
Auto elettriche, dal Governo via al bonus colonnine: ecco come partecipare

Una dotazione di 15 milioni di euro e poco più di quattro mesi per presentare le domande, ovviamente col rischio – come sempre – che le risorse disponibili si esauriscano ben prima della deadline. Dalle ore 12 di martedì 22 settembre si aprirà il nuovo sportello del ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit) per chiedere il Bonus colonnine domestiche, destinato alle persone fisiche residenti in Italia e ai condomìni che installano infrastrutture private per la ricarica dei veicoli elettrici.
Il contributo copre l’80% delle spese sostenute per acquistare e posare colonnine o wall box, fino a un massimo di 1.500 euro per ciascuna persona fisica richiedente. Il limite sale a 8mila euro per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali.
Per l’annualità 2026 sono ammesse le infrastrutture la cui installazione viene completata tra il 26 giugno e il 31 dicembre di quest’anno. Le domande potranno essere presentate fino alle ore 12 del 31 gennaio 2027 attraverso la piattaforma informatica di Invitalia, che gestisce la misura per conto del Mimit. L’indirizzo della piattaforma sarà comunicato prima dell’apertura dello sportello.
L’accesso avverrà tramite Sistema pubblico di identità digitale (Spid), Carta d’identità elettronica (Cie) o Carta nazionale dei servizi (Cns). Una volta effettuata l’autenticazione, gli interessati potranno compilare il modulo elettronico seguendo la procedura guidata.
L’apertura dello sportello segue la pubblicazione del decreto direttoriale che definisce regole e procedure del bonus. La misura rientra nel programma pluriennale per il settore automotive approvato col decreto del presidente del Consiglio dei ministri dello scorso giugno, che mette a disposizione complessivamente 68 milioni di euro fino al 2030.
«Oggi facciamo un altro passo in avanti nell’attuazione del programma che stiamo realizzando per accompagnare la transizione industriale ed ecologica del settore – dichiara il ministro Adolfo Urso – Con questa misura sosteniamo i consumatori e, allo stesso tempo, la filiera italiana. Il 54% delle infrastrutture di ricarica di nuova generazione installate in Italia, infatti, viene prodotto nel nostro Paese. Ogni euro investito nella rete di ricarica sostiene quindi anche la manifattura italiana, l’occupazione e le nostre filiere tecnologiche».
I 15 milioni disponibili nel 2026 rappresentano solo la prima quota del programma: altrettanti saranno stanziati per ciascun anno dal 2027 al 2029, mentre per il 2030 resteranno 8 milioni. Nelle tre annualità intermedie saranno ammesse le infrastrutture installate tra il 1° gennaio e il 31 dicembre del rispettivo anno; nel 2030 il periodo utile si fermerà invece al 31 marzo.
In assenza di una politica industriale degna di questo nome, il Governo continua così a sostenere la transizione alla mobilità elettrica attraverso bonus a singhiozzo. Finora i risultati sono stati magri. In base ai dati messi in fila sulle immatricolazioni d’agosto dalle associazioni di settore Unem e Motus-E, la quota delle full electric si è attestata nel mese al 6,3%, in aumento rispetto al 4,8% dell’agosto 2025, ma in discesa rispetto ai picchi dello scorso giugno (10,1%).
Facendo un confronto con quel che avviene nel resto d’Europa, c’è poco da gioire. Gli ultimi dati confrontabili, riferiti a luglio 2026, mostrano che la quota di mercato delle auto elettriche ha raggiunto il 35% in Francia, il 29,4% in Germania, il 10,8% in Spagna e il 27,6% nel Regno Unito. Nello stesso mese, in Italia la market share si era attestata appena al 6,1%.
Apparentemente, le cose vanno meglio sul fronte delle colonnine. Lungo lo Stivale si contano 78mila punti di ricarica, e quelli pubblici hanno superato di gran lunga l’obiettivo europeo relativo alla capacità di ricarica rispetto al numero di auto elettriche in circolazione, raggiungendo un livello di conformità pari al 240%. Com’è possibile? Perché le auto elettriche in circolazione, appunto, sono ancora molto poche. E dunque si scarica la palla sul privato cittadino, a colpi di bonus. Finché dura.





