale condotto a Murcia, in Spagna, ha evidenziato come le aree maggiormente impermeabilizzate presentino i livelli più elevati di ritenzione termica notturna, soprattutto nei mesi estivi.

Analogamente, uno studio realizzato a Salonicco ha dimostrato che le ondate di calore possono aumentare l'intensità dell'isola di calore urbana notturna di circa 0,7-1,0 °C rispetto alle condizioni ordinarie.

La letteratura scientifica identifica l'incremento della copertura vegetale come la misura più efficace per la mitigazione del calore urbano.

L'effetto combinato di ombreggiamento ed evapotraspirazione consente di ridurre significativamente le temperature dell'aria e delle superfici urbane. I modelli sviluppati su 100 città europee mostrano che l'espansione delle infrastrutture verdi rappresenta uno degli strumenti con il maggiore potenziale di raffrescamento urbano disponibile per le amministrazioni locali.

Nel 2025 ENEA ha identificato 25 Nature-Based Solutions applicabili ai contesti urbani italiani, tra cui micro-foreste urbane, piccoli parchi, rifugi climatici verdi e corridoi ecologici. Oltre alla riduzione delle temperature, tali interventi producono benefici aggiuntivi in termini di qualità dell'aria, biodiversità e salute pubblica.

La distribuzione delle aree verdi assume inoltre una rilevanza sociale. Studi recenti mostrano che i quartieri più vulnerabili dispongono spesso di una minore copertura vegetale, risultando maggiormente esposti agli effetti delle ondate di calore.

Nei tessuti urbani consolidati, dove lo spazio disponibile al suolo è limitato, le superfici edilizie rappresentano una risorsa strategica.

Tetti verdi e facciate vegetate consentono di ridurre la temperatura superficiale degli edifici, di migliorare l'isolamento termico, di diminuire il fabbisogno energetico estivo e, anche, di incrementare la capacità di gestione delle acque meteoriche. Il che lega in maniera evidente la politica di costruzione di “città spugna” con quella di difesa dalle “ondate di calore”.

La loro efficacia risulta particolarmente elevata nei quartieri ad alta densità edilizia, tipici delle città mediterranee.

Le superfici urbane caratterizzate da elevata presenza verde riflettono una quota maggiore della radiazione solare incidente e accumulano meno calore.

Le simulazioni condotte su città italiane mostrano che incrementi del verde urbano possono ridurre l'intensità dell'isola di calore superficiale fino a circa 1 °C. Lo stesso studio individua nell'indice di copertura vegetale e degli alberi due delle principali variabili in grado di influenzare le temperature urbane.

I cool roofs, o tetti freschi, risultano particolarmente interessanti dal punto di vista economico perché possono essere introdotti attraverso i normali programmi di manutenzione e riqualificazione edilizia.

Le infrastrutture blu comprendono fontane, sistemi di nebulizzazione, superfici permeabili, giardini della pioggia e interventi di rinaturalizzazione dei corsi d'acqua.

Il loro contributo deriva principalmente dai processi evaporativi che sottraggono energia all'ambiente circostante.

Nelle città mediterranee tali interventi possono essere integrati con strategie di risparmio idrico e riutilizzo delle acque, in considerazione della crescente scarsità della risorsa.

Le caratteristiche morfologiche della città influenzano in modo decisivo il microclima urbano.

Uno studio condotto nelle città iberiche evidenzia come la forma urbana, la densità edilizia e la presenza di vegetazione siano tra i principali fattori che determinano l'accumulo di calore notturno.

Analisi effettuate a Marrakech mostrano inoltre che differenti configurazioni urbanistiche possono produrre variazioni della temperatura media giornaliera fino a 5 °C, confermando l'importanza della progettazione urbana nella mitigazione climatica.

Per questo motivo la protezione dei corridoi di ventilazione e degli spazi aperti dovrebbe costituire un elemento strutturale dei piani urbanistici delle città mediterranee.

La mitigazione fisica del calore deve essere accompagnata da misure di adattamento sociale e sanitario.

Negli ultimi anni in Europa si sono registrate centinaia di migliaia di morti attribuibili alle alte temperature, molte delle quali considerate evitabili mediante adeguate politiche di adattamento.

Tra le misure più efficaci figurano i sistemi di allerta precoce, la mappatura delle popolazioni vulnerabili, le reti di rifugi climatici, l’assistenza agli anziani e ai soggetti fragili e il coordinamento tra servizi sanitari e protezione civile.

Firenze presenta caratteristiche che la rendono particolarmente interessante come caso di studio.

La città si sviluppa in un contesto vallivo che tende a limitare la dispersione del calore, possiede un centro storico ad elevata densità edilizia e registra una forte pressione turistica durante i mesi estivi. Allo stesso tempo, la presenza di un patrimonio storico e monumentale di eccezionale valore limita la possibilità di realizzare interventi invasivi.

In questo contesto, la strategia più efficace appare quella basata su interventi diffusi e integrati.

Le misure con il miglior rapporto tra efficacia e fattibilità risultano l’incremento delle alberature lungo i principali assi urbani, l’utilizzo di materiali ad alta riflettanza nelle riqualificazioni edilizie, la realizzazione di una rete capillare di rifugi climatici, la tutela dei corridoi di ventilazione provenienti dalle aree collinari, la valorizzazione del sistema dell'Arno come infrastruttura climatica urbana e l’aumento delle superfici permeabili e delle connessioni ecologiche.

Particolare attenzione dovrebbe essere dedicata al centro storico e ai quartieri maggiormente esposti al fenomeno dell'isola di calore, come Novoli, Rifredi, Campo di Marte e alcune porzioni dell'Isolotto, dove l'elevata impermeabilizzazione del suolo e la limitata copertura arborea accentuano il disagio termico.

Per Firenze, come per molte città storiche mediterranee, la sfida non consiste tanto nella realizzazione di grandi opere dedicate, quanto nell'integrare sistematicamente l'adattamento climatico nella pianificazione urbana, nella gestione dello spazio pubblico e nelle politiche sanitarie. La capacità di coniugare tutela del patrimonio e resilienza climatica potrebbe fare della città un modello europeo di adattamento per i centri storici del Mediterraneo.

Se si considera non soltanto la ricerca scientifica ma anche le politiche urbane effettivamente implementate, le città mediterranee che hanno investito di più e in modo più sistematico contro le isole di calore sono sostanzialmente cinque: Barcellona, Atene, Marsiglia, Valencia e Siviglia. Firenze sta iniziando a muoversi, ma non è ancora tra i casi leader europei in quanto il livello degli investimenti e la frammentazione degli interventi non consento di parlare ancora di una strategia urbana di lungo periodo.

Mauro Grassi

Mauro Grassi, economista, ha lavorato come ricercatore capo nell’Istituto di ricerca per la programmazione economica della Toscana (Irpet), ha lavorato a Roma come dirigente caposegreteria del Sottosegretario ai Trasporti Erasmo D’Angelis (Ministero delle Infrastrutture) e quindi come direttore di Italiasicura (Presidenza del Consiglio) con i Governi Renzi e Gentiloni. Attualmente è consulente e direttore della Fondazione earth and water agenda.