
La Corea del Sud travolta dal caldo record: Seul accelera su green economy e resilienza

SEUL – Durante l’estate in corso gran parte dell’Asia sta attraversando un’emergenza climatica storica. In particolare, in Sud Corea c’è un’ondata di calore senza precedenti che raggiunge temperature molto alte, causando problemi al sistema sanitario nazionale e sottoponendo la governance nazionale all’obbligo di compiere degli sforzi significativi e rafforzare la politica di adattamento climatico. L’ondata di calore ha già fatto registrare 21 vittime nei primi di agosto.[1] Dunque, è diventato priorità urgente proteggere le vite dal calore estremi.
L’emergenza climatica mette in evidenza la trasformazione generale in corso nella governance ambientale sudcoreana; in particolare, a Seul le autorità stanno intensificando le misure urbane di resilienza e integrando l’adattamento climatico nelle strategie di sviluppo sostenibile di lungo periodo. Nella zona di Yangsan, le temperature hanno raggiunto picchi molto alti toccando i 42,5 °C segnando un nuovo record nazionale.
Le condizioni estreme di calore sono risultati in valori per migliaia di persone, mettendo sotto pressione di ospedali e la crescente domanda di elettricità dovuta all’uso dell’aria condizionata su tutto il territorio nazionale. In risposta a questa situazione, il presidente Lee Jae Myung ha dichiarato situazione di disastro nazionale legato a questa ondata di calore, sottolineando che il governo riconosce che è il cambiamento climatico, non è più una distante percezione ma una vera e propria minaccia immediata alla sicurezza pubblica e alla stabilità economica.[2] Sono stati predisposti fondi di emergenza nazionale per rafforzare il coordinamento tra le autorità nazionali e locali, supportare le comunità più esposte all’attuale crisi climatica.
Secondo gli esperti, la dichiarazione di emergenza rappresenta un cambio importante nell’approccio della governance climatica in Sud Corea. Cioè a dire, piuttosto che considerare il cambiamento climatico solamente in chiave di riduzione delle emissioni e rispetto degli impegni internazionali assunti, i politici sudcoreani hanno inteso considerare l’adattamento climatico come una componente essenziale della resilienza nazionale.
Questa trasformazione è particolarmente evidente a Seul, dove l’amministrazione metropolitana ha accelerato l’adozione di una vasta gamma di misure di adattamento volte a ridurre gli effetti del caldo estremo. È stato ampliato il numero di rifugi pubblici climatizzati e ne è stato prolungato l’orario di apertura, mentre nei quartieri soggetti a temperature particolarmente elevate sono stati installati sistemi di nebulizzazione temporanei e percorsi pedonali ombreggiati. Parchi pubblici, biblioteche e centri comunitari sono stati adibiti a spazi di refrigerio, offrendo ai residenti un riparo durante le ore più calde della giornata.
Le autorità municipali hanno inoltre intensificato il supporto agli anziani, ai lavoratori all’aperto e alle fasce di popolazione socialmente vulnerabili. Le squadre di pronto intervento hanno potenziato i programmi di monitoraggio sanitario, distribuito acqua potabile e dispositivi di raffreddamento e ampliato le campagne di informazione pubblica per incoraggiare i cittadini a evitare le attività all’aperto durante i periodi di caldo estremo. Gli urbanisti sottolineano che molte di queste iniziative fanno parte della più ampia strategia di adattamento climatico di Seul, piuttosto che rappresentare risposte isolate all’emergenza.
Negli ultimi anni, la città ha investito in infrastrutture verdi, tra cui l’espansione delle aree verdi urbane, i giardini pensili e le superfici permeabili progettate per ridurre l’effetto isola di calore urbana. Si prevede che tali misure diventeranno sempre più importanti, dato che i modelli climatici prevedono ondate di calore più frequenti e intense nella penisola coreana.
L’attuale emergenza ha inoltre ribadito l’importanza della riforma istituzionale. Di recente, la Corea del Sud ha accorpato le competenze in materia di clima, energia e ambiente sotto l’egida del nuovo Ministero per il Clima, l’Energia e l’Ambiente[3]; tale iniziativa mira a migliorare il coordinamento delle politiche tra settori tradizionalmente gestiti da dicasteri distinti. Si prevede che il Ministero svolga un ruolo centrale nel bilanciare riduzione delle emissioni, sicurezza energetica, competitività industriale e resilienza climatica, mentre il Paese persegue i propri obiettivi di neutralità carbonica. Parallelamente agli interventi di adattamento legati all’emergenza, la Corea del Sud prosegue nell’attuazione della sua agenda di transizione verde a lungo termine.
Gli investimenti nelle energie rinnovabili, l’espansione del trasporto pubblico elettrico e a idrogeno, nonché il potenziamento del sistema coreano di scambio delle quote di emissione (ETS), rimangono pilastri fondamentali della politica climatica nazionale. Tali iniziative sono concepite non solo per ridurre le emissioni di gas serra, ma anche per rafforzare la resilienza del Paese di fronte a condizioni climatiche sempre più instabili.
Sta diventando sempre più evidente anche il legame tra tutela dell’ambiente e sviluppo regionale. All’inizio della settimana, il governo ha annunciato l’intenzione di riattivare la linea ferroviaria Gyeongwon, rimasta a lungo sospesa per motivi di carattere geopolitico; si tratta di un progetto di grande valenza politica, dato il suo legame storico con la Nord Corea com’era prima della divisione. Tuttavia, la proposta pone l’accento anche sullo sviluppo regionale sostenibile e sul turismo ecologico. Il progetto di ripristino della ferrovia prevede iniziative per promuovere un turismo rispettoso dell’ambiente nelle aree adiacenti alla Zona Demilitarizzata (DMZ), uno dei rifugi naturali più singolari al mondo, formatosi in modo del tutto involontario. Decenni di limitazioni all’accesso umano hanno permesso agli ecosistemi di prosperare, rendendo la regione di confine un’area di riconosciuta importanza ecologica a livello internazionale.
Secondo le autorità, un turismo gestito con attenzione potrebbe sostenere le economie locali, favorendo al contempo la conservazione della biodiversità e l’educazione ambientale. Ciò riflette una tendenza più ampia della politica ambientale sudcoreana, che vede lo sviluppo infrastrutturale sempre più connesso al ripristino ecologico e all’uso sostenibile del territorio, anziché essere considerato esclusivamente nell’ottica della crescita economica.[4]
L’integrazione degli obiettivi di conservazione nella pianificazione dei trasporti dimostra come le considerazioni ambientali stiano ormai permeando i diversi settori delle politiche pubbliche. La recente ondata di caldo comporta anche implicazioni più ampie per la governance climatica internazionale. La Corea del Sud si è impegnata a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 e ha rafforzato il proprio Contributo Determinato a Livello Nazionale (NDC) nell’ambito dell’Accordo di Parigi 2015.[5] Tuttavia, l’attuale crisi dimostra che la sola mitigazione è insufficiente.
Anche se le emissioni globali dovessero diminuire, i paesi devono prepararsi agli impatti climatici ormai inevitabili a causa delle emissioni di gas serra prodotte in passato.[6] Gli scienziati hanno ripetutamente avvertito che l’Asia orientale subirà ondate di caldo più frequenti, prolungate e intense man mano che le temperature globali continueranno a salire.[7]
Le città fortemente urbanizzate, come Seul, corrono rischi particolari poiché l’elevata densità edilizia, la scarsa vegetazione e le vaste superfici asfaltate amplificano le temperature estreme a causa dell'effetto “isola di calore urbana”.[8] Di conseguenza, le politiche di adattamento (per esempio, la riqualificazione del verde urbano, infrastrutture resilienti, misure di preparazione sanitaria e sistemi di allerta precoce) stanno diventando componenti indispensabili della governance ambientale.
La risposta della Corea del Sud riflette un crescente consenso a livello internazionale: le politiche climatiche non possono più limitarsi a prevenire il riscaldamento futuro, ma devono anche proteggere le società dalle conseguenze già in atto. La classificazione dell’ondata di calore come disastro nazionale, l’ampliamento delle misure di adattamento a Seul e l’integrazione di obiettivi ambientali nella pianificazione delle infrastrutture e del turismo dimostrano come la resilienza climatica stia diventando parte integrante delle politiche pubbliche.
Mentre temperature da record continuano a mettere a dura prova i governi di tutta l’Asia, l’esperienza della Corea del Sud offre un importante caso di studio su come bilanciare la risposta alle emergenze e la pianificazione ambientale a lungo termine. Attraverso città più verdi, una governance integrata o uno sviluppo regionale sostenibile, il Paese riconosce sempre più che, per proteggere sia le persone che gli ecosistemi, l’adattamento dovrà assumere nelle politiche climatiche un ruolo centrale quanto quello della decarbonizzazione.
[1] www.koreatimes.co.kr/southkorea/environment-animals/20260805/heat-related-death-toll-rises-to-21-amid-serious-heat-wave
[2] www.reuters.com/business/environment/south-koreas-lee-urges-authorities-step-up-support-heatwave-kills-16-2026-08-04/.com
[3] www.mcee.go.kr/eng/web/index.do?menuId=471
[4] https://moderndiplomacy.eu/2026/08/05/can-south-koreas-railway-revival-break-the-deadlock-with-north-korea/
[6] www.ipcc.ch/report/ar6/syr/
[7] www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/
[8] United Nations Environment Programme, Beating the Heat: A Sustainable Cooling Handbook for Cities (UNEP, 2021).





