
Anbi: in Maremma dighe mobili per garantire acqua alle coltivazioni e sicurezza idraulica

Dighe mobili per trasformare i canali di bonifica in una vera e propria rete d'accumulo d'acqua. È questo il progetto che prende corpo in Maremma con l’obiettivo di rendere più forte l'agricoltura nella battaglia contro la scarsità idrica. L’operazione strategica prevede un costo di 1.600.000 euro e la realizzazione della più grande diga mobile in gomma flessibile.
Il Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud ha ottenuto il via libera definitivo per il completamento del sistema di sbarramenti mobili nella Piana di Alberese, grazie a risorse stanziate dalla Regione Toscana. La terza e più imponente infrastruttura ora finanziata rappresenta il miglioramento funzionale di un sistema nato con i primi due sbarramenti sui canali Padulino e Barbicato: sarà realizzata la più grande diga mobile in gomma flessibile, in corrispondenza del canale Essiccatore Principale di Alberese. Si tratta di uno sbarramento alto 3,30 metri, progettato per innalzare i livelli del canale fino a quote in grado di consentire la formazione di un lineare invaso artificiale, capace di aumentare la capacità di stoccaggio nel comprensorio irriguo di circa 139.000 metri cubi costantemente alimentati, prelevando acqua dal fiume Ombrone nel periodo tra aprile e settembre, senza aumentare il rischio idraulico durante le piene. Questi volumi si integreranno con quelli delle due precedenti dighe mobili, che contribuiscono rispettivamente con riserve da circa 10.000 e 17.000 metri cubi.
Complessivamente sarà servita un'area di oltre 1.100 ettari, garantendo acqua ad un centinaio di aziende agricole, che attualmente guardano con preoccupazione all'incedere della stagione estiva. «Il nostro cronoprogramma è serrato - illustra Roberto Tasselli, direttore della nuova Area Irrigazione e Contratti dell'ente consortile - Per la stagione irrigua 2026 prevediamo l'erogazione del servizio in via sperimentale alle prime 50 aziende del comparto Nord per poi entrare a pieno regime nel 2027, coinvolgendo l'intero comprensorio. Ma le progettualità di "Cb6" non si fermano qui».
Annuncia Francesco Vincenzi, presidente dell'Associazione nazionale dei consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi): «Lo scorso gennaio è stato infatti candidato, per il Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza nel Settore Idrico, un ulteriore ampliamento irriguo, che prevede una stazione di pompaggio e 7 chilometri di nuove condotte per portare l'acqua in altri 120 ettari della Piana. Questo ed altre decine di progetti ricompresi nel Pniissi saranno oggetto di una specifica iniziativa, che terremo il prossimo 14 aprile a Roma, nella nuova Aula dei gruppi parlamentari».
Sottolinea Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, che «dietro a questa spinta infrastrutturale non c'è solo ingegneria, ma una precisa scelta strategica, comune all'intero sistema dei Consorzi di bonifica e irrigazione»: «In attesa dei primi finanziamenti al Piano invasi multifunzionali stiamo infatti studiando ovunque soluzioni per aumentare la resilienza del sistema idraulico attraverso la realizzazione di infrastrutture integrative strategiche e la loro integrazione con nuove tecnologie digitali per aiutare gli agricoltori ad ottimizzare i prelievi d'acqua in base al reale fabbisogno delle colture». «Il mantenimento di adeguati livelli idrici nei canali non serve solo ai campi, ma sostiene i naturali processi di ricarica delle falde e contrasta attivamente l'intrusione del cuneo salino - conclude Federico Vanni, presidente del Consorzio di bonifica 6 Toscana Sud - La strada dell'irrigazione collettiva è l'unica possibile per garantire le attività rurali e salvaguardare l'ambiente, che le ospita; per ciò abbiamo condiviso questo percorso con il Parco della Maremma, perché siamo convinti che un'agricoltura forte sia il miglior presidio per la natura».





