
Regione Toscana e cartiere a confronto in Lucart, per risolvere la gestione dei rifiuti post-riciclo

Il distretto cartario toscano – tra i maggiori d’Europa – ha fatto quadrato stamani nello stabilimento Lucart in occasione di una visita istituzionale della Regione Toscana, che ha portato a Borgo a Mozzano l’assessore all’Ambiente David Barontini, accompagnato dal capo segreteria Claudio Loconsole e dal sottosegretario alla presidenza della Regione Bernard Dika. Al cuore del confronto c’è stata una necessità di lunga data: quella di trovare soluzioni strutturali alla gestione finale dei rifiuti derivanti dai processi di riciclo.
«Il sistema cartario italiano e il distretto lucchese rappresentano un’eccellenza europea per livelli di riciclo, utilizzo di materie prime rinnovabili e capacità industriale – ha spiegato l’ad Lucart, Francesco Pasquini – Per preservare e rafforzare questo sistema è però necessario individuare soluzioni strutturali per la gestione finale del rifiuto e garantire un quadro stabile e chiaro, evitando che l’assenza di risposte adeguate possa mettere in difficoltà un modello industriale che oggi rappresenta un punto di riferimento a livello europeo».
Le cartiere sono di per sé impianti di riciclo – in Italia le carte da riciclare utilizzate rappresentano circa il 70% della materia prima fibrosa, mentre nell’imballaggio il tasso di riciclo è già oltre l’85% – ma da ogni processo industriale esitano nuovi scarti da gestire, e quello cartario non fa eccezione (Lucart ad esempio genera 0,242 ton di rifiuti per tonnellata di carta prodotta). Questi scarti sono costituiti principalmente da pulper e fanghi di cartiera, direttamente derivanti dal processo di produzione della carta e dal trattamento dei reflui; dai fanghi di cartiera si potrebbe ottenere energia rinnovabile tramite biodigestori anaerobici, mentre per il pulper – in attesa di futuribili impianti di riciclo chimico o ossidazione termica – restano i termovalorizzatori, che incontrano però costanti resistenze Nimby e Nimto. Senza impianti di recupero energetico disponibilità in prossimità delle cartiere, però, la diretta e insostenibile conseguenza è dirigere i "rifiuti da rifiuti" verso le discariche o peggio in impianti esteri.
Nel suo intervento in Lucart dello scorso dicembre, il ministro al Pnrr Tommaso Foti ha ammesso l’utilità di nuovi termovalorizzatori pur senza indicare soluzioni su come superare le sindromi Nimby e Nimto che ne bloccano la realizzazione; del resto anche in Toscana quest’opzione sembra esclusa data la contrarietà dei territori a nuovi termovalorizzatori (la cui realizzazione non è contemplata nel Piano regionale per l’economia circolare in fase di dispiegamento), ma il problema resta. Un doppio paradosso, perché dal recupero energetico degli scarti del riciclo potrebbe arrivare anche una parziale risposta al persistente divario nel costo dell’energia rispetto ad altri Paesi europei rappresenta un fattore che incide sulla competitività internazionale del distretto.
«La visita a Lucart e il confronto con l’azienda, Assocarta e Confindustria Toscana Nord hanno confermato – ha dichiarato nel merito Barontini – quanto il comparto cartario toscano sia già protagonista di percorsi concreti di economia circolare. Come Regione vogliamo continuare a mantenere aperto un dialogo costruttivo con le imprese, valorizzando le buone pratiche e accompagnando un percorso di sostenibilità che rappresenta un elemento strategico per il territorio».
Sotto questo profilo, la richiesta del distretto cartario è stata quella di riattivare i tavoli tecnici regionali dedicati, per avviare una fase di confronto finalizzato allo sviluppo dell’economia circolare nelle filiere distrettuali e che possa favorire la definizione di regole adeguate alle reali necessità delle imprese del riciclo.





