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Traffico e salute, il ricorso dell’Italia contro l’Austria sul transito delle merci può creare un effetto domino nell’Ue

Domani la Corte di giustizia dell’Unione europea deciderà circa la regolamentazione del traffico al Passo del Brennero, da cui nel 2025 sono passati 2,4 milioni di autocarri. Cipra, insieme a decine di altre ong e associazioni, mette in guardia: «Se dovesse prevalere il principio secondo il quale la libera circolazione delle merci ha priorità rispetto alla salute delle persone e alla protezione dell’ambiente sarebbe un duro colpo per tutta l’Europa, non solo per le regioni lungo l’asse del Brennero»
 |  Trasporti e infrastrutture

Nel 2025, 2,4 milioni di autocarri hanno valicato il Passo del Brennero tra l’Austria e l’Italia, un numero mai registrato su nessun’altra autostrada transalpina. L’enorme volume di veicoli pesanti provoca frequenti ingorghi, inquinamento acustico e ambientale a scapito dei residenti. I lavori di risanamento dei viadotti, urgentemente necessari, aggravano ulteriormente la situazione. Con divieti di circolazione notturni e nei fine settimana, divieti settoriali e misure analoghe, il Land del Tirolo cerca di contenere il traffico di deviazione, dannoso per il clima e l’ambiente.

Nel 2024 l’Italia ha presentato ricorso contro queste misure dinanzi alla Corte di giustizia europea, sostenendo che limitano la libera circolazione delle merci. Domani, in Lussemburgo, la Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) discuterà questo ricorso presentato dall’Italia contro l’Austria in materia di transito. In tale occasione si dovrà decidere quale dei due aspetti abbia maggiore peso: la libera circolazione delle merci o la tutela delle persone e dell’ambiente

L’udienza, originariamente fissata per dicembre 2025, è attesa con grande interesse: la Corte di giustizia Ue dovrà decidere se le misure di regolamentazione del traffico in Tirolo violino il diritto alla libera circolazione delle merci e debbano quindi essere revocate. In una lettera aperta pubblicata all’inizio dell’anno e indirizzata al commissario europeo Apostolos Tzitzikostas e ai ministri dei trasporti dei paesi alpini, 67 organizzazioni, in primis la Cipra International (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi), hanno messo in guardia da un effetto domino qualora la sentenza fosse favorevole ai ricorrenti italiani: le misure di protezione per le persone e l’ambiente lungo altre rotte di transito alpine potrebbero in tal caso essere anch’esse abrogate o non essere più adottate in futuro. Il trasporto merci su strada avrebbe così la priorità, a scapito di modalità di trasporto più rispettose dell’ambiente come la ferrovia. Gli obiettivi della politica ambientale dell’Ue, ovvero preservare e proteggere l’ambiente e tutelare la salute umana, ne risulterebbero compromessi in modo duraturo. Le future misure di gestione del traffico volte a proteggere le persone e l’ambiente potrebbero fallire per un’applicazione incondizionata del principio della libera circolazione delle merci.

Indipendentemente dalla decisione della Cgue, attesa per la fine del 2026, è giunto il momento di ricostruire una politica dei trasporti transfrontaliera, afferma Uwe Roth, presidente della Cipra International: «Chiediamo ai ministri dei trasporti dei Paesi alpini di trovare insieme soluzioni sostenibili che tengano conto delle persone che vivono lungo le rotte di transito alpine, alleggeriscano l’impatto sull’ambiente e trasferiscano il trasporto merci dalla strada alla ferrovia». Spiega anche Francesco Pastorelli, che è il direttore Cipra Italia: «Se dovesse prevalere il principio secondo il quale la libera circolazione delle merci ha priorità rispetto alla salute delle persone e alla protezione dell’ambiente sarebbe un duro colpo per tutta l’Europa, non solo per le regioni lungo l’asse del Brennero». Riflessioni condivise anche al di là del confine italiano e che devono essere prese in seria considerazione a livello comunitario, perché come sottolinea Stephan Tischler, che è il presidente della Cipra Austria e ricercatore in scienze dei trasporti presso l’Università di Innsbruck, «il ricorso presentato dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea evidenzia ancora una volta quanto sia urgente trovare una soluzione europea coordinata per il traffico transalpino. L’esito della procedura di infrazione sarà determinante per definire in futuro una politica dei trasporti sostenibile, in linea con il Protocollo trasporti della Convenzione delle Alpi, sia in Austria che nell’intero spazio alpino». Aggiunge il vicepresidente di Cipra Francia Alain Boulogne: «La controversia tra Austria e Italia costituisce un precedente per la regolamentazione del traffico sui principali assi di transito alpini. Nelle Alpi occidentali, tra Italia e Francia, la maggior parte degli autocarri transita attraverso il tunnel del Fréjus. Con il raddoppio della sua capacità, questo tunnel stradale viola la Convenzione delle Alpi. Abbiamo bisogno di un approccio coordinato a livello alpino nella gestione del traffico».

Redazione Greenreport

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