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Vanificati i risultati della missione Aspides? Tornano i pirati somali nel golfo di Aden

Negli ultimi 15 giorni è stato condotto il maggior numero di dirottamenti di navi da carico registratosi a partire dal 2012, molti gli attacchi diretti alle petroliere
 |  Trasporti e infrastrutture

Una delle conseguenze dovute all’instabilità geopolitica dello Stretto di Hormuz la possiamo misurare dal significativo ritorno della pirateria somala nel Golfo di Aden che, a torto, abbiamo ritenuto essere stata debellata. Il dirottamento della petroliera Eureka battente bandiera togolese, avvenuto il 2 maggio scorso, è infatti avvenuta dopo l’abbordaggio da parte di uomini armati al largo delle coste yemenite, per esser poi costretta a fare rotta verso la Somalia. Durante le prime settimane di maggio 2026, inoltre, sono stati segnalati diversi tentativi di abbordaggi e attacchi diretti alle petroliere, confermando una notevole tendenza al rialzo dei fenomeni di pirateria nella regione.

Questo ritorno dei pirati, attivi in particolare tra le coste di Eyl (Puntland) e il Golfo di Aden, segue al blocco dello Stretto di Hormuz in atto già da due mesi. Richiamiamo l’attenzione sul fatto che negli ultimi 15 giorni, i pirati somali hanno condotto il maggior numero di dirottamenti di navi da carico registratosi a partire dal 2012. Altre navi risultano essere state sequestrate dai pirati il 21 aprile (una petroliera e un peschereccio d’altura), eventi tutti e accaduti a largo del Puntland, in Somalia; successivamente, il 23 aprile, poco più a sud, un altro mercantile è stato attaccato, riuscendo però a resistere all’assalto.

L’autorevole fonte del settore marittimo UKMTO – United Kingdom Maritime Trade Operations, che fornisce informazioni sulla sicurezza delle rotte commerciali alle compagnie di navigazione – ha deciso di innalzare il livello di allerta intorno alla costa somala, avvertendo tutte le navi in transito nell’area di “procedere con cautela”; la stessa avvertenza subito dopo è stata fatta da EUNAVFOR (Forza Navale dell’Unione Europea) che, come sappiamo, tra i suoi compiti ha anche quello di presidiare le acque meridionali del Mar Rosso.

Nella memoria collettiva resta indelebile il ricordo, risalente ai primi anni di questo secolo, di quando le acque di fronte le coste somale erano diventate il luogo più tristemente noto al mondo per la diffusa pirateria: solo una coalizione internazionale, composta da unità militari, riuscì a neutralizzarlo. Per dovere di cronaca, riportiamo dei dati diffusi dalla Banca Mondiale, che ha stimato le somme incassate dal 2005 al 2012 dai pirati somali ammontanti a una cifra compresa tra 339 e 413 milioni di dollari; numeri impressionanti e che dimostrano quanto abbia negativamente inciso la pirateria somala sull’economia dello shipping.

Oggi i pirati sembrano abbiano ritrovato nuove opportunità, scaturite dalla crisi mediorientale in corso. Si tratta di un grande passo indietro dopo gli sforzi internazionali messi in campo a partire dal 2023, grazie soprattutto ai grandi all’impegno del sistema congiunto di pattugliamento marittimo svolto dalle unità di Eunavfor e, in particolare quelli della missione “Aspides” finalizzata alla protezione del Mar Rosso meridionale. Le navi della nostra Marina che vi hanno preso parte e che meritano di essere ricordate sono state diverse: a titolo esemplificativo citiamo il cacciatorpediniere Caio Duilio e le fregate Virginio Fasan, Luigi Rizzo e Federico Martinengo, unità di ultima generazione, che hanno contribuito significativamente a garantire la libertà dei mari – nel pieno rispetto dei principi contenuti e stabiliti nell’UNCLOS – in aree assai cruciali per i traffici marittimi quali: il canale di Suez e lo Stretto di Bab el-Mandeb.

Adesso però diverse navi un tempo facente parte della missione “Aspides” e impiegate per contrastare gli attacchi Houthi dalle coste yemenite sono state ritirate dalla missione, ed impiegate per la possibile scorta delle unità mercantili che tentano di accedere nello Stretto di Hormuz.

Uno degli altri effetti negativi provocati dall’insensata guerra che, partendo dall’Iran, si è propagata come il fuoco su una macchia di benzina in tutta l’area del Golfo Persico e le cui conseguenze ancora nessuno è in grado di prevedere e quantificare fino in fondo.

Aurelio Caligiore, Ammiraglio Ispettore del Corpo della Guardia Costiera

Da oltre quarant’anni Ufficiale della Marina Militare del Corpo della Guardia Costiera, l’Ammiraglio Ispettore Aurelio Caligiore è da sempre impegnato in attività legate alla tutela dell’ambiente. Nell’ultimo decennio è stato Capo del Reparto ambientale marino delle Capitanerie di Porto (RAM) presso il ministero dell’Ambiente. Attualmente è Commissario presso la Commissione Pnrr-Pniec del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase).