Estrazione mineraria sottomarina: un disastro ambientale globale che può essere evitato

Il Wwf delinea i potenziali impatti sugli ecosistemi e sulla biodiversità: il guadagno è molto minore delle perdite

[12 Febbraio 2021]

Il rapporto  “An investigation in too deep seabed mining and minerals What We Know and Don’t Know About Seabed Mining”, pubblicato dal Wwf International,  sottolinea che «Ci sono molte incognite e molte cose da fare nella scienza oceanica, nella politica e nelle innovazioni industriali, prima di consentire che abbia luogo qualsiasi attività mineraria sui fondali marini».

Secondo il rapporto, «I piani dell’industria per estrarre dai fondali marini profondi metalli e minerali come cobalto, litio e nichel, avrebbero un impatto distruttivo sugli ecosistemi delle acque profonde e sulla biodiversità,  influenzando potenzialmente la pesca, la vita e la sicurezza alimentare e compromettendo i cicli del carbonio e dei nutrienti dell’oceano».

Presentando il rapporto, Jessica Battle, leader della No-Mining Seabed Initiative del Wwf,  ha sottolineato che «L’industria vuole che pensiamo che l’estrazione in acque profonde sia necessaria per soddisfare la domanda di minerali che vengono utilizzati nelle batterie dei veicoli elettrici e nei dispositivi elettronici che abbiamo in tasca. Ma non è così. Per decarbonizzarlo non dobbiamo distruggere l’oceano. Invece, dovremmo indirizzare il nostro approccio verso l’innovazione e la ricerca di prodotti e processi che richiedono meno risorse. Chiediamo agli investitori di cercare soluzioni innovative e creare una vera economia circolare che riduca la necessità di estrarre risorse limitate dalla Terra».

Il rapporto delinea i principali rischi ambientali e sociali dell’estrazione dei fondali marini e smentisce le affermazioni dell’industria mineraria sulla necessità di estrarre minerali dalle profondità marine e sulla sua capacità di mitigare i danni e fa notare che «A causa della lentezza dei processi nelle acque profonde, è improbabile che gli habitat distrutti si riprendano su scale temporali umane».

Inoltre, il rapporto spiega che  «Gli ecosistemi marini sono collegati e molte specie sono migratrici. Pertanto, l’estrazione dal fondale marino non può avvenire in isolamento e le perturbazioni possono facilmente oltrepassare i confini giurisdizionali. Gli effetti negativi sulla pesca globale minaccerebbero la principale fonte di proteine ​​per  circa 1 miliardo di persone e il sostentamento di circa 200 milioni di persone, molte delle quali in comunità costiere povere».

Poi c’è il problema della sostenibilità economica/ambientale:  il Wwf fa notare che «Il valore potenziale dell’estrazione mineraria dai fondali marini è stato stimato tra 2 e 20 miliardi di dollari, una frazione dell’economia oceanica sostenibile, che è molto più preziosa e genera annualmente1 tra 1,5 e 2, 4 trilioni di dollari (questa è un stima prudente), a vantaggio di molti Stati e comunità costieri».

Per questo il Panda internazionale, così come molte altre associazioni ambientaliste, organizzazioni, leader politici e scienziati, chiede  «Una moratoria globale sull’estrazione dal fondale marino, a meno che e fino a quando i rischi ambientali, sociali ed economici non saranno compresi in modo completo; tutte le alternative per aggiungere più minerali all’economia delle risorse si siano esaurite; e quando si sia chiaramente dimostrato che l’estrazione dal fondale marino può essere gestita in modo da garantire una protezione efficace dell’ambiente marino e prevenire la perdita di biodiversità».

Catarina Grilo, Catarina Grilo, direttrice conservazione e politiche dell’Associacao Natureza Portugal (ANP/Wwf) ha concluso: «Prima di estrarre minerali e distruggere il nostro fondale marino, cosa che degraderà la salute degli oceani influenzando le specie, interromperà aree importanti per la biodiversità e altererà il funzionamento degli ecosistemi, dobbiamo prendere in considerazione il riciclo  dei materiali esistenti ed essere più intelligenti con la nostra produzione e consumo. Sostenere l’estrazione mineraria in acque profonde come industria,  andrebbe contro l’obiettivo di una transizione verso un’economia circolare e gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Il Wwf promuove un passaggio trasformativo a un’economia “blu” sostenibile, fornendo benefici sociali ed economici per le generazioni attuali e future; ripristinando, proteggendo e mantenendo la diversità, la produttività e la resilienza degli ecosistemi marini; basandosi su tecnologie pulite, energie rinnovabili e flussi circolari di materiali».